L’AI ci accorcia la settimana
Ancora poco tempo, qualche anno o forse decennio, e in ufficio non sarà necessario stazionare più di quattro giorni al massimo. La settimana corta insomma è destinata a prendere piede. Ma non significa che lo Smart working aumenterà. Perché con il lavoro da remoto il futuro ha poco a che vedere. La questione ruota invece attorno a un altro punto, e cioè quanto l’Intelligenza artificiale (AI) sarà in grado di sottrarre ai lavoratori in carne ossa flussi di attività da svolgere. Per lo più ripetitivi e meccanici: perché è in questo tipo di mansioni che l’AI si sostituirà ai dipendenti umani.
In alcune compagnie si è già in una fase avviata di sperimentazione, e l’idea di tornare indietro appare balzana. Uno dei tanti esempi proviene da uno studio legale, il Ross Firm di Ontario, in Canada. A riportarlo è stato il Washington Post, spiegando come si sono trovati di fronte a una scelta praticamente obbligata: un team composto da 50 persone, di cui 48 donne con problemi di conciliazione con la vita familiare. Così ad aprile 2020 il Managing Partner Quinn Ross, decise di creare turni a rotazione in modo da consentire a tutti di gestire gli obblighi personali. Il risultato? Un picco di produttività e anche contentezza tra i dipendenti. A giugno si passò così a un turno di otto ore spalmati su quattro giorni.
La svolta con l’AI generativa
In verità ai tempi piattaforme come ChatGpt ancora non esistevano. L’azienda già usava tool di AI per documenti e email. Ma l’arrivo dell’AI Generativa è stato cruciale: si è così cominciato a fare ricerche più veloci e ad automatizzare processi come riassumere call o pianificare alcuni procedimenti per i clienti. “Dobbiamo trattare la piattaforma come un nuovo avvocato, ma con un linguaggio gigantesco e un velocità maggiore”, ha commentato Ross.
Altri casi arrivano da Zoom, dove il modello di lavoro è ibrido. Il CEO Eric Yuan ha detto di aspettarsi che a breve i lavoratori disporranno di un gemello digitale o di un bot AI che li affiancherà nell’invio di email o che potrà partecipare ai meeting al suo posto. L’obiettivo sarà raggiungere in cinque anni una settimana da tre o quattro giorni lavorativi. E poi c’è Convictional, lanciata da Roger Kirkness per aiutare le società che lavorano da remoto a raggiungere i propri obiettivi. I dipendenti usano l’AI per generare codici e copy di marketing. Si delega sempre di più all’automazione in modo da concentrarsi solo sul lavoro creativo.
Serve la formazione per usare l’AI
Il passaggio a una vita da ufficio meno pressante non è esente da difficoltà. Secondo un recente sondaggio di Gallup circa il 45% dei lavoratori Usa ha usato l’AI nel primo quadrimestre 2025 almeno qualche volta. Una percentuale salita del 5% rispetto al quadrimestre precedente. Chi invece ne fa uso quotidiano è cresciuto di soli due punti, arrivando al 10%.
Non c’è quindi molta dimestichezza. Uno dei problemi che sollevano i manager è, per esempio, la formazione verso l’uso dell’AI, considerando anche la necessità di tenere riservati alcuni dati. Senza contare il problema degli errori. Si rendono così necessari frequenti upgrade, il che richiede alle imprese di adattarsi rapidamente. Il futuro tuttavia per le aziende basate sul lavoro ripetitivo sembra scritto: Jamie Dimon, CEO di JPMorgan – dove si lavora in presenza cinque giorni a settimana – ha detto di aspettarsi che l’AI porterà a una settimana lavorativa perfino più corta, di tre giorni e mezzo. Bill Gates, Co-Fondatore di Microsoft, al programma statunitense The Tonight Show si è spinto ancora oltre, dicendo di aspettarsi una settimana da appena due o tre giorni.
L’articolo L’AI ci accorcia la settimana proviene da Parole di Management.
