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Myrtha Pools e lo spirito d’impresa che fa nuotare Tokyo 2020

Si chiamano “Tokyo 2020” anche se, a tutti gli effetti, si stanno svolgendo nel 2021. Esattamente come accaduto nel calcio con l’Europeo 2020 giocato nel 2021. I Giochi olimpici rimandati a causa della pandemia di Covid-19 propongono storie di coraggio, forza di volontà e passione. Immergendoci nelle discipline del nuoto, poi, la delegazione italiana di atleti ci sta insegnando molto.

Per esempio la ‘divina’ Federica Pellegrini, che alla sua ultima competizione ha segnato un nuovo record: la prima donna a raggiungere per cinque olimpiadi consecutive la finale nei 200 metri stile libero, la sua specialità. Oppure Gregorio ‘Greg’ Paltrinieri che dopo la convalescenza che ha rischiato di escluderlo dall’Olimpiade di Tokyo, ha dimostrato che il cuore vince sul fisico, conquistando il secondo posto negli 800 metri stile libero.

E a proposito di italiani e di nuoto stiamo parlando, c’è da ricordare che gli sportivi non sono gli unici rappresentanti dell’Italia ai Giochi nipponici. C’è anche chi ha lavorato dietro le quinte per permettere l’effettiva realizzabilità delle gare, in particolare quelle natatorie. Stiamo parlando di Piscine Castiglione (conosciuta all’estero come Myrtha Pools), leader mondiale del settore piscine, nonché fornitrice ufficiale delle vasche dell’Olimpiade di Tokyo 2020 (ma non solo).

Fare business nel nostro Paese

Giunta alla seconda generazione, l’impresa è nata nel 1961 a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, vicino al lago di Garda, e ha sempre avuto una vocazione internazionale, esportando in 60 Paesi. Un business molto vasto, che va oltre le piscine più tradizionali e comprende parchi acquatici, termali e vasche da competizione, oggetto appunto di questo successo olimpico. Ma per raggiungere questi risultati ci vuole gran spirito di impresa e – in parte – di sacrificio.

Annalisa Colletto, Dirigente di Myrtha Pools, spiega infatti che l’attività rappresentava un impegno totalitario per il padre, fondatore dell’azienda, finché la società non ha iniziato a strutturarsi: “Vogliamo dare continuità allo spirito familiare dell’impresa, circondandoci però di manager di alto livello, verso un’organizzazione complessa ed evoluta, in cui l’imprenditore non sarà più indispensabile nel day-by-day, ma solo a livello strategico”.

Nel nostro Paese, infatti, risulta sempre più complicato. Ma per Colletto il Made in Italy è un valore aggiunto imprescindibile, nonostante si possa ipotizzare che attività più labour intensive o che non necessitano di presenza possono essere svolte altrove, rimanendo sempre coordinate dall’impresa italiana. Un altro modo per rendere meno ardua il percorso imprenditoriale è quello di confrontarsi con i colleghi, attraverso le associazioni: “È importante per poter discutere del presente e del futuro della categoria e per avere peso nelle decisioni governative riguardanti il settore”. Inoltre l’imprenditrice aggiunge che può essere anche un utile momento di condivisone di informazioni e dati di mercato.

Insomma l’Italia si conferma un territorio ostativo per chi vuol fare impresa. Ma come ci stanno insegnando i nostri atleti olimpici, e certi imprenditori: con il cuore e la volontà si può arrivar lontani. Una bracciata dopo l’altra.

 

Gli interventi di Annalisa Colletto inseriti in questo articolo sono tratti dall’articolo L’impresa di fare impresa in Italia, pubblicato integralmente sul numero di luglio-agosto-settembre 2021 della rivista Sviluppo&Organizzazione.
Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)

L’articolo Myrtha Pools e lo spirito d’impresa che fa nuotare Tokyo 2020 proviene da Parole di Management.

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