
Fujifilm, innovare quando il mercato funziona
Un esempio di azienda capace di fare innovazione radicale senza dimenticare l’innovazione incrementale è Fujifilm. A raccontare l’esperienza dell’azienda giapponese all’edizione 2026 di Alpha Innovation Live presso il NOI Techpark di Bolzano è stato Davide Campari, Managing Director di Fujifilm Healthcare Italia, che ha ripercorso la trasformazione industriale dell’organizzazione, ancora oggi conosciuta soprattutto per le pellicole fotografiche, il prodotto per cui l’azienda è nata nel 1934. Eppure, già nel 1936 Fujifilm aveva creato anche le pellicole radiografiche, gettando così, fin dalle origini, un ponte verso il settore sanitario.
La svolta per l’azienda è arrivata negli Anni Duemila, nel periodo di massimo sviluppo del mercato delle pellicole fotografiche, tanto che all’epoca il mondo della fotografia per Fujifilm valeva il 67% del business contro appena il 12% dei medical system. Il Presidente di allora però pronunciò una frase profetica (“Ogni picco nasconde una valle insidiosa”) che permise all’azienda di trasformarsi ed evitare di seguire le orme di Kodak: nell’arco di appena 10 anni, infatti, il mercato delle pellicole fotografiche si sarebbe di fatto azzerato.
Trasformare la crisi in opportunità
In questa dinamica di cambiamento, l’azienda si è trasformata. Prima si è concentrata più che su ciò che vendeva (pellicole fotografiche, carta fotografica, fotocamere e obiettivi, sistemi di sviluppo e stampa: di fatto soluzioni superate) su ciò che era capace di fare: controllare la luce, progettare materiali avanzati, sviluppare ottiche di precisione, elaborare immagini e informazioni. E così mentre i prodotti diventavano obsoleti, Fujifilm ha saputo trasferire le competenze (“Il vero patrimonio aziendale”, le ha definite Campari), trasformando la crisi del settore in un’opportunità. Nel 2004 è nato il progetto “Vision75”, articolato su cinque leve: ricerca e sviluppo, con la contaminazione tra discipline diverse; acquisizioni di competenze dall’esterno; scelta di nuovi mercati, ma coerenti con il patrimonio tecnologico già posseduto dall’azienda; riorganizzazione aziendale, con maggiore autonomia per singole business unit; cambiamento culturale, con il passaggio da un atteggiamento di difesa a uno di esplorazione.
Innovare come azienda ambidestra
Il progetto non ha però dimenticato il core business. E qui si inserisce il concetto di organizzazione ambidestra. Da un lato sono state rinnovate le attività tradizionali: è il caso delle Instax, soluzioni che utilizzano la tecnologia delle vecchie Polaroid, ma con un prodotto rinnovato e orientato al mercato dei più giovani; ma anche del sistema FDR Xair, la soluzione per le lastre radiografiche a domicilio, reso più agile grazie all’uso di nuovi materiali. Dall’altro lato è stato applicato il software già in uso nella fotografia al settore healthcare dove sono state realizzate acquisizioni mirate a consolidare la presenza di Fujifilm. Il risultato è che oggi il 36% del fatturato è realizzato proprio in questo mercato, diventato il business principale.
Nel percorso di innovazione dell’azienda non potevano mancare i ragionamenti sull’Intelligenza Artificiale che rappresenta l’evoluzione naturale di decenni di esperienza nell’elaborazione delle immagini. Per sfruttare il potenziale di questa tecnologia, Fujifilm ha scelto il NOI Techpark come sede per il reparto di Ricerca & Sviluppo, così da valutare l’accesso a nuovi mercati proseguendo gli studi sul software, e per collaborare con le tante startup dell’ecosistema del distretto dell’innovazione dell’Alto Adige.
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