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Tinder, App di dating o di lavoro?

Trovare lavoro talvolta è trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Non solo nella realtà, ma anche su Internet. Ecco allora come un appuntamento con sconosciuti su Tinder, Bumble, Facebook Dating o Hinge possa aiutare nella ricerca di un partner e anche far spuntare opportunità di lavoro. Un uso alternativo delle App di dating che sembra funzionare. A dirlo è un sondaggio di ResumeBuilder.com, in cui si è chiesto a 2.225 utenti di App di incontri se avessero mai usato la piattaforma per promuovere la propria carriera. Ad ammetterlo è stato uno su tre, mentre uno su 10 ha riconosciuto che questa è la ragione principale per cui navigano su quei siti. 

A essere più propensi all’utilizzo meno ‘ortodosso’ dello strumento sono gli uomini, con una percentuale pari al 37%. Le donne invece sono ferme al 30%. E il trend attraversa tutte le età dai 18 ai 55 anni. L’unica differenza si riscontra tra i soggetti che guadagnano di più, in particolare chi ha una Ral superiore a 200mila dollari (170mila euro). Circa la metà di questi si affida alla strategia del dating online per ottenere un aggancio professionale.

Il 39% riesce a ottenere un colloquio

Il tutto poi si trasferisce nella realtà con risultati tangibili, come ha riferito un articolo di Forbes. Quasi la metà degli utenti delle App intervistati ha spiegato di aver ricevuto consigli sul piano professionale, mentre il 39% ha ottenuto un colloquio. E ancora, un 37% ha perfino ottenuto una proposta di lavoro. Solo uno su 10 tra quelli che hanno adottato la tecnica del dating ha affermato di non aver ottenuto nessun vantaggio concreto. 

E sul piano personale? Gli effetti ci sono anche lì. Il 38% dei rispondenti ha detto di aver alla fine allacciato anche una relazione personale con gli utenti conosciuti per motivi di lavoro. Una situazione a cui spesso era associato anche un risultato positivo sul fronte lavorativo.

Anche nel mondo LGBTQ+

I sondaggi, va detto, qualche volta hanno dei limiti. Specie se non attentamente verificati potrebbero falsare la realtà. Ma la validità dello studio è in questo caso suffragata da un’altra indagine gemella su Grindr, la dating App per le persone Lgbtq+. Secondo la società un quarto degli utenti è dentro per fare network, mentre lo stesso CEO George Arison ha candidamente ammesso di aver assunto diverse persone contattandole attraverso l’app. Del resto che il fenomeno sia evidente si evince anche da una nuova regola introdotta da Tinder, oltre alle 13 stilate nel proprio manifesto: cercare di creare connessioni personali e non di business. 

C’è un punto a favore delle dating App rispetto ad altre come LinkedIn: “Si crea, diversamente da altre piattaforme professionali, un ambiente più personale e meno pressante che facilita la nascita di rapporti autentici”, ha affermato Stacie Haller, una consulente per la carriera di ResumeBuilder. Però adeguarsi non è certo così scontato. “È piuttosto strano: dà l’idea che il sistema lavorativo sia così decaduto da doversi muovere in questo modo”, ha detto un rispondente al sondaggio. Un altro gli ha fatto eco: “Può funzionare, ma bisogna avere l’audacia di chiedere”. 

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