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Se il lavoro c’è, ma mancano (sempre) le competenze

Le assunzioni ripartono, ma la difficoltà di reperire i profili richiesti sul mercato (il fenomeno del cosiddetto talent shortage) in Italia è ai massimi da oltre un decennio. Lo conferma il ManpowerGroup Employment Outlook Survey (Meos), che ha indagato le prospettive occupazionali, conducendo un sondaggio su oltre 45mila datori di lavoro in 43 Paesi nel terzo trimestre 2021. Per quanto riguarda l’Italia, al netto degli aggiustamenti stagionali, aumentano del 7% le prospettive di occupazione rispetto al trimestre precedente. Un cambio di rotta a distanza di un anno e mezzo dall’inizio della pandemia, probabilmente dovuto all’avanzare della campagna vaccinale e al calo dei contagi.

Il trend più forte è previsto nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio (+14%) e delle costruzioni (+12%), e il mercato del lavoro più in crescita si prevede nel Nord Est, dove gli imprenditori intervistati hanno annunciato importanti piani di assunzione. Ancora brutte notizie, invece, per l’Ho.Re.Ca, già in crisi da più di un anno: qui i datori di lavoro prevedono una diminuzione delle assunzioni del 5%.

Le previsioni di ripresa cambiano, però, in base alle dimensioni aziendali: il management delle grandi imprese pensa a un aumento delle risorse nel prossimo trimestre, con una prospettiva di occupazione netta del 22%. Anche le Piccole e medie imprese si aspettano un aumento favorevole delle assunzioni, con previsioni del +6% e +7%. I datori di lavoro delle microimprese, invece, presumono di ridurre il livello di occupazione del 2%.

Ripartire dall’innovazione tecnologica e dalla formazione

Per quanto riguarda le competenze ricercate, è emerso che Logistica e Manifatturiero sono i settori in cui è più difficile trovare i profili professionali specializzati; rispetto alle funzioni, ci sono più difficoltà nell’IT, Vendite e Marketing. In Italia si registra inoltre il più alto livello di talent shortage da oltre un decennio (85%), quasi raddoppiato in soli tre anni.

“In un mondo in cui i modelli di business delle aziende si stanno trasformando con grande rapidità e che ha registrato tassi di disoccupazione sempre più alti a causa della pandemia, si afferma con sempre maggiore forza la difficoltà dei datori di lavoro nel trovare le persone con le giuste competenze”, ha confermato Stefano Scabbio, Presidente Sud Europa di ManpowerGroup. “Ed è proprio in questo scenario che si deve ripartire da innovazione tecnologica e qualificazione del capitale umano, due dimensioni fondamentali per colmare quel gap di posti di lavoro inoccupati per mancanza di competenze”.

Il talent shortage, comunque, non è solo un problema italiano: la ricerca evidenzia che sette datori di lavoro su 10 a livello globale segnalano difficoltà nell’assumere nuovo personale (dato più alto mai raggiunto dal 2006). Le maggiori difficoltà le hanno Francia (dove l’88% delle persone intervistate ha sollevato questo problema), Romania (86%), Svizzera (83%), Belgio (83%) e Turchia (83%). I tassi più bassi di talent shortage si registrano invece in Cina (28%), Stati Uniti (32%), India (43%) e Sud Africa (46%).

A livello globale, la carenza di talenti è maggiore nelle aziende più grandi. Le competenze soft più ricercate in ordine di importanza per le aziende, sono: responsabilità, affidabilità e disciplina; resilienza, tolleranza allo stress e adattabilità; spirito d’iniziativa; ragionamento, risoluzione dei problemi; leadership e influenza sociale; pensiero critico e analisi; collaborazione e lavoro di squadra; creatività, originalità; apprendimento attivo e curiosità.

 

L’articolo Se il lavoro c’è, ma mancano (sempre) le competenze proviene da Parole di Management.

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