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title: "Neet: per riattivarli servono competenze e territorio"
description: Non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. Ma definire i Neet solo attraverso ciò che non fanno rischia di ridurre il fenomeno a una mera descrizione statistica.
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date: 2026-05-07
author: Lorenzo Sernicola
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categories: [Contenuti]
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# Neet: per riattivarli servono competenze e territorio

![Neet: per riattivarli servono competenze e territorio](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/05/Copertine-PdM-34-9aPyj7-1024x683.png)

Non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. Ma definire i **Neet** solo attraverso ciò che non fanno rischia di ridurre il fenomeno a una mera descrizione statistica. In realtà, dietro l’acronimo inglese ***Not in Education, Employment or Training*** si concentra una delle **fratture più evidenti **del **sistema italiano**: il momento in cui scuola, lavoro, territorio e fiducia nelle istituzioni smettono di funzionare come insieme.

Secondo il Centro Studi Assolombarda su dati Istat, nel 2025 i Neet italiani tra i 15 e i 29 anni sono 1,178 milioni, pari al **13,3% della popolazione di riferimento**. Una ricerca **Openpolis **del febbraio 2026, ripresa da *Il Sole 24 Ore*, spiega che per questo infelice dato l’Italia ‘vanta’ la posizione di **secondo Paese dell’Ue **con la più alta percentuale di Neet, seconda solo alla Romania. L’**incidenza** è più alta tra le **giovani donne**, (16,6% contro il 13,8% degli uomini) e con **divari territoriali** marcati: Calabria, Sicilia, Campania e Puglia superano il 20%.

Molteplici, e strutturali, le cause del fenomeno. Alcune sono riconducibili al mercato del lavoro e alla situazione demografica italiana: **mismatch **fra le competenze acquisite dai** giovani **e le **esigenze delle aziende**, debole collegamento fra **scuola e lavoro**, aumento dell’età pensionabile che ‘congela’ per anni il ricambio generazionale. Altre cause sono squisitamente sociali: **sfiducia dei giovani** verso il mondo del lavoro e verso le istituzioni, contesti familiari ed educativi fragili.

## Una perdita di capitale umano dannosa per il Paese

Ma il tema non riguarda soltanto il **rifiuto dello studio** o il mancato accesso al mercato del lavoro. Il Neet non è solo un ‘ragazzo’ che rifiuta il lavoro: è un ragazzo che **ha smesso di immaginarsi** dentro un percorso. È questo il punto da cui parte la riflessione di **Michele Petrone**, fondatore e CEO di **PA360 Training on skills**, HR Academy italiana specializzata in formazione aziendale digitale, attiva nei settori Edutech ed Edugaming.

“Il fenomeno nasce da un profondo** senso di sfiducia** verso le istituzioni in senso lato, perché il ragazzo sviluppa una sorta di **abitudine a sentirsi invisibile**. È un tema molto forte: il ragazzo si sente solo, si sente abbandonato da tutte le istituzioni che, invece, dovrebbero spronarlo, stimolarlo e incoraggiarlo a seguire un **percorso formativo**, formale o informale, finalizzato a un’occupazione lavorativa” spiega Petrone.

La **ricerca del lavoro** finisce così per ridursi a un gesto formale: l’invio di un curriculum, l’iscrizione a un portale, un passaggio al centro per l’impiego. Azioni spesso **prive della motivazione** necessaria a sostenere un vero processo di inserimento. Quando il primo tentativo non produce risposta, la **frustrazione **conferma l’idea di partenza: non essere adeguati, non avere spazio, non servire.

“Proprio perché nessuno offre loro le possibilità che magari meriterebbero, si crea un **circolo vizioso** che alimenta l’autoconvinzione dei ragazzi di **non essere adeguati** al mondo del lavoro e **alla vita adulta** in generale” continua Petrone. Più passa il tempo fuori da scuola, formazione o lavoro, più si indeboliscono le competenze e si erode la capacità di orientamento. E più diventa difficile rientrare. Non è solo un problema individuale: è una **perdita collettiva di capitale umano**, in un Paese che già soffre di bassa natalità, invecchiamento della popolazione e difficoltà di ricambio generazionale nelle imprese.

## Dalla presa in carico all’aggancio: il ruolo del territorio

Scuole, imprese, centri per l’impiego, **amministrazioni locali,** terzo settore e presìdi territoriali non possono **limitarsi ad ‘attendere’** che i giovani entrino in contatto con loro. Devono **costruire canali di aggancio** pensati proprio per intercettare e prevenire lo scollamento dei giovani dai percorsi formativi e occupazionali. Molte **politiche attive del lavoro** infatti funzionano per chi è già abbastanza vicino al sistema da saperle cercare, comprendere e utilizzare. Ma una parte dei **giovani più fragili **non intercetta questi strumenti, oppure **li percepisce come distanti**, burocratici, non pensati per loro.

