
ERP ed EPM, strutturare il processo per sfruttare il potenziale dell’AI
C’è un’immagine che descrive il rapporto tra Intelligenza Artificiale (AI) e sistemi gestionali meglio di qualsiasi altra spiegazione. Quella che paragona l’AI a un bambino di sei anni chiuso in una casa di cristallo: impara con una rapidità sorprendente, ma senza barriere e regole intorno a sé più che produrre risultati, rischia di fare danni. Traslato in azienda, il parallelismo proposto da Paola Pomi, Amministratore Delegato di Sinfo One, vuol dire andare incontro a seri pericoli. Per fortuna, però, le barriere di cui parla l’imprenditrice, esistono e si chiamano “processo” e “governance”; e tra gli strumenti che lo definiscono, lo presidiano e lo rendono misurabile ci sono gli Enterprise resource planning (ERP) e gli Enterprise performance management (EPM).
È partendo da questo presupposto che si sono affrontati i temi più di frontiera della tecnologia per le imprese all’interno di “Colazione Da Oracle”, iniziativa nella sede milanese del colosso americano promossa dalla società di consulenza IT, partner sulle nuove frontiere dell’AI. Al centro del confronto più che lo strumento è stato messo il percorso che porta un’azienda a decidere meglio e più in fretta.
L’attesa che supera l’azione
Il punto di partenza è stata la fotografia del mercato restituita dalla Survey 2026 sulle soluzioni EPM in Italia, presentata da Mirko Menecali, Partner & Analytics Division Lead di Sinfo One. Il campione, nell’edizione 2026 composto da 87 professionisti concentrati sui settori manifatturieri core – Food & Beverage, Meccanica ed Elettronica, Automotive, Chimico-Farmaceutico, saliti da circa un terzo rispetto alla rilevazione precedenti (quasi l’80% del totale) – racconta un mercato in piena transizione.
Sul fronte dell’AI, il quadro emerso è quello di una grande attesa che fatica a tradursi in azione: quasi la metà delle aziende (44,8%) prevede di adottare la tecnologia nei processi EPM in un arco di tempo non inferiore ai 12 mesi, circa il 17% la sta valutando nel breve periodo, mentre poco meno del 18% non ne prevede alcuna integrazione. Tuttavia, è interessante evidenziare che solo un’azienda su cinque ha un progetto concreto a breve termine e che circa il 60% del campione è, di fatto, ancora fermo.
Da rilevare che ciò che frena l’adozione non ha nulla di tecnologico: scarsità di risorse (41,4%); mancanza di competenze interne (37,9%); eccesso di attività manuali e ripetitive (34,5%) segnale almeno della presa di coscienza del peso dei processi non automatizzati. Come ha osservato Menecali, la tecnologia disponibile supera ormai la capacità organizzativa di adottarla: il vero limite non è lo strumento, ma il processo e i dati su cui lo strumento dovrebbe lavorare.
Tornando alla survey, uno dei dati che più colpisce è quello secondo cui solo il 13,8% delle aziende opera su un’unica piattaforma EPM integrata, capace di accogliere in modo coerente dati interni ed esterni provenienti da più sistemi; oltre un terzo del mercato lavora ancora su processi frammentati. La conclusione è chiara: una data strategy strutturata è la condizione necessaria per ogni passo successivo, AI compresa.
L’EPM esce dall’area Finance
Nel frattempo, l’EPM sta uscendo dai confini strettamente legati all’area Finance. La chiusura e il consolidamento contabile restano i processi più gestiti (75,9%), seguiti da budgeting (72,4%) e forecasting (65,5%), ma crescono il demand planning e soprattutto il reporting ESG, già adottato dal 44,8% del campione: un’adozione sorprendente per un tema considerato emergente, spinta più dalle richieste di banche e Supply chain che dall’obbligo normativo.
Le piattaforme EPM, in altre parole, stanno diventando il tessuto connettivo della gestione aziendale e non più uno strumento esclusivo dell’area amministrazione e finanza. Lo conferma anche la composizione del campione: per la prima volta i responsabili IT e i CIO (51,7%) hanno superato i CFO (37,9%), segno che la governance del dato è ormai una responsabilità condivisa tra più funzioni aziendali.
La gerarchia tra gli strumenti è stata riassunta da Stefano Iorio, Master Principal Solution Engineer di Oracle: l’ERP dice all’azienda ‘che cosa sta facendo’ (per esempio quanti prodotti ha a magazzino); l’EPM dice ‘come lo sta facendo’, confrontando i risultati con le aspettative; l’AI, infine, risponde alla domanda sull’accuratezza delle informazioni, attingendo anche a fonti esterne al perimetro del singolo cliente. Tre livelli distinti, che appartengono però a un’unica catena.
L’AI entra nel gestionale
Se l’AI non sostituisce il gestionale, qual è il rapporto virtuoso tra le due tecnologie? Nel caso della piattaforma JD Edwards, Sinfo One, insieme con Fusion5 – partner australiano del network Redfaire International di cui la società di Parma fa parte da 10 anni – ha sviluppato una soluzione di AI che consente di dialogare con il gestionale in linguaggio naturale: si può interrogare l’ERP – per esempio rispetto a fatturato, quantità, clienti, ordini aperti, crediti, previsioni di vendita – e chiedergli di compiere azioni; inoltre è possibile costruire agenti AI su misura da affiancare ai 25 specializzati già disponibili sui singoli moduli.
