
Lavoratori e AI, odi et amo
Se è vero che l’Intelligenza Artificiale (AI) risulta essere apprezzata dai lavoratori italiani (il 72% di chi la usa abitualmente dichiara un aumento dell’efficienza), è anche vero che il suo utilizzo suscita timori riguardo al futuro. È quanto emerge dalla ricerca HR & Payroll Pulse di SD Worx, principale partner europeo per le soluzioni HR, che ha indagato il sentiment dei lavoratori europei in merito all’uso dell’AI.
In Italia, l’uso regolare dell’intelligenza artificiale riguarda circa il 27% dei lavoratori, una quota ancora inferiore alla media europea (29%). La diffusione è più alta tra i manager (31%) e più bassa tra chi non ricopre ruoli apicali (22%). I lavoratori italiani, però, sono più preoccupati di quelli europei dell’impatto dell’AI, il 30% di essi (contro il 25% della media Ue) teme possa rendere superflua una parte significativa delle proprie mansioni e ad avere maggiormente paura sono proprio coloro che già l’utilizzano (45%).
“L’Intelligenza Artificiale non rappresenta soltanto un’evoluzione tecnologica, ma un cambiamento organizzativo e culturale che coinvolge lavoratori e imprese. In SD Worx, ad esempio, consideriamo l’AI una leva concreta di innovazione: la stiamo integrando nei processi di payroll, sviluppo prodotto e customer service per aumentare efficienza, qualità e capacità di supportare i clienti nelle loro sfide quotidiane”, ha dichiarato Alessia Rigoni, Managing Director di SD Worx Italy.

Efficienza e timore di sostituzione
I dipendenti italiani utilizzano l’Intelligenza Artificiale un po’ meno di quelli europei, ma sono i più propensi a prevederne un ruolo importante nelle proprie mansioni. Il 57% ritiene che svolgerà una quota rilevante, se non la maggioranza, dei loro compiti quotidiani, a fronte del 46,5% europeo: in nessun altro Paese si raggiunge una cifra così elevata. Un elemento distintivo è la percezione del futuro del lavoro: la maggioranza dei lavoratori non immagina una sostituzione completa, ma piuttosto una coesistenza tra competenze umane e sistemi automatizzati.
La maggioranza dei dipendenti, il 62%, però, ritiene che le proprie peculiari abilità umane non potranno essere rimpiazzate dall’AI e, anche tra coloro che pensano che l’impatto dell’intelligenza artificiale sul proprio lavoro sarà importante, ben il 46,5% (contro il 39% dell’Ue) crede che avverrà soprattutto una condivisione delle mansioni, non una sostituzione completa. Ma l’implementazione dell’AI in azienda è e rimane, soprattutto, una questione organizzativa: solo una parte dei lavoratori ritiene che la propria azienda stia investendo in modo adeguato su reskilling e upskilling. Tra chi utilizza l’AI, poco più della metà dichiara di ricevere un supporto sufficiente per sviluppare le competenze necessarie. Un divario che evidenzia una tensione crescente tra adozione tecnologica e preparazione organizzativa.
“La nostra ricerca evidenzia che i dipendenti italiani riconoscono sempre più il valore dell’AI nel supportare il lavoro quotidiano, ma chiedono al tempo stesso maggiore chiarezza sul suo utilizzo e maggiori opportunità di formazione. In questo contesto, il ruolo delle organizzazioni sarà fondamentale per garantire un’adozione responsabile, inclusiva e orientata allo sviluppo delle competenze, nel rispetto delle nuove disposizioni normative europee”, ha commentato Chiara Valdata, People Director di SD Worx Italy.
Governance e AI Act: il tema della responsabilità
Questi risultati arrivano mentre i datori di lavoro si preparano alla prossima fase di attuazione dell’AI Act europeo, il primo regolamento globale che disciplina lo sviluppo e l’uso dell’Intelligenza Artificiale nell’Unione Europea, che adotta un approccio basato su diverse fasce di rischio. Gli obblighi più rilevanti per i sistemi di Intelligenza Artificiale classificati come ad alto rischio siano stati rinviati al 2027 e al 2028 a seguito della recente pubblicazione del pacchetto AI Omnibus, nel maggio del 2026. Rimane quindi ben poco della cosiddetta ‘grande ondata’ di adempimenti inizialmente prevista per il 2 agosto 2026.
In pratica, gli utenti dovranno essere messi nelle condizioni di riconoscere quando stanno interagendo con un sistema di AI, ad esempio tramite un chatbot, mentre alcuni contenuti generati dai modelli dovranno essere chiaramente identificati come tali. Meno della metà dei datori di lavoro italiani dichiara di aver implementato una struttura HR per garantire un uso etico e responsabile dell’Intelligenza Artificiale. Anche la percezione dei lavoratori è inferiore rispetto alla media europea. l dato che emerge dalla ricerca è duplice: da un lato l’intelligenza artificiale aumenta già oggi l’efficienza del lavoro, dall’altro amplifica la distanza tra tecnologia, competenze e governance organizzativa.
L’articolo Lavoratori e AI, odi et amo proviene da Parole di Management.
