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title: Rapporto Cnel, la meglio gioventù dice addio all’Italia
description: "Renato Brunetta, Presidente del Cnel, presentando il rapporto L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati, ha detto: “Ci vorrebbe una rivoluzione culturale copernicana per risolvere questioni complesse come quella della denatalità e della glaciazione demografica”. E ce ne vorrebbe fo..."
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date: 2025-12-09
author: Lorenzo Sernicola
url: https://www.este.it/contenuti/rapporto-cnel-la-meglio-gioventu-dice-addio-allitalia/
categories: [Contenuti]
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# Rapporto Cnel, la meglio gioventù dice addio all’Italia

![Rapporto Cnel, la meglio gioventù dice addio all’Italia](https://www.este.it/wp-content/uploads/2025/12/giovane_expat-min-scaled-4uoqT6-1024x681.jpg)

Renato Brunetta, Presidente del Cnel, presentando il rapporto *L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati*, ha detto: “**Ci vorrebbe una rivoluzione culturale copernicana per risolvere questioni complesse come quella della denatalità e della glaciazione demografica**”. E ce ne vorrebbe forse una anche per far rientrare dall’estero, dopo essere partiti – magari per un’esperienza di studio o di lavoro i **circa 630mila 18-34enni emigrati tra il 2011 e il 2024.** Il saldo, al netto degli immigrati, è pari a -441mila persone. Nel solo 2024 sono -61mila.

Significa che dopo aver superato i confini nazionali i giovani decidono di non far rientro, andando a spolpare le già magre fila delle nuove generazioni, sempre di più una minoranza.** I giovani erano 15,2 milioni nella metà degli Anni 90 e 10,24 nel 2024 **nonostante l’arrivo – ha specificato Brunetta – di quasi 2 milioni di ragazzi provenienti da Paesi a basso reddito. In assenza di nuovi ingressi, nel 2040 caleranno ancora fino a quota 8,8 milioni.

## L’emigrazione più dal Nord che dal Sud

Se ne vanno in tantissimi: complessivamente gli expat 2011-24 corrispondono al 7% dei giovani residenti in Italia nel 2024. Colpisce poi che **a espatriare non è solo chi proviene dalle Regioni più svantaggiate del Sud**. Il 49% di chi va all’estero è di origine settentrionale, superando il 35% del Mezzogiorno. Le tre regioni con il valore maggiore sono Lombardia (28,4 miliardi), Sicilia (16,7) e Veneto (14,8). Ma del resto il Mezzogiorno, secondo i dati Svimez, **tra il 2021 e il 2024 ha registrato una crescita del Pil dell’8,5%, **superando la media nazionale e il Centro Nord (+5,8%). Tra la spinta del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e il potenziale della Zes si è reso più competitivo di altre parti d’Italia.

Quanto vale invece **la perdita di capitale umano dovuta agli expat? Ben 159,5 miliardi secondo il Cnel, **calcolando il saldo migratorio più il costo sostenuto dalle famiglie e, per la sola istruzione, dal settore pubblico, per crescere ed educare gli italiani emigrati. Sul Pil il peso percentuale è del 7,5%.

## Addio ai giovani più qualificati

Uno dei nodi è che a lasciare il Paese sono i ragazzi più qualificati. “Fuga dei cervelli” è l’espressione più usata e talvolta al centro delle polemiche. Ma rispecchia i fatti:** tra chi ha lasciato il Paese nel triennio 2022-24, il 42,1% è laureato, in aumento** rispetto al 33,8% dell’intero periodo 2011-24. Al di sopra o vicini alla metà Trentino (50,7%), Lombardia (50,2%), Friuli-Venezia Giulia (49,8%), Emilia-Romagna (48,5%) e Veneto (48,1%). Le quote più basse si registrano in Sicilia (26,5%) e Calabria (27,2%). Non trovano sbocchi per mettere a frutto le competenze maturate, così si guardano altrove e salutano casa per mete dove saranno – forse – più valorizzati.

Il rapporto giunge anche a un’altra conclusione. Sarebbe normale il fenomeno degli expat, **“perché le economie mature di per sé sono in competizione per l’attrattività”, **ha osservato Brunetta. Ma sul fronte opposto il nostro Paese richiama giovani stranieri? Molto poco. L’Italia da un lato è destinataria di flussi dai Paesi più poveri, dall’altro lato non ne riceve altrettanti da Paesi avanzati. È questo che la contraddistingue in negativo, spiega il report del Cnel. “La sua scarsa attrattività è la cartina di tornasole di **quei ritardi che l’Italia ha progressivamente accumulato nel corso di decenni”, **ha commentato il Presidente del Cnel

## Salari più alti e più prospettive di carriera

Come si esce dallo stallo? **“Servono salari e prospettive di carriera più competitive, costo della vita sostenibile,** investimenti in innovazione e ricerca, una nuova cultura del lavoro e della meritocrazia”, è la ricetta di Brunetta. Che parla anche di “serbatoi” da cui attingere. Come per esempio gli **1,3 milioni di giovani *Not in education, employment or training* (Neet) tra i 15 e i 29 anni**. Una potenziale leva della modernizzazione strutturale e valoriale, per arrivare all’obiettivo di 27-28 milioni di occupati entro la fine del decennio.

E poi superare il ***gender gap* nel mercato del lavoro e il tasso di inattività femminile **tra i più alti in Europa: “Secondo l’Ocse colmare il divario – soprattutto tra le nuove generazioni – potrebbe garantire all’Italia il maggiore incremento del Pil pro capite tra tutti i Paesi europei”. Un vero booster per un’Italia che non sia più fanalino di coda. Mettere i giovani al centro. Conviene a tutti.

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