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Se l’azienda si prende cura del personal branding

Chi mai oggi riempirebbe il carrello della spesa pescando a caso dagli scaffali una versione qualsiasi del prodotto a cui si è interessati? Nessuno. Chiunque invece cercherà uno specifico brand, da cui ci si aspetta determinate caratteristiche di qualità, prezzo, varietà e via così. La difesa e il rafforzamento del marchio è una necessità per ogni tipo di prodotto, siano essi oggetti o servizi. O anche persone.

Il personal branding risponde alle stesse logiche di qualunque altro marchio. Si crea un’immagine di sé partendo dai propri punti di forza e si cerca di diffonderla e farla sedimentare nel pubblico di riferimento. Nulla di nuovo in verità: il personal branding era parte dell’attività di un professionista anche prima che venisse definito da un neologismo inglese e che i social network ne rendessero creazione e diffusione incredibilmente più veloci; il CEO di Amazon Jeff Bezos affermava che il personal branding è ciò che gli altri dicono di noi quando siamo fuori dalla stanza. Ed è sempre stato una difficile sintesi tra una immagine di sé che si vorrebbe progettare a tavolino e ciò che si è realmente e che è impossibile e controproducente provare a cambiare completamente. Il personal branding deve essere modellato su se stessi.

“Fare personal branding è come trovare un punto di equilibrio e di confine tra ciò che sono a livello individuale e il mio ruolo professionale, il mio riferimento organizzativo, di cui sono volto, immagine e parola”, ha sostenuto Francesco Pozzobon, Changemaker, Head of Sales & Marketing di Digital Attitude durante una delle Digital Awareness Breakfast organizzate da ELIS e Digital Attitude. Per Valentina Marini, Competence Leader Digital HR Innovation di ELIS, “personal branding è prima di tutto avere consapevolezza di se stessi, dei propri tratti distintivi e degli obiettivi che si vogliono raggiungere per sviluppare, in un secondo momento, la capacità di raccontarsi rimanendo autentici e facendolo in maniera costante”.

Il personal branding come uno strumento per le imprese

Si sarebbe tentati di limitare questo argomento alle fasi iniziali della carriera di un professionista autonomo o alla fase della ricerca individuale di lavoro. Invece anche le organizzazioni possono cogliere i frutti di un buon brand dei propri dipendenti. La reputazione dell’azienda e quella dei suoi dipendenti sono strettamente legate, basti pensare all’importanza che grandi aziende americane attribuiscono al comportamento del proprio personale sui social network, arrivando anche al licenziamento di figure apicali.

Un ambiente di lavoro sano e stimolante all’interno produrrà automaticamente un’immagine positiva dell’impresa all’esterno, grazie alla ‘buona parola’ che i dipendenti fanno con il loro network, sia a livello personale sia sui social. Con il crescere dell’importanza del lavoro da remoto sale anche quella di far sentire coinvolti i collaboratori anche al di là della presenza fisica in ufficio.

“È importante far sentire i lavoratori ambasciatori della loro organizzazione, perché non c’è employer branding più efficace di quello che fanno le persone spontaneamente quando lavorano con soddisfazione in un’azienda” ha dichiarato Simona Menghini, Communications Director di Oracle Italia. “Come responsabile della comunicazione sento forte il compito di aiutare a uscire da ‘dietro le quinte’ coloro che lavorano in un determinato ambito, portando il loro contributo di valore, e dar loro voce in maniera più autorevole”.

“Oggi l’employer branding possiamo dire sia la somma dei personal branding di tutti coloro che formano l’azienda. Un’organizzazione può fare le cose più belle e innovative, ma se le sue persone ne parlano male o non ne parlano, l’employer branding non sarà mai efficace. Fondamentale è coinvolgere i collaboratori nella comunicazione interna. In ELIS, per esempio, abbiamo disegnato un percorso di Ambassador Academy, innescando una mindset transformation sull’impatto che il capitale umano può avere nell’azienda raccontando il proprio operato”, ha concluso Marini.

L’articolo Se l’azienda si prende cura del personal branding proviene da Parole di Management.

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