
Il lavoro fa svoltare a destra la Germania
Non è certo l’unico fattore che ha influito sulla vittoria di Alternative für Deutschland (AfD) nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt. Ma il lavoro ha fatto la sua parte nel consegnare al partito di ultradestra tedesca guidato da Ulrich Siegmund una vittoria che si preannuncia storica. Senza voler approfondire le implicazioni politiche del risultato – non è un tema per il nostro quotidiano – la nostra attenzione va al lavoro, che in questa tornata elettorale ha avuto un peso rilevante.
Secondo l’analisi dei flussi elettorali del Corriere della Sera, l’AfD ha spopolato tra gli operai, raccogliendo quasi il 60% dei loro voti. D’altra parte, non è un mistero che scelte come il Green Deal europeo abbiano messo in ginocchio interi settori industriali, a partire dall’Automotive tedesco, che ha poi trascinato con sé tutte le aziende della filiera. Ma questa è solo una parte della questione.
Il lavoro che manca
Il lavoro, dicevamo. Ampliando lo sguardo, è bene condividere lo stato dell’economia, visto che in moltissimi lavoratori hanno dichiarato di sentirsi insoddisfatti della propria situazione finanziaria. Ed è stato soprattutto su questi elettori che l’AfD ha costruito la sua vittoria, lasciando le briciole a quei partiti che storicamente hanno rappresentato i lavoratori tedeschi. È un dato che conferma la distanza tra una certa parte politica e chi vive di lavoro (manuale, in questo caso).
In Sassonia-Anhalt, secondo i dati di agosto 2026, il tasso di disoccupazione è dell’8,2%, ben oltre la media nazionale tedesca (6,5%); il Prodotto interno lordo regionale è fermo a 81,8 miliardi di euro (dati 2025), con una contrazione dello 0,2% su base annua, mentre il reddito medio per occupato (83.099 euro) è sensibilmente inferiore alla media della Germania (97.210 euro). A tutto questo si aggiunge un paradosso che riguarda anche l’Italia (con numeri diversi): nonostante i disoccupati, mancano circa 14mila lavoratori specializzati. Insomma, il lavoro ci sarebbe, ma non ci sono le competenze che servono.
È su questo terreno già fragile che si è innestata la crisi dell’Automotive, settore che pesa sull’economia tedesca più che su qualsiasi altro Paese europeo. È recente la notizia che Volkswagen, primo gruppo automobilistico del Vecchio Continente, sta studiando tagli fino a 50mila posti di lavoro entro il 2030, per far fronte alle perdite economiche (nel 2025 il risultato operativo è sceso da 19,1 a 8,9 miliardi di euro). Numerose sono le cause che hanno generato la crisi, tra questi: i dazi statunitensi, la sovracapacità produttiva europea, la domanda di auto elettriche più debole delle attese e la pressione dei costruttori cinesi. La stessa transizione verso l’elettrico del Green Deal europeo è dunque andata a intrecciarsi con fattori di mercato e geopolitici ben radicati.
La solitudine dell’operaio
Nella sua riflessione sul risultato elettorale in Sassonia-Anhalt, Francesco Seghezzi, Presidente di Adapt – il centro studi sul lavoro e le relazioni industriali che porta avanti l’eredità di Marco Biagi – ha spiegato con chiarezza la trasformazione più profonda della società tedesca: la fabbrica fordista produceva una particolare struttura delle relazioni sociali, che l’industria di oggi – frammentata, terziarizzata, sempre più digitalizzata – ha invece dissolto, lasciando i lavoratori soli di fronte all’insicurezza economica, alla paura della tecnologia e della transizione ambientale. Per Seghezzi, è su questo terreno che partiti populisti come l’AfD hanno trovato terreno fertile, proponendo spiegazioni immediate e nette a problemi complessi.
Di lavoro, nelle campagne elettorali, si parla pochissimo. E quando se ne parla, di solito è per normarlo: nuovi diritti, nuove tutele, nuovi vincoli. Molto meno spazio ha la discussione su come il lavoro si genera e si difende davvero, con piani industriali seri e investimenti concreti. È un cortocircuito che l’Automotive tedesco ha mostrato con chiarezza: si è continuato a normare un settore che, nel frattempo, ha perso competitività e posti di lavoro veri. Senza lavoro, i diritti spariscono da soli. E credere alle spiegazioni facili ai problemi complessi è una tentazione pericolosa. In Sassonia-Anhalt, qualcuno era pronto a offrire (anche) queste risposte.
L’articolo Il lavoro fa svoltare a destra la Germania proviene da Parole di Management.
