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title: "Nuovi lavori grazie all’AI? Uno c’è già: addestrare i robot"
description: "L’AI ruberà il lavoro agli umani, si dice. Ma intanto ne spuntano di nuovi, alcuni davvero imprevedibili fino a poco tempo fa. Una nuova richiesta (parecchio singolare) che sta arrivando dritta dalla Silicon Valley è questa: fare video in cui si mostra come piegare gli indumenti. Non è necessario in..."
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date: 2026-05-18
author: Lorenzo Sernicola
url: https://www.este.it/contenuti/nuovi-lavori-grazie-allai-uno-ce-gia-addestrare-i-robot/
categories: [Contenuti]
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# Nuovi lavori grazie all’AI? Uno c’è già: addestrare i robot

![Nuovi lavori grazie all’AI? Uno c’è già: addestrare i robot](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/05/pexels-pavel-danilyuk-8294792-scaled-AI8YQV-1024x684.jpg)

L’AI ruberà il lavoro agli umani, si dice. Ma intanto ne spuntano di nuovi, alcuni davvero imprevedibili fino a poco tempo fa. Una nuova richiesta (parecchio singolare) che sta arrivando dritta dalla Silicon Valley è questa: **fare video in cui si mostra come piegare gli indumenti. **Non è necessario inquadrare il volto, basta che siano ben visibili le mani e i movimenti giusti da fare.** A cosa serve è presto detto: addestrare robot a svolgere lo stesso compito.** E per farlo sono necessarie enormi quantità di dati. 

Startupper e imprenditori del rango del CEO di Tesla, Elon Musk, le stanno tentando tutte per rendere i robot più ‘intelligenti’ possibile e affiancare le persone nelle faccende domestiche. **Ma per insegnare all’Intelligenza Artificiale (AI) a fare servizi manuali servono quantità immense di dati.** Esattamente come per i testi e le foto online che consentono ai chatbot (Chatgpt in testa) di generare documenti e immagini di alta qualità, ricorda il quotidiano statunitense *Washington Post*. 

## Una startup dietro l’idea 

DoorDash è la principale piattaforma di consegna di generi alimentari negli Stati Uniti. Ed è una di quelle tramite cui è adesso possibile inviare i tutorial per formare robot sempre più sofisticati.** Per ottenerne a centinaia di migliaia (tanti ne servono) si sta pagando chi si offre di realizzarli. **La tariffa non è niente male, trattandosi di un lavoretto da gig economy e senza la richiesta di particolari requisiti: **25 dollari l’ora, 21 euro circa**. Un po’ costoso però per chi foraggia, tanto che si sta pensando di fare diversamente. Come per esempio far esercitare le macchine tramite videogame prima, solo dopo trasferendoli nella realtà. 

Unica particolarità a cui fare attenzione: il cellulare deve essere montato sulla testa, in modo che la registrazione riprenda i movimenti del capo, delle mani e delle dita. **La call per girare i video è rivolta a persone di tutto il mondo, proprio per far sì che si presenti la maggiore varietà possibile** di situazioni e i modelli AI imparino a replicare la ‘coreografia’ esatta per piegare una maglietta. 

## Le leggi di scala

**Più dati si raccolgono, migliori sono gli esiti.** Per i ricercatori in ambito AI è una sorta di legge di scala. Succede per i testi e per le immagini, e la speranza è adesso che **lo schema si ripeta anche per le mansioni casalinghe.** “Ci sono evidenze sul fatto che l’accumulo di dati aiuti i robot a svolgere funzioni più complesse” ha spiegato **Ken Goldberg**, docente alla University of California, Berkeley. 

“A differenza del caso dei chatbot, non c’è un luogo in cui raccogliere oceani di dati: non esiste un Internet per i robot” riflette. **Le chatbot imparano a generare frasi coerenti analizzando testi scritti e** altro materiale**,** come libri e altre fonti **disponibili in quantità smisurata sul web. **Per i compiti manuali invece i robot hanno bisogno di decifrare informazioni dai propri sensori, sapere quali azioni occorrerà fare per piegare una t-shirt e inviare comandi alle estremità che eseguiranno il gesto materiale. **Quanto ci vorrà prima che un robot sappia fare il bucato? **Difficile dirlo: “Potrebbe essere tra due come tra 20 anni” ha detto Goldberg. 

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