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Intelligenza Artificiale, Cardinal Zuppi: “Siamo tutti adolescenti digitali”

Di fronte all’Intelligenza Artificiale il Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI) e Arcivescovo di Bologna, dice: “Siamo tutti adolescenti”. È uno dei passaggi di un lungo dialogo con l’alto prelato sull’impatto etico e sociale del digitale, che passa anche dall’Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, dedicata alla dignità della persona nell’era dell’AI.

Numerosi sono gli spunti proposti dal Cardinale, come l’aneddoto dei tanti professori che gli hanno segnalato un fenomeno diffuso tra i ragazzi: l’abitudine a chiedere all’AI se una propria reazione sia stata ‘giusta’ o ‘sbagliata’. “L’AI costa niente, ma nasconde una presunzione di oggettività, nonostante sia il risultato dell’attività di un algoritmo che risponde a logiche precise”, osserva Zuppi. Il rischio, per il Presidente della CEI, è che questa delega silenziosa finisca per “dismettere le forme di intelligenza umane, come quella relazionale e spirituale, che ci dovrebbero contraddistinguere”, proprio mentre restiamo, collettivamente, impreparati a governare uno strumento capace di “arrivare ovunque”.

È a questo punto che si è arrivati all’Enciclica, con il Cardinal Zuppi che introduce una distinzione importante. Chi si aspetta dal Papa – dalla Chiesa in generale – indicazioni pronte all’uso su che cosa sia lecito fare con l’AI e cosa no, resta deluso: “Non c’è un navigatore che offre risposte preconfezionate né un’AI cristiana. Al contrario, è la persona che deve usare l’AI in modo etico”. La Magnifica Humanitas, spiega il Cardinale, avverte dei rischi, senza però esplicitare che cosa è bene e che cosa è male: “Questo è ciò che dobbiamo capire da soli”. Un metodo, dunque, non una soluzione: la responsabilità del discernimento resta, inevitabilmente, in capo a chi decide.

Partendo da questo concetto, il Cardinal Zuppi costruisce il passaggio più denso dell’intervista, quello sul “disarmarci” di fronte all’AI: prima ancora di regolare la tecnologia dall’esterno, è la sua tesi, serve una disciplina interiore capace di distinguere quando uno strumento resta tale e quando invece comincia a manipolare chi lo usa.

Su quale bussola orienti questo discernimento, il Presidente della CEI non ha dubbi, e cita Dante: “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”. Virtù e conoscenza restano “gli elementi fondamentali della nostra umanità”, anche, e soprattutto, di fronte alla tecnologia più potente mai creata.

L’intervista completa al Cardinal Matteo Zuppi, tra le responsabilità della classe dirigente, le regole per l’AI in un mondo diseguale e la sfida della ‘magnificenza’ umana, è disponibile sul numero 325 della rivista Sviluppo&Organizzazione.

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