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title: Orchestrare i dati nella giungla informativa
description: "Le imprese non hanno mai avuto a disposizione così tanti dati. Eppure non è detto che riescano a usarli. Si stima che il patrimonio informativo aziendale cresca di oltre il 60% ogni mese, alimentato da più di 400 fonti diverse; ma il 90% di questi dati non è strutturato. Il risultato? Una ‘giungla’..."
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date: 2026-06-29
author: Lorenzo Sernicola
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categories: [Contenuti]
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# Orchestrare i dati nella giungla informativa

![Orchestrare i dati nella giungla informativa](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/06/salvatore_paparelli_ok-kdUC2d-1024x670.jpg)

Le imprese non hanno **mai avuto a disposizione così tanti dati**. Eppure non è detto che riescano a usarli. Si stima che il **patrimonio informativo aziendale cresca di oltre il 60% ogni mese**, alimentato da più di 400 fonti diverse; ma **il 90% di questi dati non è strutturato**. Il risultato? **Una ‘giungla’ informativa** in cui il rischio non è più la scarsità, bensì l’incapacità di trasformare l’abbondanza in valore.

È in questo scenario che si inserisce **la promessa dell’Intelligenza Artificiale (AI)**, attorno alla quale però aleggia un paradosso: il ben noto report del MIT ha già evidenziato che **il 95% dei progetti di AI fallisce **perché le aziende sviluppano iniziative che non possono essere scalate e che non producono un impatto finanziario. La ragione, a ben vedere, è a monte: **senza dati non può esserci AI**. Ed è proprio sui dati – qualità, governo e orchestrazione – che si è concentrata la **seconda giornata dell’evento clienti di Tesisquare** alle Tenute Fontanafredda di Serralunga d’Alba, dove, oltre al [passaggio di timone tra il Fondatore dell’azienda Giuseppe Pacotto e il nuovo Amministratore Delegato Salvatore Paparelli](https://www.paroledimanagement.it/fabbrica/dialogo-e-tecnologie-tesisquare-si-rilancia-con-il-cambio-di-timone/), è stata annunciata e approfondita la nuova Platform 8.0.

Nella giornata definita “*constructive*” dallo stesso Paparelli, il manager si è concentrato sulle novità, in particolare dell’AI: “Non crediamo in modelli chiusi o in ecosistemi isolati; **vogliamo essere una piattaforma aperta**, capace di integrare le migliori innovazioni disponibili e di sviluppare nuove funzionalità insieme ai nostri clienti. **La nostra idea di AI è partecipativa, collaborativa** e orientata alla creazione di valore concreto per le imprese”.

Ma l’AI, ha rimarcato Paparelli, **è prima di tutto una sfida organizzativa**: coinvolge l’intera azienda in un cambiamento, nel quale **le persone sono chiamate a modificare il proprio paradigma interno**. In questo scenario **i nuovi leader sono quelli che non attendono l’autorità assegnata da un organigramma**, ma se la prendono perché spetta loro di diritto: **a guidare è chi possiede la visione end-to-end dei processi**. Per riuscire nella trasformazione serve uscire dalla comfort zone, **alzare lo sguardo e diventare il ‘radar’ dell’azienda**, capace di suggerire al Chief Executive Officer (CEO) come trasformare la tecnologia in valore. E serve coraggio.

Da qui l’invito di Paparelli rivolto in particolare ai Chief Information Officer (CIO) e ai Responsabili della Supply chain: **prendersi il posto che spetta loro nei board aziendali**. Il problema, ha ammesso il manager, è che spesso **questi manager non sanno come parlare ai vertici**. La ricetta è racchiusa **nell’acronimo Board, creato dallo stesso Paparelli**: **Brief** (incontri brevi ed efficaci); **open** (dire le cose come stanno); **accurate** (essere puntuali negli interventi), **relevant** (cogliere il momento giusto per farsi ascoltare); **diplomatic** (presentarsi come chi ha la verità in tasca non funziona). Seguendo questi passaggi i manager che hanno la visibilità completa sui processi possono conquistare il posto che si meritano per il bene dell’azienda.

## Senza dati non c’è Intelligenza Artificiale

A inquadrare la **rivoluzione dell’AI ci ha pensato Pierre-François Kattenbach**, Senior Managing Director di Accenture, con un intervento volutamente provocatorio sul tema. Le aziende chiedono l’AI Generativa, ha osservato il manager, ma **ciò di cui hanno davvero bisogno sono i dati**: informazioni corrette e accessibili, oltre al tempo per collaborare. Una sfida resa più ardua dalla **scala raggiunta dalle catene di fornitura**, dove, per esempio, un fornitore di primo livello può oggi coinvolgere migliaia di supplier e generare milioni di dati.

La strada, nella lettura di Kattenbach, passa **dall’organizzazione e dalla pulizia dei dati** – il vero prerequisito – per arrivare a una **Supply chain autonoma**, in cui, in un futuro non lontano, **sono gli stessi sistemi a negoziare con i fornitori grazie all’AI**. Ma la tecnologia, da sola, non basta: al di là del passaggio dalle soluzioni stand alone a quelle ‘orchestrate’, come già anticipato, **la partita si gioca sulle persone e sul loro coinvolgimento nel cambiamento**. Il futuro, ha sintetizzato il manager di Accenture, non è più una questione tecnologica, ma di ‘better intelligence’, cioè la **capacità di leggere e interpretare le informazioni**.

