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title: Più produttivi con l’Intelligenza Artificiale (etica)
description: "L’Italia spende poco in digitale, meno dei suoi competitor europei, e le conseguenze si vedono da decenni nei dati sulla produttività. I numeri che porta sono impietosi: il nostro Paese è quarto in Europa per spesa digitale in valore assoluto, ma la penetrazione sul Prodotto interno lordo (Pil) si f..."
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date: 2026-04-22
author: Lorenzo Sernicola
url: https://www.este.it/contenuti/piu-produttivi-con-lintelligenza-artificiale-etica/
categories: [Contenuti]
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# Più produttivi con l’Intelligenza Artificiale (etica)

![Più produttivi con l’Intelligenza Artificiale (etica)](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/04/Impresoft_Gerardi_PdM-scaled-tfxDdf-1024x678.jpg)

**L’Italia spende poco in digitale**, meno dei suoi competitor europei, e le conseguenze si vedono da decenni nei dati sulla produttività. I numeri che porta sono impietosi: **il nostro Paese è quarto in Europa per spesa digitale in valore assoluto**, ma la penetrazione sul Prodotto interno lordo (Pil) si ferma all’1,9%, contro il 2,6% dei Paesi europei comparabili, il 3% dei Paesi nordici, e oltre il 4% degli Stati Uniti.

È stato proprio partendo da questi numeri che **Alessandro Geraldi, Group CEO di Impresoft** ha iniziato il suo ragionamento su come **il digitale resti fondamentale per migliorare la produttività del Paese**: “Tutti noi sappiamo che negli ultimi 20 anni il Pil è stato piatto; gli economisti dicono che **il problema è la produttività, perché si è investito poco e male in digitale**”. Il risultato è quello che il manager chiama “**debito tecnologico**”: “È come non aver manutenuto l’impianto idraulico o quello elettrico; puoi anche dare una rinfrescata alla casa, ma **se non hai l’infrastruttura dati, non vai da nessuna parte**”.

Questo ‘debito’ rende ancora più urgente da parte delle aziende italiane **l’adozione delle tecnologie**, in particolare dell’Intelligenza Artificiale (AI). Ma al tempo stesso, adottare l’AI complica il quadro, perché si tratta di una tecnologia che funziona bene solo se c’è un **ecosistema di dati e processi su cui appoggiarsi**.

## Sperimentare l’uso dell’AI per l’adozione

Proprio per rispondere alle necessità del mercato, Imp**resoft è al lavoro sul progetto “AI first at scale”**: non basta essere pionieri nell’adozione dell’AI, bisogna riuscire a **far funzionare quella sperimentazione in modo sistematico**, su tutti i 1.700 collaboratori del gruppo e sull’intera offerta ai clienti. “Non vogliamo essere solo *AI first*, ma *AI first at scala*; in maniera deliberata abbiamo detto alle nostre persone: **andate, utilizzate, sperimentate**. Non abbiamo avuto un approccio comando e controllo, un solo Large language model (LLM), una sola architettura aperta. Questo è stato fondamentale per **fare tanta sperimentazione all’interno**”, ha spiegato il manager.

L’AI, infatti, è già **pervasiva nell’operatività quotidiana del gruppo**: nel supporto al codice, nella gestione dei ticket dei clienti, nell’analisi delle performance di marketing, nel controllo finanziario. Ma **la tecnologia non è uno strumento per ridurre il personale**: è dunque una scelta valoriale prima ancora che strategica, tanto che il claim di Impresoft è “**AI First. Human Amplified**”. “Non pensiamo di ridurre gli investimenti in persone che fanno codice, ma addirittura di aumentarli. **Gli sviluppatori hanno competenze che l’AI non avrà con facilità** e mi riferisco, per esempio, alla gestione della qualità e all’ecommerce. La differenze è che **con l’AI le persone possono svolgere attività che fino a ieri non riuscivano a fare**”, ha argomentato Geraldi.

