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L’occupazione vien con i robot

Dopo la flessione del 2020, il 2021 dovrebbe essere accompagnato da una nuova crescita che porterà addirittura a superare i record del 2018: questa l’ultima proiezione sullo stato della robotica in Italia, settore rappresentato in particolare dai robot industriali. L’Intelligenza Artificiale applicata ai macchinari, infatti, investe sempre di più la quotidianità.

Migliorare la qualità della vita, la sostenibilità ambientale e la sicurezza professionale restano gli obiettivi della robotica, che vede nell’automazione per le aziende il primo mercato, ma che è oggi sempre più presente nel mondo consumer, così come nel settore medicale, nell’edilizia… La linea di demarcazione tra robot industriali e di servizio (quelli che aiutano nell’assistenza personale, nella cura della casa, nei servizi e nell’intrattenimento) è quindi sempre più labile, anche se il Manifatturiero resta al primo posto.

Gli ultimi dati riportati dall’Associazione italiana di robotica e automazione Siri e dall’Associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot, automazione e di prodotti a questi ausiliari (Ucimu) chiariscono come la produzione in Italia sia calata del 20% rispetto al 2019, ma senza particolari preoccupazioni. Nel 2020, infatti, sono stati prodotti nel nostro Paese 2.082 robot, di cui il 52,4% è stato all’estero. Anche il consumo si è ridotto (dal 2019 c’è stato calo del 14,2%), ma nonostante questo dato il settore non ha vissuto una crisi, anche in relazione ai cali di tutti gli altri comparti.

Il calo, infatti, è stato omogeneo e non ha visto cambiamenti significativi per quanto riguarda i campi di applicazione, con la manipolazione (ovvero il carico e scarico di macchinari, la pallettizzazione, la pressofusione, l’imballaggio…) che si è confermata la funzione a maggiore diffusione dei robot, seguita da saldatura, assemblaggio e distribuzione di sostanze. Ambienti che in tutto il mondo risultano i più robotizzati, soprattutto nelle applicazioni per Automotive, Elettronica e Lavorazione dei metalli (due terzi del mercato totale).

Sono quindi positive le proiezioni per il 2021, come per altri settori, per esempio quello delle macchine utensili, che ha registrato crescita del 48% solo nel primo trimestre: la robotica, in definitiva, dovrebbe registrare una crescita del 21,5%, recuperando e superando i valori record del 2018 (all’epoca il consumo che era pari a 9.237 unità). E nel mondo? Dopo sette anni di crescita quasi sempre a doppia cifra, la robotica mondiale conferma il trend italiano: anch’essa, infatti, ha subito una flessione, chiudendo il 2019 con -12%. Ma all’interno dei dati mondiali, notevole è quello italiano: nello stesso anno, l’Italia è passata dal settimo al sesto posto per numero di robot operativi sul territorio, posizionandosi dietro a Germania, Corea del Sud, Stati Uniti, Giappone e Cina.

Più posti di lavoro (ad alta specializzazione)

Parlando di robotica non ci si può esimere dall’affrontare la questione ‘disoccupazione’. L’automazione ha infatti portato sempre con sé la preoccupazione rispetto alla cancellazione dei posti di lavoro. Ma sono di nuovo i dati a parlare, e anche in questo caso confermano una tendenza positiva: se i robot in servizio nel 2008, come per effetto domino, hanno creato tra gli 8 e i 10 milioni di posti di lavoro, si stima che i circa 3 milioni di robot attivi oggi possono creare tra i 20 e i 25 milioni di occupazioni.

Il motivo è semplice: se da una parte la robotica automatizza funzioni cancellando il compito degli esseri umani (e spesso si tratta di compiti grevi, pesanti e pericolosi), dall’altra parte porta con sé la necessità di assumere personale sempre più qualificato che sappia gestire tutto ciò che sta a corredo del lavoro svolto dal macchinario.

L’automazione, inoltre, riduce i costi di produzione, abbassando i prezzi dei prodotti finiti, aumentando così la domanda e, in un circolo virtuoso, i posti di lavoro. Non a caso guardando i numeri ciò che balza all’occhio è la proporzione tra le percentuali della disoccupazione e i numeri dei robot in uso in un determinato paese: dove il numero di robot si alza, la disoccupazione – nel giro di pochi anni – si abbassa. E anche in Italia è così: quando crescono i robot, aumenta l’occupazione.

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