Il cambio di paradigma è stato descritto da Paolo Borriello, Master Principal di Oracle: se in passato a interrogare il gestionale e il database era un utente umano, ora il nuovo ‘utente’ può essere anche un agente che accede all’ERP e ai suoi dati. Ma attenzione, come dice Pomi: l’AI non ‘scavalca’ il gestionale; meglio sarebbe dire che lo attraversa – anche grazie all’Orchestrator di JD Edwards – e restituisce le informazioni per monitorare i fenomeni che interessano il management.
È questa, l’essenza di quella che viene chiamata “digital workforce”: la capacità di lavoro digitale che nasce dall’incontro tra le piattaforme sviluppate dal vendor e le competenze dei partner che – nel caso della multinazionale Usa – hanno volutamente ampia libertà di sviluppo. Da questa stessa visione l’AI si può descrivere come un ‘collega digitale’, che accompagna l’utente nelle sue attività senza sostituirlo.
Una soluzione ‘ponte tra mondi’
Perché ERP, EPM e Analytics parlino davvero la stessa lingua serve, però, un elemento di raccordo. Nel caso di Sinfo One, la soluzione si chiama Si By ed è la data platform proprietaria sviluppata in 15 anni di lavoro sulla Business Intelligence, attraverso un team dedicato on più di 25 persone e oltre 80 clienti. La soluzione funziona come un hub di consolidamento: raccoglie i dati del gestionale, li ‘pulisce’ e li standardizza, rendendoli fruibili a un sistema EPM o agli strumenti di analisi, costruendo quella single source of truth condivisa che è il presupposto di ogni decisione affidabile.
La sua forza, per le aziende della Manifattura, sta nella concretezza: la soluzione offre connettori precostituiti per i processi critici di settore – Sales & Distribution, Procurement, Inventory Management e Financial Accounting – con svariate metriche, report e dashboard già pronti all’uso. Questo significa rendere nativa e automatizzata l’integrazione tra l’ERP e i sistemi di pianificazione e simulazione, eliminando i costi e i tempi delle personalizzazioni su misura e accelerando il ritorno sull’investimento. Il principio – emerso più volte nel corso dell’iniziativa promossa da Sinfo One – è che Si By non sostituisce l’esistente, ma si aggiunge a esso: aggiunge integrazione e proprio per questo non impone all’azienda di smontare ciò che già funziona.
Decidere partendo dai processi
Per capire che cosa abilita la soluzione, sono stati presentati quattro casi concreti di aziende – parte del Made in Italy manifatturiero – già al lavoro con questa tecnologia. Si tratta di storie diverse, ma che hanno un denominatore comune: l’analisi, la simulazione e la pianificazione funzionano perché sotto di esse c’è un processo codificato e un dato governato.
Per esempio, una storica realtà vitivinicola di Montalcino ha implementato una soluzione EPM la cui chiave di successo è stata la solidità dell’integrazione con l’ERP: la base affidabile – informazioni di vendita, costo e inventario – permette di arricchire il controllo e la pianificazione commerciale con dati esterni, raccolti automaticamente dal web e da banche dati terze.
Un’altra prestigiosa realtà vinicola che riunisce sei cantine tra Franciacorta, Toscana e Sardegna, ha invece costruito un’architettura cloud integrata interamente su infrastruttura Oracle (JD Edwards come ERP operativo, Oracle EPM per la pianificazione della domanda e il budget, Oracle Analytics per il reporting direzionale) con Si By che riveste il ruolo di collante ed è chiamata a operare per orchestrare i flussi tra i sistemi garantendo coerenza, qualità e tempestività lungo l’intera catena decisionale.
Più orientato alla produzione il caso di un’importante azienda manifatturiera internazionale, dove la sfida era integrare la pianificazione della domanda con la gestione operativa in uno dei contesti manifatturieri più avanzati al mondo: ne è nato un processo capace di conciliare la flessibilità degli strumenti da ufficio con il calcolo previsionale algoritmico e la governance del dato propria di una grande impresa.
Infine l’ultima azienda, punto di riferimento globale per il Food & Beverage, rappresenta un approccio maturo all’EPM: la piattaforma presidia l’intero ciclo di governo della performance – dalla pianificazione strategica al budgeting, dal controllo della marginalità fino al consolidamento di gruppo a fini gestionali e statutari – ed elimina i silos informativi per garantire un flusso continuo di dati dal piano industriale al bilancio consolidato. Il risultato è una visione unica e coerente della performance, su basi dati certificate, che consente di simulare scenari, analizzare gli scostamenti e decidere in tempi rapidi.
Il vero collo di bottiglia
Teoria e pratica aiutano a smorzare i facili entusiasmi intorno all’AI, visto che spesso c’è l’idea che la tecnologia, da sola, possa colmare le lacune . Partendo dalle informazioni della survey presentata da Sinfo One, è chiaro che la tecnologia c’è ed è matura; ma è ancora inutilizzabile laddove mancano la data governance, le competenze e processi puliti su cui poggiarla. Dunque, il collo di bottiglia è organizzativo prima che tecnologico.
Torniamo allora al messaggio lanciato nell’incontro evitando gli slogan altisonanti in favore della solidità e del pragmatismo: l’AI non sostituisce i gestionali né è una tecnologia in contrasto con essi, ma ha un senso se convive con gli ERP. I gestionali definiscono e presidiano il processo, mentre soluzioni come Si By assicurano l’integrazione. Su queste fondamenta, l’AI può accelerare il percorso che dal dato porta alla decisione. Toglierle quelle fondamenta significherebbe, per tornare alla metafora di Pomi, riportare il “bambino di sei anni nella casa di cristallo”: grande potenziale, ma senza le pareti che permettono alla tecnologia di muoversi con agilità e in sicurezza, disastro assicurato.
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