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title: Transizione 5.0, un piano iniziato male e finito… peggio
description: Sullo ‘strano’ stop al piano Transizione 5.0 sono piovute le ipotesi più disparate di un fenomeno tanto interessante all’inizio, quanto disastroso alla fine. Oggi, non servono le giustificazioni ministeriali o le promesse di un nuovo piano per il 2026 a cancellare quasi due anni in cui molte imprese...
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date: 2025-11-25
author: Lorenzo Sernicola
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categories: [Contenuti]
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# Transizione 5.0, un piano iniziato male e finito… peggio

![Transizione 5.0, un piano iniziato male e finito… peggio](https://www.este.it/wp-content/uploads/2025/11/foto-Urso-21k6vx.jpg)

Sullo ‘strano’ stop al piano Transizione 5.0 sono piovute le ipotesi più disparate di un fenomeno tanto interessante all’inizio, quanto disastroso alla fine. Oggi, **non servono le giustificazioni ministeriali o le promesse di un nuovo piano per il 2026 a cancellare quasi due anni** in cui molte imprese si sono illuse che potessero beneficiare dei quasi 7 miliardi di fondi messi a disposizione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per le agevolazioni nella transizione green e digitale.

Un boccone amaro che ancora **oggi pesa tra le aziende che avevano sperato in uno strumento agevolativo del calibro di ciò che fu Industria 4.0 nel 2016**. Un piano che, analizzato oggi sui dettami iniziali e successivi, lasciava poco a sperare che fosse semplice accedervi. In primo luogo, le procedure base di accesso, l’approccio alla piattaforma del Gse e le lungaggini in attesa della puntata successiva: si ricordi l’attesa spasmodica della famosa circolare esplicativa che arrivata metà agosto 2024 che ha sparigliato tutte le carte per lunghezza e complessità di comprensione…

La successiva semplificazione, a puntate, della procedura di accesso alla piattaforma non è stata così semplice dato che, a conti fatti, **le Piccole e medie imprese (PMI) che sono riuscite a presentare la domanda non sono state poi così tante**… Poi c’è stata la rincorsa, a novembre 2025 per accedere ai fondi, ma dei quasi 7 miliardi di euro iniziati, ben 5 sono stati rimodulati su altre misure del Pnrr, lasciandone appena 2 al piano Transizione 5.0. Sappiamo già com’è andata a finire, con molte aziende che si sono mosse, ma con altrettante destinate a restare a bocca asciutta.

## Le modifiche del piano erano già scritte

A novembre 2024, e ribadito di recente durante la presentazione del report sulle competenze digitali, era stata **Paola Generali**, Presidente di Assintel a lanciare l’allarme: “**Le modifiche** in corso al piano Transizione 5.0 da parte del Governo **sono sicuramente migliorative, ma non risolvono il problema principale che non ha finora permesso al meccanismo di decollare**”. Dal suo punto di vista c’era però una soluzione: “Perché questo avvenga c’è bisogno che **gli incentivi alla digitalizzazione delle imprese siano disgiunti dal ritorno in termini di risparmio energetico**. Il calcolo dei risparmi energetici, a cui sono vincolati gli incentivi, è difficoltoso e spesso un disincentivo”.

Il risultato, confermato da Generali era ben al di sotto delle attese: “Sono state poche le adesioni finora raccolte dal Piano; ben vengano le semplificazioni proposte nel decreto fiscale ma bisogna fare un passo ulteriore. **Quello di cui c’è veramente bisogno è spacchettare il piano, facendone due, cioè un Transizione 5.0 per la digitalizzazione e un Transizione energetica 5.0**, dividendo i fondi e massimizzandone così l’efficacia”. Secondo questa ricetta si potevano realmente aiutare le imprese italiane, che tra le varie sfide, devono far fronte alla carenza di risorse e finanziamenti, che la Presidente di Assintel considerava come il “primo ostacolo alla crescita”. Tutto questo fa ben capire come, **gli enti preposti a seguire le aziende avevano già capito e dato indicazioni precise al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) su come sarebbe stato meglio agire.**

## Gli allarmi erano ben fondati

Oltre ad Assintel, altre **associazioni di imprese (per esempio Confindustria) sono insorte, in particolare rispetto allo stop arrivato senza preavviso**, considerato un segnale di instabilità o di mancanza di pianificazione coerente. La pezza, secondo Assolombarda, è arrivata dal Mimit che ha sottolineato di essere al lavoro per reperire risorse aggiuntive, per dare continuità alla misura o per trovare un ‘rifinanziamento’. Tuttavia, **non è garantito che queste risorse arriveranno o che permetteranno di soddisfare tutte le domande rimaste in lista d’attesa.**

Secondo la Cna di Modena molte aziende potrebbero restare escluse, pur avendo progetti già avviati, ma non ancora finanziati; la situazione può comportare rischi economici (per esempio ordini già dati, acconti pagati): per associazioni come Assolombarda, una chiusura improvvisa è un segnale negativo sulla stabilità delle politiche di incentivazione. Infine, c’è da rilevare che il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale ha spiegato che **le richieste ricevute fino al 31 dicembre 2025 restano valide, ma verranno esaminate in base alla disponibilità futura e in ordine di prenotazione**.

## Il rinvio della richiesta per accedere ai contributi

L’ennesima svolta (o toppa) è il Decreto-legge del 20 novembre 2025 che avrebbe dovuto lanciare acqua sul fuoco dei recenti malumori che si sono registrati su tutti i fronti. L’iniziativa in questione **prevede lo slittamento della chiusura della piattaforma di accesso ai contributi per il 27 novembre 2025 al fine di accompagnare le aziende che abbiano già inviato la domanda per agevolazione** e avessero i requisiti necessari, di beneficiare dei fondi e, al contempo, permettere a chi volesse ancora fare richiesta, inviare la domanda dalla piattaforma stessa.

Basterà questa proroga? A giudicare dalle reazioni del Presidente di Confindustria, **Emanuele Orsini**, rilasciate a margine dell’assemblea 2025 di Sicindustria e riprese da *Il Sole 24Ore*, si potrebbe aprire uno spiraglio positivo. Ma **secondo il vertice di Confindustria si sarebbe potuta estendere questa ‘proroga’ fino a fine 2025**.

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