Gallina vecchia faceva buon brodo
Se in Italia arriva la conferma – con l’ultimo bollettino Istat – che la crescita dell’occupazione riguarda in verità solo gli Over 50, in Spagna si verifica un fenomeno parallelo, ma inverso. È cioè proprio nelle fasce di popolazione sopra i 55 anni, quelle nell’ultima parte della vita lavorativa, che si concentrano più disoccupati. Una circostanza mai riscontrata in precedenza, perché di norma sono proprio i più giovani a riscontrare difficoltà nell’accesso al mondo del lavoro.
Il tasso di disoccupazione di chi ha superato i 55 supera dello 0,4% la quota di chi ha tra i 25 e i 54 anni, ha fatto sapere il giornale Publico, riportando uno studio della Fundación BBVA y el Instituto Valenciano de Investigaciones Económicas (Ivie). Una differenza che pesa sul versante dei più anziani e che ha iniziato a invertirsi dopo il 2023. L’incidenza complessiva della disoccupazione è in Spagna del 9,8%, una percentuale superiore alla media europea e anche all’Italia, ferma al 5,7%.
La differenza nella storia di ognuno
Il peggioramento nell’occupazione delle porzioni più adulte della popolazione non è però uguale per tutti. A fare la differenza sono i propri trascorsi professionali, in particolare la capacità di mantenersi attivi durante tutto l’arco della vita lavorativa senza mai passare per l’inattività. O ancora dover cercare un lavoro più in là dei 55 anni.
C’è da osservare un altro dato. La Spagna ha messo a punto di recente una Riforma del lavoro che punta tutto sulla stabilità degli impieghi. E ha quindi incentivato i contratti a tempo indeterminato, che sono infatti cresciuti in poco tempo (i contratti temporanei sono scesi dal 25 al 15%). Per molto tempo invece la precarietà lavorativa, i contratti in scadenza, hanno rappresentato il modello principale, un po’ come in Italia. Non a caso chi ha superato i 55 anni tende a essere inquadrato nel sistema precedente, il che inevitabilmente incide sulle possibilità di ingresso nel mercato occupazionale.
Sono favoriti i più giovani
Le coorti più giovani tendono infatti ad accedere a posizioni lavorative che offrono condizioni migliori. Lo studio ha segnalato proprio come si rendano necessari al rispetto provvedimenti governativi finalizzati a migliorare l’impiego e la formazione delle persone più avanti con gli anni. Considerando anche il contesto attuale, caratterizzato da invecchiamento demografico, aumento della spesa per le pensioni e crescente domanda di capitale umano.
La ricetta è quella di superare gli stereotipi legati all’età. E convincere le imprese a investire di più nella formazione dei senior. Anche perché non si può dimenticare un fatto ormai incontrovertibile: i giovani saranno sempre di meno a causa del calo delle nascite, e in Spagna il dato è peggiore che in Italia con un tasso di fecondità all’1,1%. E la necessità di coprire i posti vacanti si farà sempre più stringente.
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