Lavoro senza persone
Quanto può resistere una società con una grande quota di inattivi, cioè persone che non sono in nessun percorso di formazione né in cerca di lavoro? La domanda è lecita, specie alla luce dei nuovi dati pubblicati dal Bureau of Labor Statistics Usa, su cui ha riflettuto un recente articolo del New York Times. E dai quali, adesso che le stime sono di nuovo ‘realistiche’ – perché non più bloccate per via degli scioperi dell’autunno 2025 – si evince un peculiare parallelismo con l’Italia.
Si parte da una certezza. Il mercato del lavoro Usa è senza dubbio solido nel suo complesso: l’occupazione tra i 24-65enni viaggia a un tasso pari all’80,7% (che fa impallidire il nostro 62%). I segnali di debolezza però non mancano, evidenti in primis nella scarsità di nuove offerte di lavoro. E poi – in caso di disoccupazione – si fa più fatica a trovare un nuovo posto. Più o meno come accade in Italia, dove è vero che l’occupazione non è mai stata così alta, ma allo stesso tempo cresce la quota di inattivi. Appunto persone che restano ai margini del mercato.
Chi esce dal mercato del lavoro fatica a rientrare
Negli Usa a dicembre 2025 la quota di disoccupati di lungo termine, cioè senza lavoro da 27 settimane o più, è salita al 26%, un record dall’inizio del 2022 (quando si era ancora in pandemia). Si tratta di quasi 400mila disoccupati in più rispetto al 2024. Anche la durata media della disoccupazione è salita a dicembre 2025 a 11,4 settimane, contro le 9,8 del mese precedente. E infatti, nonostante la quota di senza lavoro Usa sia solo al 4,4%, la crescita degli occupati registrata nel 2025 è stata la più debole dai tempi della recessione 2020.
A soffrire di più della difficoltà a trovare un impiego – sempre negli Usa – sono i neolaureati e più in generale le persone in cerca di lavoro, non chi semplicemente decide di cambiarlo. Qualcosa che risuona molto vicino a noi rispetto alle dinamiche italiane. Anche nel nostro Paese il tasso di disoccupazione è relativamente basso, segnando il record minimo del 5,7%. Ma tutto sta nel modo di calcolare la disoccupazione. Basta rinunciare a cercare lavoro e automaticamente si esce dalla categoria dei disoccupati. Ecco allora spiegato l’arcano: mentre calano i disoccupati, crescono in Italia gli inattivi. Precisamente di 70mila unità tra i 15 e i 64 anni, portando il tasso di inattività al 33,5%. In Italia insomma sembra che, un po’ come in Nord America, una volta usciti dal mercato del lavoro, si faccia molta fatica a rientrarvi. E questo non è un segnale di forza del mercato.
Con meno persone la produttività Usa cresce
Una conferma arriva da un altro dato. Negli Usa, ha notato Guy Berger, Direttore al Burning Glass Institute, il tasso di assunzioni è più meno allo stesso livello del biennio 2010-11, quando la disoccupazione era doppia rispetto a oggi, cioè al 9%. Eppure il Prodotto interno lordo non sembra risentirne tanto che – sempre stando ai dati – il Pil Usa risulta in crescita del 4,3% nel terzo trimestre 2025. E anche la produttività Usa è salita, al 4,9%.
Da noi, purtroppo, non sembra funzionare così il meccanismo. In Italia il Pil sta salendo appena dello 0,5%. E la nostra Cenerentola, la produttività, addirittura risulta in calo – nel 2024 – dell’1,9%.
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