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title: "Mattarella e i giovani: è l’Italia che deve avere coraggio"
description: "Nel suo usuale discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto un appello ai giovani: “Abbiate coraggio, impegnatevi, restate, ricostruite l’Italia”. Quello del 31 dicembre 2025 è stato un richiamo sincero, istituzionalmente ineccepibile. Eppure, per molti Under 35,..."
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date: 2026-01-02
author: Lorenzo Sernicola
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categories: [Contenuti]
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# Mattarella e i giovani: è l’Italia che deve avere coraggio

![Mattarella e i giovani: è l’Italia che deve avere coraggio](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/01/Mattarella_giovani-hOSWD6.jpg)

Nel suo usuale discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto un appello ai giovani: “**Abbiate coraggio, impegnatevi, restate, ricostruite l’Italia**”. Quello del 31 dicembre 2025 è stato un richiamo sincero, istituzionalmente ineccepibile. Eppure, per molti Under 35, suona molto frustrante. Perché **il problema non è il coraggio dei giovani italiani** – per lo meno di quelli che studiano, si formano, si spostano, rischiano – ma il fatto **che è l’Italia a non metterli nelle condizioni materiali di costruirsi un futuro**. Non si può chiedere a una generazione di farsi carico dei debiti contratti dalle due generazioni precedenti (attualmente circa 120mila euro per lavoratore attivo) e di sostenere comunque l’economia del Paese senza offrire loro gli strumenti necessari.

I numeri raccontano una storia chiara: dal 2011 a oggi **oltre 600mila giovani sotto i 35 anni hanno lasciato l’Italia**. Più della metà è laureata o altamente qualificata. Non è una fuga emotiva, ma **una scelta razionale**: a parità di competenze, all’estero si trovano stipendi mediamente più alti del 30-50%, carriere più rapide e un contesto socioeconomico più stabile e confortevole. **L’età media del primo contratto stabile supera i 30 anni**; quella del primo figlio, i 32. Nel frattempo, il Paese invecchia e perde energie. Ne risulta una vita lavorativa media di 32 anni, contro i 40 dei tedeschi.

Come si può sostenere una piramide demografica con **sempre più pensionati**, con un periodo di lavoro inferiore del 20% e con un valore aggiunto per ora lavorata inferiore del 30%? Se si vuole intervenire davvero sui motivi che determinano l’espatrio dei nostri giovani, occorre distinguere ciò che può essere fatto subito da ciò che **richiede trasformazioni più profonde**.

## Poche opportunità e lavoro mal pagato

Nel breve periodo, il problema non è l’assenza di giovani motivati, ma **la qualità delle opportunità offerte**. Oggi un neolaureato italiano **guadagna in media poco più di 1.300 euro netti al mese**, spesso con contratti a termine o collaborazioni discontinue. Occorre innanzitutto aumentare subito tale importo netto, a parità di costo per l’impresa e di valore aggiunto del posto di lavoro (quest’ultimo non facilmente modificabile nel breve termine), attraverso un’ulteriore **riduzione del cuneo fiscale sul lavoro giovanile**.

Occorre inoltre **incentivare le assunzioni stabili e legare i salari alla produttività**. Non si tratta di una riforma ideologica, ma di una misura di sopravvivenza sociale. Con stipendi che non permettono di pagare un affitto nelle grandi città, **il ‘restare’ diventa un atto di sacrificio**, non di responsabilità civile.

Un altro intervento immediato riguarda la possibilità di rientro di chi è già partito. Ogni giovane formato che lascia l’Italia costa allo Stato decine di migliaia di euro in istruzione e formazione. **Programmi fiscali di rientro esistono**, ma restano parziali e spesso mal comunicati. Chi torna deve trovare non solo uno sconto sulle tasse, ma un **contesto lavorativo credibile**: tempi rapidi; riconoscimento delle competenze; possibilità di crescita. Senza questo, il rientro resta un’eccezione e non una strategia.

Accanto al lavoro, pesa enormemente la **qualità della vita quotidiana**: trasporti inefficienti; affitti fuori scala; servizi pubblici discontinui. Non sono dettagli: sono fattori che, sommati, **rendono l’Italia meno competitiva di altri Paesi europei** anche a parità di reddito. Migliorare questi aspetti è possibile nel breve periodo, se c’è una chiara priorità politica. E su questo devono muoversi anche le amministrazioni locali (dalle Regioni ai Comuni).

## Premiare (per davvero) il merito

Tutte queste sono **misure ‘tampone’, necessarie, ma non sufficienti**. La radice del problema è strutturale. **L’Italia cresce molto poco da oltre 20 anni**: la produttività ristagna; l’innovazione fatica a diffondersi; i settori ad alto valore aggiunto restano sottodimensionati. Senza crescita economica stabile, **i salari non aumentano** e le opportunità restano scarse. È una catena che si autoalimenta. Ciò è avvenuto in un contesto internazionale in cui **il nostro aumento del 9% del valore aggiunto dal 2000 a oggi** si è confrontato con un aumento del 50% negli Stati Uniti, del 46% nei Paesi nordici occidentali e di almeno il 30% in Francia e Germania. È ovvio che le altre economie siano diventate più attrattive e capaci di offrire stipendi più alti e maggiori opportunità di carriera.

C’è poi il nodo del sistema universitario e della ricerca. **L’Italia investe circa l’1,5% del Prodotto interno lordo in ricerca e sviluppo**, contro una media europea superiore al 2%. Questo significa meno laboratori, meno dottorati, meno carriere scientifiche. Molti giovani ricercatori non partono per ‘fare esperienza’, ma perché **in Italia non vedono un futuro professionale**.

Infine, la questione più delicata: la fiducia. La percezione che **il merito conti meno delle relazioni**, che le carriere siano lente e opache, che l’impegno non sia premiato. È un problema culturale prima ancora che economico, e risolverlo richiede tempo, continuità e coerenza. Per questo l’appello al coraggio dei giovani rischia di essere rovesciato**. I giovani italiani il coraggio lo dimostrano ogni giorno**, spesso proprio andando via. La vera sfida è chiedere il **coraggio di cambiare all’Italia**, non ai giovani. **Coraggio di investire, di riformare, di scommettere sulle nuove generazioni** non a parole, ma nei fatti. Solo allora ‘restare o tornare’ smetterà di sembrare un atto di eroismo e tornerà a essere una scelta naturale.

L'articolo [Mattarella e i giovani: è l’Italia che deve avere coraggio](https://www.paroledimanagement.it/in-evidenza-homepage/mattarella-e-i-giovani-e-litalia-che-deve-avere-coraggio/) proviene da [Parole di Management](https://www.paroledimanagement.it/).
