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title: Un Paese di fannulloni
description: "Non è vero che in Italia mancano i lavoratori. È vero il contrario: li utilizziamo male, troppo poco e troppo tardi. Basta guardare un numero, uno solo, per capirlo: la durata della vita lavorativa. Uno svedese lavora 42 anni. Un tedesco 39. Un francese 36. Un italiano si ferma a 32. Dieci anni in m..."
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date: 2026-04-06
author: Lorenzo Sernicola
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# Un Paese di fannulloni

![Un Paese di fannulloni](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/04/Copertine-PdM-6-DMXTct-1024x683.png)

Non è vero che in Italia mancano i lavoratori. È vero il contrario: li utilizziamo male, troppo poco e troppo tardi. Basta guardare un numero, uno solo, per capirlo: la **durata della vita lavorativa**. Uno svedese lavora 42 anni. Un tedesco 39. Un francese 36. **Un italiano si ferma a 32**. Dieci anni in meno rispetto ai paesi più efficienti. E continuiamo a ripeterci che ‘manca la manodopera’.

Il primo problema è sotto gli occhi di tutti, ma nessuno lo dice: **iniziamo a lavorare troppo tardi**. Entriamo nel mondo del lavoro con **anni di ritardo** rispetto agli altri europei. Non perché studiamo di più (anzi, abbiamo meno laureati) ma perché **il sistema non funziona**. Il secondo problema è altrettanto evidente: ne usciamo troppo presto. **Andiamo in pensione prima degli altri**. Due, tre anni in meno di lavoro che si traducono in **meno produzione**, meno contributi (minori pensioni e minor contributo alla Sanità), meno crescita. Se semplicemente ci allineassimo agli altri Paesi europei, **recupereremmo circa il 6% di ore lavorate**. Tradotto: fino al 6% di PIL in più. Senza assumere una sola nuova persona.

Ma non basta. C’è un gigantesco bacino inutilizzato: il **lavoro femminile**. In Germania lavora il 73% delle donne. **In Italia il 53%**. La differenza vale 3 milioni di lavoratrici. Sommiamo tutto: più anni lavorati, ingresso anticipato, più occupazione femminile. Il risultato è impressionante: oltre il **30% di forza lavoro potenziale **in più. E la risposta del dibattito pubblico qual è? ‘Servono immigrati’. C’è poi un’altra anomalia tutta italiana: la **Cassa Integrazione Straordinaria**. Circa 170 milioni di ore l’anno. L’equivalente di 100.000 lavoratori. **Persone già formate, già pronte, già pagate**. Ma ferme. Mentre le imprese dichiarano di non trovare personale. Davvero la soluzione è cercarlo all’estero?

## Il grande equivoco: più persone non significa più ricchezza

Il **tema demografico** è reale. La popolazione cala. Ma la risposta che si sta affermando è tanto semplice quanto sbagliata: **compensare con l’immigrazione**. I numeri, però, raccontano un’altra storia. Per mantenere gli attuali livelli servirebbero circa **10 milioni di nuovi immigrati **nei prossimi 20 anni (dati Banca d’Italia). Che si aggiungerebbero ai 7 milioni già presenti. Totale 17 milioni: circa il **30% della popolazione**. Ma anche così, il problema resterebbe.

Perché il vero nodo non è quanti siamo. È quanto produciamo. Il **Pil pro-capite **dipende dal **valore aggiunto del lavoro**. E oggi l’Italia ha un problema esattamente lì: **posti di lavoro a bassa qualificazione **in aumento, posti ad alta produttività che restano vacanti. Il risultato è già visibile: **salari fermi**, potere d’acquisto in calo, crescita debole. Aumentare la popolazione senza aumentare il valore aggiunto significa distribuire la stessa ricchezza su più persone. Quindi impoverirsi.

L’Italia non ha un problema di quantità di lavoratori. Ha un problema di **utilizzo e di qualità**. Basterebbe poco (relativamente poco) per cambiare traiettoria: **lavorare più anni**, iniziare prima, aumentare l’**occupazione femminile**, riallocare chi è già nel sistema ma non produce. E invece continuiamo a inseguire scorciatoie. L’ultima illusione è pensare che l’immigrazione possa risolvere un problema strutturale. Non può. Perché il vero nodo resta uno solo: **la produttività.** E su questa, i numeri sono impietosi. In **Corea del Sud** il 65% dei lavoratori è laureato in discipline tecnico-scientifiche (Stem). In Italia siamo **sotto il 10%**. E con questi numeri pensiamo di velleitariamente di poter competere nell’attuale scenario mondiale già **trasformato dall’Intelligenza Artificiale**.

## Lavoratori che non lavorano abbastanza

Non è un problema di lavoratori che mancano. È un problema di **lavoratori che non lavorano abbastanza**, o non vengono messi nelle condizioni di farlo. Finché non affronteremo questo nodo, ogni altra soluzione sarà solo un’illusione. Perché invece di parlare solo di come gestire l’immigrazione non parliamo anche di come **aumentare l’età lavorativa**, di come far sì che la componente femminile del lavoro possa aumentare, di come usare i lavoratori in Cassa Intergrazione Straordinaria e, soprattutto, di come aumentare il valore aggiunto dei nostri posti di lavoro?

Da una parte un approccio storico-ideologico ci impedisce di parlare di **aumento dell’età pensionabile **e della **scarsa utilità economica dell’immigrazione**, dall’altra il nostro sistema economico è rimasto **strutturalmente fermo** da almeno 30 anni e non ha innovato i suoi prodotti e servizi e i suoi modelli di business. Non ha quindi aumentato il **valore aggiunto dei posti di lavoro **(colpa sicuramente degli imprenditori, ma anche degli** incentivi statali **mal indirizzati).

Inoltre. non possiamo trascurare il problema della popolazione** poco scolarizzata** e in media non interessata alle **discipline tecnologiche**. Infine, ed è forse ‘la madre di tutte le battaglie’ un **degrado generale** della volontà e della** capacità di comprensione** dei fenomeni che ci hanno portato a essere quei ‘sonnambuli inerti’ descritti dal **Censis** e a risultare **ultimi nelle classifiche Ocse** nella capacità di capire i problemi, specialmente nella dimensione causa-effetto. E’ desolante a tal riguardo constatare che tali capacità per l’Italia risultano essere al 31mo posto su 31 Paesi esaminati. Questo ultimo problema
dovrebbe essere la nostra prima priorità, mentre invece tutti preferiscono parlare di altro.

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