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Ora il greenwashing non basta più

Le persone sono al corrente di ciò che accade al Pianeta. L’ecologia non è più un argomento per biologi e scienziati. Conseguentemente, le scelte non possono che tenere conto degli effetti che ogni gesto ha sulla salute della Terra. A quanto pare non si tratta solo di una percezione dovuta alla comunicazione massiccia sulla sostenibilità: gli italiani ci tengono davvero e non solo superficialmente. A dirlo è uno studio condotto da SAP, azienda di applicazioni software attenta all’ambiente (tanto da diventare carbon-free entro il 2023, e non nel 2025 come si era prefissata tempo fa), che ha coinvolto 1.250 consumatori.

Lo studio, dal titolo Cares sustainability research 2021 – Sustainable consumption in Italy, dimostra come le imprese debbano oggi essere consapevoli dell’importanza della sostenibilità dei propri prodotti. A livello profondo, e non solo d’immagine. È infatti il 44% degli italiani intervistati a considerarla un tema importante. E se le tendenze cambiano in base al mercato (si passa per esempio dal 45% delle persone che cercano cibi sostenibili al 39% dei consumatori fashion che guardano alla provenienza dei tessuti), l’ecosostenibilità si sta dimostrando un settore che in Italia continua a progredire.

Durante l’evento di presentazione dello studio, avvenuto a giugno 2021, Carlos Diaz, Chief Sustainability Officer di SVP e SAP EMEA South, ha spiegato che le aziende si sono adattate ai nuovi regolamenti europei. E non solo perché vogliono mantenere le loro licenze, ma perché finalmente guardano alla sostenibilità come a un elemento per progredire ed essere più produttive. Infatti, puntualizza Diaz, “i prodotti verdi sono sempre più economici, per esempio permettono di risparmiare su trasporti ed energia, e le aziende iniziano a intuirlo davvero”. Un fatto che ha risvolti ancor più positivi, se si pensa che le aziende che scelgono la sostenibilità per essere efficienti e desiderabili sono poi percepite dal consumatore come realtà virtuose.

Seconda mano, noleggio e attenzione alla provenienza: le tendenze green dei consumatori

Dalla ricerca condotta da SAP emergono clienti e consumatori già proiettati verso scelte consumistiche più verdi. Oltre ai dati citati in precedenza, infatti, si consideri che il 10% degli intervistati acquista capi d’abbigliamento second-hand, il 72% è propenso a questo tipo di fruizione e il 54% si dice interessato alle nuove fibre più sostenibili. I consumatori italiani considerano anche che il noleggio fra le opzioni ecologiche, anche nel settore fashion.

Tutto questo dimostra come la sostenibilità non possa più essere solo greenwashing (ovvero la strategia di fingere sostenibilità mostrando solo certi lati dell’azienda), ma debba soddisfare alcuni requisiti reali. Perché è il consumatore a chiederlo. E non solo nel settore moda: nell’Automotive, per esempio, il 51% dei consumatori prende decisioni anche in base alle emissioni delle vetture, mentre il 21% degli italiani crede che le aziende di energia e utility non comunichino al meglio le azioni sostenibili. Infine, il 68% dei consumatori italiani, quando interpellato sulla ristorazione, dichiara di scegliere già il marchio più verde, non avvantaggiando automaticamente quello che offre l’opzione più economica.

“Dobbiamo far sì che le richieste dei consumatori e le offerte del mercato collimino”, è il suggerimento di Diaz, che per dimostrare l’importanza di questa corrispondenza ha portato l’esempio di Safilo, cliente di SAP che da qualche anno punta sull’utilizzo di plastiche riciclate. L’azienda di produzione e distribuzione di occhiali, infatti, fa esperimenti per produrre lenti con materiali green e collabora con associazioni che ripuliscono gli oceani dalla plastica galleggiante proprio per restare al passo con il sentimento del pubblico. “I consumatori sono davvero più sensibili ai materiali e alla sostenibilità”, ha chiarito Mirco Lucchetta, ICT Associate Director EMEA and HQ di Safilo. E se l’Occhialeria non ha ancora trasformato queste scelte in vendita di massa, è solo perché non è economicamente vantaggioso. Come specifica Lucchetta, però “si stanno però facendo tentativi perché c’è richiesta da parte dei clienti”.

L’articolo Ora il greenwashing non basta più proviene da Parole di Management.

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