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Piattaforme container per la gestione dei micro-servizi

Due sono gli approcci all’innovazione: essere follower oppure cavalcare la trasformazione rendendola una priorità anche attraverso un modello più conservativo, procedendo per osservazione, cioè guardando altri (anche di settori diversi) ed evolvendo secondo necessità. Quella necessità innovativa che oggi conduce a trasformare i Chief Information Officer (CIO) in figure sempre più strategiche perché la tecnologia ha assunto un ruolo fondamentale nell’evoluzione del business e delle organizzazioni stesse.

A prescindere dall’approccio, quello che è evidente è il bisogno di innovarsi e di digitalizzarsi. E non solo a causa della pandemia (che di certo ha accelerato la trasformazione digitale delle aziende): il cloud, l’Intelligenza Artificiale, i software predittivi e di Machine learning sono solo alcune delle tecnologie emergenti che si possono utilizzare per rispondere alle nuove esigenze del mercato, ma anche interne alle imprese.

Come orientarsi nel mare magnum dell’innovazione? Serve una guida. “Osservando i nostri clienti, notiamo un grande bisogno di essere aiutati e guidati”: a spiegarlo è Giorgio Galli, Senior Manager Solution Architect di Red Hat, azienda nata più di 25 anni fa per offrire software open source di livello enterprise (“Un modello che permette di innovare continuamente in una logica di scambio e collaborazione”, dice il manager). “L’innovazione è resa disponibile a chiunque”, prosegue Galli. E con il termine “chiunque” si intendono le aziende di tutte le dimensioni e settori industriali per le quali l’open source è oramai diventato sinonimo di innovazione. “Secondo una recente survey”, prosegue Galli, “oggi il 90% dei leader IT utilizza Enterprise Open Source e il 79% prevede di incrementarne l’utilizzo attraverso le tecnologie emergenti nei prossimi due anni”.

La spinta innovativa delle emerging technology

Questa spinta innovativa dell’open source ha favorito l’adozione di “tecnologie emergenti” e, tra queste, l’ambito relativo ai “container” sicuramente desta un grande interesse tra gli addetti ai lavori. Si tratta di una evoluzione che gli esperti in tema di trasformazione digitale definiscono “containerizzazione”. Di fatto rappresenta una fase successiva alla tradizionale virtualizzazione. Spiega Galli: “Oggi queste nuove piattaforme hanno raggiunto un livello di maturità tecnologica importante e consentono di gestire in modo decisamente più agile e scalabile i servizi che le aziende erogano. Favoriscono in modo sostanziale il time to market che in molti mercati è quanto mai obbligatorio”.

Come dice il manager di Red Hat, in cima della piramide resta l’esigenza del business di essere supportato efficacemente dalle applicazioni. Come? “Da questo punto di vista assistiamo ad una importante spinta di modernizzazione applicativa verso modelli cloud-native, o attraverso la scomposizioni delle architetture monolitiche o attraverso lo sviluppo ex novo. In entrambi i casi la direzione è verso architetture applicative a micro-servizi, che fanno leva anche a soluzioni middleware e alle piattaforme containerizzate”. Per Galli, va anche tenuto presente che microservizi e container obbligano le organizzazioni a una rivisitazione dei loro processi di sviluppo e rilascio secondo le pratiche “DevOps” (parola che combina “sviluppo”, Dev, e “operazioni”, Ops). “Questi tre ingredienti, opportunamente combinati, consentono agilità, scalabilità e velocità, indispensabili per rilasciare servizi in modo più rapido e frequente grazie alla capacità di far evolvere solo le componenti necessarie” .

Il cloud oggi è un modello a cui fanno riferimento molte aziende. L’offerta tecnologica permette certamente di muoversi definendo le strategie più idonee. “Gli ultimi mesi ci hanno insegnato quanto mai sia necessario fare scelte tecnologiche aperte, che permettano la massima flessibilità. Questo è il motivo per cui in Red Hat abbiamo da tempo sposato l’approccio Open Hybrid Multicloud che permette alle aziende di adottare le nostre tecnologie, a partire dalla Platform as a Service OpenShift, su data center esistenti (on premise) o su cloud pubblico degli hyperscaler o anche provider minori, ma certificati”. Un servizio che dà alle aziende la possibilità di decidere dove erogare i propri servizi di business tenendo in considerazioni diversi aspetti quali i costi, le regolamentazioni di mercato, la disponibilità computazionale e la scalabilità.

“Siamo in una fase particolarmente interessante, dove la convergenza di molte tecnologie emergenti permette oggi alle organizzazioni di definire i propri obiettivi e perseguirli avviando quei progetti di trasformazione che il business richiede”, conclude Galli. “È il momento giusto per fare leva su tutti questi elementi e cavalcare l’innovazione. Red Hat con le sue soluzioni, competenze ed esperienze maturate è in grado di affiancarsi ai clienti e condividere questi obiettivi sfidanti”.

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