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title: Talenti in azienda, come trattenerli?
description: "La realtà fuga dubbi sull’eventualità che in futuro manchino di posti di lavoro, magari cancellati dall’AI. Tutto il contrario: a livello nazionale il 25% delle imprese dichiara di essere intenzionato ad assumere nuove risorse nel prossimo trimestre (fonte dati Excelsior – Unioncamere). Il 46% delle..."
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date: 2026-01-21
author: Lorenzo Sernicola
url: https://www.este.it/contenuti/talenti-in-azienda-come-trattenerli/
categories: [Contenuti]
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# Talenti in azienda, come trattenerli?

![Talenti in azienda, come trattenerli?](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/01/pexels-edmond-dantes-4342496-scaled-YCAWHz-1024x683.jpg)

La realtà fuga dubbi sull’eventualità che in futuro manchino di posti di lavoro, magari cancellati dall’AI. Tutto il contrario: **a livello nazionale il 25% delle imprese dichiara di essere intenzionato ad assumere** nuove risorse nel prossimo trimestre (fonte dati Excelsior – Unioncamere). Il 46% delle assunzioni si prospetta però di difficile reperimento, con picchi che arrivano al 70% in alcune aree tecniche come la manutenzione. **Le cause? Mancanza di candidature, ma anche di competenze.**

Una verità sempre più evidente. “Oggi soprattutto in determinati settori **le persone sono poche, le competenze sempre più specialistiche e il mercato sempre più competitivo**” afferma Valerie Schena Ehrenberger, CEO di Valtellina Lavoro, Società di ricerca e selezione di personale. Tanto che “la sfida dei prossimi anni in termini di gestione delle risorse umane non sarà soltanto individuare le persone giuste, ma trattenerle”. 

## La retention? Sì, ma solo a chi la merita

Al difficile reperimento di candidati si somma un’altra problematica. Vale a dire **la tendenza delle persone a non considerarsi più parte della vita di un’organizzazione.** Entra in gioco quindi per i recruiter la questione retention. Che deve però essere mirata. 

“Alcune uscite sono inevitabili, altre persino salutari” aggiunge Ehrenberger. “Il riferimento è ai ***quiet quitter, *quei collaboratori che hanno tirato i remi in barca e ormai demotivati fanno il minimo* ***indispensabile”. Secondo la recente indagine  *State of Global Workplace Report* di Gallup, tra il 22% e il 24% dei lavoratori italiani rientra in questa categoria. Persone che **mentalmente hanno già abbandonato il proprio ruolo**, dunque trattenerle può rivelarsi inutile. 

La *retention* non va concepita come **un’azione “difensiva” per legare o impedire **che qualcuno se ne vada. Le persone restano solo se percepiscono** coerenza e allineamento tra le proprie motivazioni e i propri valori e quelli dell’azienda **in cui lavora, secondo i dati osservati dalla società. Uno dei fattori determinanti per fidelizzare diventa allora la qualità delle relazioni. 

## Lavorare sulla qualità delle relazioni

Non solo il clima organizzativo. **Serve un rapporto costante e trasparente**, in cui i dipendenti si sentano liberi di esprimersi. Un dialogo di qualità, strutturato e bidirezionale, che consenta di intercettare segnali e correggere la rotta prima che sia tardi. Se svolto con regolarità, **lo scambio diventa un potente strumento di retention** perché dimostra alle persone che vengono viste e consente di mappare potenzialità spesso sommerse dalla quotidianità operativa.

**Welfare e wellbeing aziendale? **Imprescindibili oggi. Non si tratta solo di offrire sessioni di yoga, ma di garantire attenzione al benessere ed equilibrio vita-lavoro. **Spesso mancano gli strumenti e il tempo necessario. **Scegliere un supporto esterno, con l’utilizzo di ***assessment* strutturati**, può rivelarsi vantaggioso per il business. Possono così emergere la motivazione reale di chi lavora all’interno, comprenderne i valori e capire se ci sono criticità che mettono a rischio una collaborazione proficua. 

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