## Quando il dato diventa un asset

A spiegare come trasformare i dati in valore è stato **Mario Messuri, Senior Executive Advisor di Tesisquare**, che ha posto l’accento su un cambio di cultura presentando la **nuova Platform 8.0**: il dato deve diventare un asset. Un percorso che parte dalla **raccolta e dalla certificazione delle informazioni**, prosegue con l’individuazione di parametri di misurazione e arriva alla capacità di collegare elementi apparentemente distanti per costruire scenari predittivi. Con **dati accurati e un certo grado di automazione**, la tecnologia può spingersi a **livelli come l’autonomous procurement** (alle persone è lasciata però la decisione finale). In tutto questo, l’AI è uno strumento di accelerazione.

Ma **il dato diventa davvero valore solo quando se ne può determinare l’impatto** – anche finanziario – e quando se ne mantiene il controllo: **dalla categorizzazione alla misurazione**, fino alla domanda che dovrebbe precedere ogni iniziativa, il “the reason why”, che muove ogni cosa. Da qui la proposta, lanciata da Messuri, di **dare vita a un ‘club delle domande’**. Continuare a porsi sempre gli stessi interrogativi, è il ragionamento del manager, non genera miglioramento né innovazione; la sfida è, invece**, formulare domande di business nuove e, soprattutto, più complesse**. Che cosa accade, per esempio, se riduco il personale nelle operazioni di carico e scarico? Se un tempo era arduo rispondere a questi quesiti, oggi, **grazie ai dati e alla simulazione**, è possibile affrontarli in modo più efficace.

Proseguendo nel calare la teoria nella pratica e nello scenario tecnologico delle aziende, Messuri ha messo in guardia dal **diffuso fenomeno della proliferazione degli applicativi**. Spesso è il business ad acquistarli, scavalcando addirittura il CIO e generando **confusione nello scenario applicativo aziendale**. Il risultato è una **serie di rischi concreti**: dalla sovranità del dato – chi la detiene? – alla gestione di release asincrone, dall’aumento dei costi di manutenzione alle sfide di integrazione, fino ai nuovi pericoli sul fronte della cybersecurity e della data corruption.

## Dai silos alla Supply chain convergente

Una risposta a questa frammentazione è il concetto di **ecosistema dell’orchestrazione**, cioè una soluzione capace di **coprire l’intero landscape applicativo**. Che cosa significa, in concreto? **Gestire tutti i dati all’interno di un’unica piattaforma **per catturare valore lungo ogni fase del processo. Attorno all’ordine – il cuore dell’ERP – ruotano così le **diverse funzioni della catena di fornitura**: dalla qualifica dei fornitori al tender, dall’advanced shipping notes alla gestione *inbound*–*outbound*, dalla fatturazione elettronica fino al regulatory management richiesto dalle varie normative. **A ogni passaggio corrisponde un’occasione di generare valore**, grazie all’automazione e alla piena visibilità delle informazioni.

È questa la filosofia alla base della **Platform 8.0, costruita su un’architettura a microservizi che lascia ai clienti libertà di scelta** e le cui funzionalità nascono dall’ascolto e dal confronto con le aziende. La novità di fondo – figlia di uno sviluppo di circa due anni – è il **superamento delle logiche per silos a favore di una Supply chain convergente**. Si è così arrivati a un’unica suite in grado di coprire tutti i processi, in cui il dato – sicuro, conforme alle normative e trattato come un vero asset – torna a essere governabile.

## Un approccio ‘AI native’

Sul tema **dell’AI nella Supply chain e sull’orientamento della soluzione** è intervenuto **Gianluca Giaccardi, Chief Product Officer di Tesisquare**, partendo da una constatazione onesta: **l’impatto dell’AI non è ancora certo**, ma quando si manifesterà avrà conseguenze profonde. È anche per questo che l’azienda ha scelto di **accelerare lo sviluppo in questa direzione**. Una scelta supportata dai trend di mercato: secondo Gartner, **gli use case a bassa complessità sono destinati a una crescita esponenziale**, mentre lo stesso non varrà per quelli più complessi. In questo quadro si capisce la **proposta di un approccio AI driven** – e, anzi, AI native – in cui gli agenti intelligenti diventano **leve per generare benefici concreti**.

Tre gli obiettivi dichiarati. Il primo è **l’automazione dei processi**, avviata dalla gestione documentale con **AgentDoc**; il secondo è **l’interazione in linguaggio naturale**, affidata a **Cogito**; il terzo è **l’AI Open**, che consente di **realizzare nuovi agenti AI specifici** per le diverse esigenze. A completare il quadro c’è **Synapse**: una tecnologia che non si limita a unire i dati, ma permette all’AI di **rispondere a domande complesse**, per esempio individuando le cause di un processo andato storto, talvolta **proponendo più ipotesi di spiegazione**.

Lo sguardo si è poi spinto anche oltre. **Tra il 2028 e il 2031 sarà la volta dei World Model**: modelli capaci di **rappresentare la realtà attraverso grandezze nascoste** e di aiutare le organizzazioni ad affrontare situazioni difficilmente prevedibili. Il principio è quello della **simulazione prima dell’azione**.

Per reggere uno scenario simile, Tesisquare ha rivisto anche il proprio **modello di release**: aggiornamenti rapidi, portati al cliente senza impatti né vincoli. La parola d’ordine è la velocità, che in questa fase di rivoluzione dell’AI non è un’opzione ma “**la sola strategia che ci può permettere di vincere insieme**”, come ha detto Paparelli. Perché l’AI, è la sintesi, non è un software da installare: è **scambio di dati in tempo reale**, è qualità del dato strutturato, è capacità di convivere con un’incertezza ormai strutturale. In una giungla informativa, **la sfida competitiva non è più accumulare dati, ma orchestrarli**. E farlo, ancora una volta, mettendo al centro non la sola tecnologia, ma le persone che da quei dati devono trarre le decisioni.

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