Secondo Petrone, la scuola dovrebbe tornare a essere un **ponte concreto con il lavoro**, non solo un luogo di trasmissione teorica. Gli **Istituti Tecnici Superiori** (Its) rappresentano un esempio importante, perché mostrano che il **collegamento con le imprese** e con competenze professionalizzanti può produrre risultati occupazionali significativi. Ma la logica andrebbe estesa: più esperienze pratiche, più **Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento** (Ptco, percorsi formativi che hanno sostituito la precedente ‘Alternanza scuola-lavoro’) con contatto diretto con i contesti produttivi.

Anche l’i**mpresa**, in questa prospettiva, è chiamata a un **cambio di mentalità**. Da luogo che seleziona candidati ad **ambiente di apprendimento**. Il lavoro non si impara solo prima di entrare in azienda: si impara anche dentro l’azienda, se qualcuno è disposto a renderla idonea all’apprendimento.

## Soft skill, il vuoto silenzioso

Nel dibattito pubblico, il **mismatch** tra domanda e offerta di lavoro viene spesso letto in chiave tecnico-professionale, ma il caso Neet fa affiorare anche un altro tema cruciale, quello delle **soft skill**. Secondo il **Rapporto Gallup 2025** *State of the Global Workplace*, molte imprese segnalano una significativa **carenza di competenze e capacità trasversali **nei giovani, anche quando sono presenti conoscenze tecniche di base.

“Da queste statistiche incrociate PA360 Training on skills è partita per la realizzazione di un catalogo innovativo e sperimentale di **videogiochi formativi tridimensionali **dedicati proprio allo **sviluppo** e al **potenziamento** delle **soft skill.** Questo tipo di strumento può essere di grande utilità proprio per i Neet, che sono giovani nativi digitali” afferma Petrone.

Capacità di comunicare, lavorare in gruppo, gestire lo stress, affrontare un problema, prendere decisioni, reggere un conflitto, organizzare il tempo. Sono **competenze** spesso considerate accessorie, ma nella pratica determinano la possibilità di** entrare a far parte di un’organizzazione** con successo.

“Lavorare sulle **abilità emotive** di questi giovani significa anche e soprattutto lavorare sulla loro percezione di** efficacia personale**. Le soft skill, in questo senso, diventano vere e proprie** life skill**: strumenti per abitare relazioni, contesti sociali, responsabilità quotidiane” conclude Petrone.

## Serious Games per riattivare competenze e fiducia

È su questo terreno che si inserisce la proposta di **PA360 Training on skills**. L’azienda opera nell’ambito EdTech ed Edugaming e ha sviluppato una piattaforma digitale dedicata alla formazione sulle **soft e life skill,** con un catalogo che integra corsi e-learning e *Serious Games* 3D.

Molti **percorsi formativi tradizionali **rischiano di non raggiungere chi ha già sviluppato una distanza dalla scuola o, più in generale, dalla formazione sincrona, anche da remoto. Il **videogioco di formazione **prova a entrare da un’altra porta: quella del linguaggio digitale, dell’interazione, della simulazione, dell’**apprendimento esperienziale**.

“Spesso le **modalità** di **formazione tradizionali** vengono** rigettate** proprio perché non vanno a colpire né il cuore e né la mente del giovane. Il videogioco, invece, lo va a colpire proprio lì. Perché? Perché è congeniale e pertinente a quella che è la **natura dei nativi digitali**. Una formazione** coinvolgente, **partecipativa, interattiva, potrebbe essere la chiave di volta per **uscire dalla condizione di Neet**” suggerisce Petrone.

## La formazione nativa digitale

I *Serious Games* 3D di PA360 si basano sul principio del ***game based learning***: apprendere attraverso dinamiche di gioco, ma dentro percorsi progettati con **finalità formative** e con **metodo scientifico**. Non si tratta, quindi, di intrattenimento travestito da formazione. L’obiettivo è** supportare lo sviluppo** delle **competenze trasversali **e il **potenziamento delle abilità**, inclinazioni, attitudini e talenti personali attraverso scenari, storytelling, simulazioni, avatar, prove, punteggi e livelli di apprendimento.

Al termine di ogni videogioco formativo, in relazione al punteggio finale ottenuto, la piattaforma di edugaming rilascia *open badge* e ***competence badge*** certificati con tecnologia** blockchain**, pensati per rendere tracciabili e spendibili i percorsi completati anche all’estero.

**Operazioni didattiche innovative** come quella portata avanti da **PA360 Training on skills** (dove ‘PA’ sta per *Personal Anchors*, gli ancoraggi della persona) può diventare un dispositivo utile, se **integrato dentro un ecosistema** che decide di non aspettare passivamente il giovane alla fine di un processo ‘standard’, ma di intercettarlo prima, parlando un linguaggio più vicino al suo modo di apprendere e di vedere il mondo.

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