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title: Quanto ci costa la guerra?
description: È in corso l’ennesimo choc geopolitico. Lo scoppio della guerra tra Usa e Israele contro l’Iran non è stato un fulmine a ciel sereno. Ma adesso che il conflitto non è più solo un timore, ma realtà dei fatti, è iniziata la conta dei potenziali danni. A traballare è l’intera economia globale. E l’Ital...
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date: 2026-03-05
author: Lorenzo Sernicola
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categories: [Contenuti]
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# Quanto ci costa la guerra?

![Quanto ci costa la guerra?](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/03/Costi_guerra_iran-scaled-J4LSDc-1024x646.jpg)

È in corso l’ennesimo **choc geopolitico**. Lo scoppio della guerra tra Usa e Israele contro l’Iran non è stato un fulmine a ciel sereno. Ma adesso che il **conflitto **non è più solo un timore, ma realtà dei fatti, è iniziata la **conta dei potenziali danni**. A traballare è l’intera economia globale. E l’**Italia** risulta coinvolta fino al collo, posizionata com’è in Europa come uno dei **principali partner commerciali **della Repubblica islamica iraniana. 

Un dato su tutti a testimonianza delle **relazioni Italia-Iran**. Secondo quanto riportato dal sito dell’ambasciata iraniana a Roma, nel 2023 il volume degli **scambi commerciali tra i due Paesi ha registrato un volume pari a 750 milioni di euro**, di cui 600 milioni composti da esportazioni italiane verso l’Iran e 150 da esportazioni iraniane verso l’Italia. È stato però tra il 2015 e il 2017 che si è raggiunto il picco, con **valori che hanno superato i 7 miliardi di euro**. Poi le sanzioni secondarie imposte dalla prima amministrazione del Presidente Usa Donald Trump nel 2018 contro chi facesse affari con l’Iran avevano ridimensionato i rapporti, **portando da ultimo le esportazioni italiane a dimezzarsi**. Pur mantenendo tuttora rilevanza, attestandosi a quota 528 milioni nel 2025.

## Le imprese lombarde sono le più esposte

Considerando quanto espresso dall’ambasciata iraniana, sul tavolo resta quindi il rischio di pesanti contraccolpi economici. **Un primo allarme è arrivato da Confindustria Lombardia**, che ha ricordato quali pericoli corrano le imprese lombarde, tra le più invischiate negli affari con i Paesi del Golfo Persico. Per queste, la preoccupazione principale riguarda al momento la **tenuta delle Supply chain** e del commercio: verso i **Paesi del Golfo Persico** l**a Lombardia ha esportato nel solo 2024 prodotti manifatturieri per oltre 6 miliardi di euro**, importando a sua volta 1,26 miliardi di beni. Un interscambio che, ha ricordato un comunicato di Confindustria Lombardia, **vale tre volte** quello della regione con l’**area Mercosu**r.

Tra le **filiere produttive maggiormente a rischio**, sottolinea l’associazione degli imprenditori lombardi, ci sono **macchinari e apparecchi (**2,19 miliardi di export), **prodotti petroliferi raffinati **(465 milioni di euro di importazioni), **sostanze e prodotti chimici** (434 milioni di import e 604 milioni di export), metalli di base e prodotti in metallo (175 milioni di import e 855 milioni di esportazioni). Ma i nodi non si esauriscono certo qui. 

## I balzi di petrolio e gas

Lo spauracchio più grande è adesso tutto concentrato su **petrolio e gas**, oltre che sulle forniture che passano per lo **Stretto di Hormuz,** considerato a tutti gli effetti l’ombelico del mondo**.** Dal braccio di mare sotto il Golfo Persico, largo circa 33 chilometri – paragonabile per dimensioni all’Adriatico – passa circa il **30% del petrolio mondiale** (in media oltre 25 milioni di barili quotidiani): gli analisti hanno stimato che se la chiusura dovesse proseguire (al momento risulta bloccato, sotto la minaccia di droni e missili, circa il 90% del traffico), **il prezzo al barile del petrolio potrebbe sfiorare i 100 dollari**. Ma per l’Italia è l’aspetto da temere meno. **Solo il 4% del petrolio che transita da Hormuz è diretto in Europa**. Ancora minore la percentuale indirizzata agli Usa, appena il 2%. È **Pechino** il **principale acquirente di petrolio iraniano**: alla Cina sono, infatti, destinati circa 1,5 milioni di barili al giorno.

La vera questione è che per lo **Stretto** **di Hormuz** passano anche i **cargo carichi di gas naturale liquefatto** che dal Qatar salpano verso Europa, Medio Oriente e Cina. E dal 28 febbraio 2026, giorno di inizio del conflitto, il prezzo di riferimento europeo al Title transfer facility, **principale mercato di scambio con sede ad Amsterdam è in vertiginoso rialzo**. Le quotazioni del 4 marzo 2026 si sono chiuse a oltre 50 euro per megawattora. 

Le conseguenze in bolletta sono a un passo perché **il costo dell’elettricità risente direttamente dell’andamento delle quotazioni del gas**, salite del 76% da fine febbraio 2026. **Del 60% invece il balzo del prezzo all’ingrosso dell’energia**. Aumenti che non sembrano del tutto giustificati: “Considerato che gli stock in Europa sono intorno al 40% e in Italia al 48%, il rischio è che, come per il conflitto in Ucraina, dietro la nuova crisi energetica ci siano **fenomeni speculativi**”, ha sottolineato il **Presidente di Confindustria Lombardia Giuseppe Pasini.** Rincari che inoltre, ha ricordato lo stesso Pasini, rischiano di annullare i benefici del **decreto energia** **a favore di famiglie e PMI**. 

Secondo le stime di **Assium**, l’associazione degli **Utility manager**, un incremento del 10% su gas ed elettricità costerebbe alle famiglie italiane circa 207 euro in più all’anno; se l’aumento toccasse il 30% per il gas e il 25% per la luce, l’aggravio salirebbe a 585 euro a famiglia. Gli effetti insomma sarebbero a catena, partendo dalla spinta sull’inflazione. Senza contare le **ricadute su tutta l’industria**, europea e non solo. 

## Coldiretti: allarme per l’Agroalimentare

Altro allarme arriva da **Coldiretti**, in un settore a cui si è pensato meno finora, ovvero l’**Agroalimentare**. Che risulta invece a sua volta coinvolto. “Negli ultimi quattro anni i **fertilizzanti hanno registrato un +46% e l’energia un +66%.** Il nuovo scontro bellico rischia di compromettere nuovamente la continuità al lavoro delle nostre imprese agricole”, ha affermato il **Presidente della Coldiretti Ettore Prandini**.

Dalle aree interessate dalla guerra proviene infatti il **25% della disponibilità globale e più del 33% dei fertilizzanti **utilizzati nel mondo. **“**Se consideriamo che un’altra quota rilevante è prodotta in Russia e Bielorussia corriamo il pericolo di **restare senza uno strumento fondamentale** **per l’attività agricola**”. Eventuali interruzioni avrebbero conseguenze inevitabili: aumento dei costi di gestione lungo tutta la filiera agroalimentare e a seguire crescita dei prezzi per i consumatori. Insomma, **il futuro, già complesso, sembra diventato ancor più caro**.

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