## Una governance dell’AI tutta italiana

Uno degli elementi più originali del posizionamento di Impresoft è la scelta di **sviluppare internamente un modello di governance dell’AI** coerente con i valori del contesto italiano ed europeo. Trasparenza degli algoritmi, sovranità del dato per i clienti, piena aderenza all’AI Act europeo: non uno slogan, ma un framework operativo già in vigore. Geraldi è stato diretto anche sui rischi: “Ci rendiamo conto che quando si utilizza **l’AI, essa è manipolatoria**, perché cerca di ingaggiarci e sa usare la dopamina per stimolarci a stare sempre di più su quegli strumenti. Per questo abbiamo **rilasciato le policy di governance**. Non sconsigliamo l’uso dell’AI, ma **vogliamo tutelare l’azienda e le persone**; quindi evitiamo lo *shadow AI*, diamo strumenti aziendali certificati e formiamo le persone a usarli bene”.

Su questo punto la posizione del gruppo **si discosta nettamente da chi vede nell’AI solo un moltiplicatore di efficienza** da introdurre il più rapidamente possibile. Per l’azienda, il ritmo dell’adozione conta quanto la direzione: “Avere un unico punto di riferimento per guidare la trasformazione digitale richiede un muscolo allenato all’innovazione. **Fare software significa veramente innovare**, mettersi dalla parte del cliente”.

**Il tema della formazione** è uno di quelli sui quali Geraldi si sofferma con più passione. Il problema, ha spiegato, non è solo insegnare alle persone a usare gli strumenti di AI: è **costruire un’abitudine all’aggiornamento continuo**, in un contesto in cui ogni settimana le tecnologie cambiano in modo significativo: “**La formazione deve cambiare radicalmente**. Non può più essere di tipo universitario. Mi ricorda la formazione che si fa agli scout, con il passaggio orale di nozioni in piccoli gruppi; e così bisogna fare **con l’AI per confrontarsi su come la si sta usando** e capire che cosa è cambiato, perché ogni settimana tutti ci rendiamo conto che c’è qualcosa di nuovo da scoprire o che è stato rilasciato”.

## Il ruolo per rilanciare il sistema Paese

Dal racconto di Geraldi è emerso che non siamo di fronte a un’azienda tecnologica in corsa verso la crescita a tutti i costi. Piuttosto la descrive meglio l’immagine di un **player che si sente depositario di una responsabilità precisa** nei confronti del tessuto produttivo italiano: “Il nostro ruolo fondamentale è stare tra i grandi vendor internazionali e i clienti. Prima di tutto abbiamo **l’obbligo morale di conoscere l’AI** – e questo vale per tutte le persone del gruppo – e di usarla eticamente e bene. Ma soprattutto dobbiamo assicurare che nelle aziende **ci sia l’infrastruttura fondamentale per renderle competitive** partendo dai dati e arrivando ai processi; poi c’è l’AI che può aiutare a usare le informazioni in modo efficace”.

Il mercato sul quale Impresoft è concentrata è il ***mid-to-large* italiano,** quella ‘pancia del Paese’ fatta di Manifattura, Retail e Pharma che producono, esportano e competono, ma che fino a poco tempo fa pochi grandi operatori ICT avevano scelto davvero come priorità. La scommessa sta pagando: **nel 2026 il gruppo prevede di chiudere intorno ai 240 milioni di euro di ricavi**, con una crescita organica che si aggira intorno al 10% in un mercato che non cresce a quella velocità.

Quella del player di tecnologia è stata una **crescita legata al fondo Clessidra**, arrivato nel 2022 e che da allora ha visto il gruppo **completare 18 acquisizioni**, integrando realtà imprenditoriali italiane di qualità. **Oggi il 57% dei ricavi arriva dal Manifatturiero**, il 15% dal Retail, circa il 7% dal Pharma e dall’Healthcare: “Vuol dire conoscere profondamente il mercato di sbocco”, ha sottolineato Geraldi, il cui obiettivo è **rendere le aziende italiane davvero algoritmiche**, basate sulla conoscenza, e farle diventare più competitive nel mondo.

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