
Dati Mediobanca: le aziende tengono, ma non ripartono
C’è luce in fondo al tunnel, ma è ancora fievole. E il lavoro da fare è molto. È questo il quadro che emerge rispetto al fatturato delle grandi imprese italiane dall’edizione 2026 di “Dati Cumulativi di 1700 Società Italiane”, (dati 2016-2025) pubblicato dall’Area Studi di Mediobanca che ogni anno fotografa i bilanci delle aziende, industriali e terziarie, quasi tutte con oltre 500 dipendenti. L’evidenza è che il fatturato è tornato in territorio positivo, ma di poco: nel 2025 è cresciuto dello 0,5%, dopo due anni difficili (-6,2% nel 2023 e -3% nel 2024). Il numero, da solo, dice poco. Il modo in cui è stato raggiunto dice molto di più.
A pesare sono state le vendite estere, salite del 3,3%. Il mercato interno invece è arretrato dell’1%: è la conferma di una tendenza che dura da tempo, secondo la quale le imprese italiane più solide crescono fuori dai confini nazionali, mentre in casa la domanda resta debole. “Il 2025 rappresenta più un segnale di tenuta che una vera e propria ripartenza”, è la sintesi dell’analisi di Mediobanca. Dunque non un rimbalzo, ma un assestamento dopo anni di scosse, come il crollo del 2020, i rimbalzi eccezionali (e gonfiati dall’inflazione) del 2021 e del 2022, il rallentamento successivo.
Cresce il fatturato, ma fa i conti con l’inflazione
Guardando ai 10 anni analizzati (2016-2025), il fatturato nominale delle 1.700 società è cresciuto del 39,6%. Un numero che sembra solido, ma va confrontato con l’inflazione cumulata nello stesso periodo (21,4%). Buona parte della crescita, insomma, è stata assorbita dai prezzi.
A trainare il decennio sono soprattutto il Made in Italy (+55,3%) e il IV Capitalismo, le medie e medio-grandi imprese manifatturiere a controllo familiare italiano (+50,4%). Le vendite sui mercati esteri sono cresciute più di quelle interne (+45,6% contro +36,4%), ma il divario tra settori è ampio: l’Automotive ha perso l’8,4% di fatturato in 10 anni, con il mercato interno che è crollato del 18,5%, mentre la cantieristica navale è volata a +115,8% e il ferroviario a +86,8%.
Sul fronte della marginalità, il quadro è più incoraggiante. L’EBIT margin delle 1.700 imprese si è assestato al 6,7% nel 2025, lo stesso livello del 2024 e appena sotto il 6,9% del 2023. Il dato più interessante è il confronto con il passato: negli ultimi tre anni la redditività media è stata del 6,8%, ben oltre il 5,6% registrato nei sette anni precedenti.
Non tutti i comparti, però, condividono lo stesso trend. Le imprese pubbliche sono risalite al 9,3%, sopra la loro media storica. Le manifatturiere a controllo estero hanno toccato l’8,1%, il massimo della serie storica. Il Made in Italy è arrivato al 7,5%, anch’esso un record decennale. Il terziario, che a inizio decennio esprimeva i margini più alti, ha chiuso il 2025 al 6,3%, sotto sia i livelli pre-pandemia sia la propria media del periodo.
Il sistema industriale ha smesso di arretrare
Rispetto agli investimenti materiali netti, in rapporto al fatturato, sono saliti al 4,1% nel 2025, contro il 4% del 2024 e una media 2016-2023 del 3,2%. A trainare sono soprattutto le imprese pubbliche, che hanno raggiunto l’8,6%, ma anche le private mantengono livelli superiori ai valori storici. Guardando ai volumi assoluti, gli investimenti lordi a prezzi costanti hanno superato del 22,4% i livelli del 2019, passando da 29 a 35,5 miliardi di euro. È un segnale che va oltre la semplice tenuta: le imprese italiane, pur in un contesto di crescita fiacca, continuano a rafforzare la propria capacità produttiva.
Nel decennio i dipendenti delle 1.700 società sono cresciuti dell’11,8%, con una divaricazione netta tra imprese private (+16,3%) e pubbliche (-4,9%). Le performance migliori si osservano nel IV Capitalismo (+17%), nelle imprese a controllo estero (+20%) e nel Made in Italy (+15,7%).
Il quadro complessivo racconta un sistema industriale che non è tornato a correre, ma che ha smesso di arretrare. La domanda per il 2026 è se la tenuta diventerà la base per una ripresa più solida, o se resterà un punto di equilibrio precario in un’economia, quella italiana, cresciuta anch’essa dello 0,5% nel 2025.
L’articolo Dati Mediobanca: le aziende tengono, ma non ripartono proviene da Parole di Management.
