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title: Ma che ne (s)AI?
description: Dalla selce scheggiata ai sistemi spaziali per andare sulla Luna, gli artefatti tecnologici hanno incorporato la conoscenza di coloro che li hanno realizzati, e con la loro stessa esistenza hanno giustificato la generazione di nuova conoscenza a proposito di un loro uso appropriato. Fino a che l’ute...
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date: 2026-04-24
author: Lorenzo Sernicola
url: https://www.este.it/contenuti/ma-che-ne-sai/
categories: [Contenuti]
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# Ma che ne (s)AI?

![Ma che ne (s)AI?](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/04/Intelligenza_Artificiale-scaled-IHIIBV-1024x609.jpg)

Dalla selce scheggiata ai sistemi spaziali per andare sulla Luna, **gli artefatti tecnologici hanno incorporato la conoscenza di coloro che li hanno realizzati**, e con la loro stessa esistenza hanno giustificato la **generazione di nuova conoscenza** a proposito di un loro uso appropriato. Fino a che l’utente di un artefatto è chi l’ha realizzato, la conoscenza di uso può rimanere una conseguenza diretta della **conoscenza di realizzazione**.

Ma i processi di divisione del lavoro e di ‘complessificazione’ degli artefatti hanno indotto una progressiva **separazione di questa originaria** unità: se nel passato costruttore e utente erano la stessa persona o comunque condividevano la stessa conoscenza dell’artefatto, oggi la separazione è spesso compiuta, e **chi usa un artefatto potrebbe essere ignaro di come lo si costruisce**. E se la competenza è ciò che sappiamo fare – o riteniamo di saper fare – che cosa accade quando l’azione è mediata da artefatti che fanno al posto nostro?

Per esempio, **saper usare un telefono cellulare è cosa ben diversa da saperlo progettare**, e anzi quanto più si sottolinea l’importanza della facilità di uso – la *user friendliness* che in particolare ha guidato lo sviluppo delle **interfacce grafiche dei computer degli Anni 80** del secolo scorso – tanto più l’unità originaria diventa irrecuperabile e gli artefatti diventano ‘scatole nere’ per i loro utenti, fino a inverare la **terza legge di Clarke**: “Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”.

Ma cosa succede a proposito di questa separazione tra ‘come si costruisce’ (e quindi, generalmente, anche ‘come funziona’) e ‘come si usa’ quando **gli artefatti sono entità con funzioni che se realizzate da esseri umani** non esiteremmo a considerare intelligenti? La domanda si applica in particolare ai **chatbot, ‘macchine da conversazione’** come ChatGpt, Claude, Gemini… Sono sistemi talmente complessi, nella loro struttura e nella loro messa a punto attraverso addestramento, **che il loro comportamento è solo parzialmente spiegabile** anche dai loro stessi sviluppatori.

## Tecnologie sempre più efficaci ed efficienti

Per cercare di mantenere un qualche genere di controllo cognitivo, e forse prima ancora psicologico ed emotivo, nella nostra relazione con i chatbot, **finora li abbiamo tenuti a una distanza rassicurante** sottolineando gli errori che commettono – così impropriamente chiamati ‘allucinazioni’ – e concludendone che per questo **il nostro pensiero critico rimane non sostituibile**.

Ma questa distanza è fragile: cosa (ci) succederà quando scopriremo che **queste entità sbagliano sempre meno e conoscono sempre più** e meglio di noi? **Che cosa del nostro pensiero delegheremo a esse** e che cosa decideremo invece di mantenere per noi, e con quali ragioni, ammettendo che anche nel pensiero **gli artefatti tecnologici potrebbero diventare più efficaci ed efficienti di noi**? E, prima ancora, saremo in grado di prendere questa decisione?

Perché **delegare integralmente il pensiero induce a smettere di esercitarlo**, il rischio non è solo che l’Intelligenza Artificiale ci renda stupidi, ma anche – e prima ancora – che renda socialmente superfluo esserlo o non esserlo. Sono **questioni critiche per il futuro della nostra società**: questioni su cui lavorare oggi.

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