---
title: Lingua italiana e cittadinanza, un’occasione di inclusione
description: Per ottenere la cittadinanza italiana è oggi obbligatorio superare un esame di lingua di livello B1, noto anche come ‘B1 cittadinanza’, e ottenibile tramite le certificazioni Cils, Celi o Plida, facenti capo, rispettivamente, all’Università per Stranieri di Siena, a quella di Perugia e all’Istituto...
featured_image: https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/07/Copertine-PdM-2026-07-22T101549.527-WB1X05-1024x683.png
date: 2026-07-22
author: Lorenzo Sernicola
url: https://www.este.it/contenuti/lingua-italiana-e-cittadinanza-unoccasione-di-inclusione-2/
categories: [Contenuti]
---

# Lingua italiana e cittadinanza, un’occasione di inclusione

![Lingua italiana e cittadinanza, un’occasione di inclusione](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/07/Copertine-PdM-2026-07-22T101549.527-WB1X05-1024x683.png)

**Per ottenere la cittadinanza italiana è oggi obbligatorio superare un esame di lingua di livello B1**, noto anche come ‘B1 cittadinanza’, e **ottenibile tramite le certificazioni Cils, Celi o Plida**, facenti capo, rispettivamente, all’Università per Stranieri di Siena, a quella di Perugia e all’Istituto Dante Alighieri di Roma. Un’apparente formalità, ma da non sottovalutare, per una platea di lavoratori esteri già pienamente integrati nel tessuto produttivo italiano.

**La popolazione coinvolta è spesso composta da persone stabilmente inserite nel mercato del lavoro**: operai, addetti alla ristorazione e hospitality, Manifattura, servizi alla persona. In molti casi si tratta di **lavoratori già autonomi, con anni di residenza in Italia e un livello di italiano funzionale alla vita quotidiana** e professionale. “Molti di loro, una volta arrivati in Italia, hanno iniziato a lavorare come operai e sono riusciti ad aprire la loro piccola azienda, per esempio nel settore dell’edilizia”, ha commentato Roberta Erba, Senior Sales Representative di Iboux e somministratrice Cils.

## Il problema non è la lingua, ma l’esame

Eppure, per molti, il momento dell’esame presenta delle problematiche non tanto a livello linguistico, quanto invece organizzativo e psicologico. L’esperienza in sede di esame ha evidenziato infatti un punto critico ricorrente: la sottovalutazione della struttura della prova. **Molti candidati arrivano preparati dal punto di vista linguistico, ma non conoscono le regole formali della prova**: durata, struttura, materiali consentiti, modalità dell’orale. Errori apparentemente banali, come l’uso di penne non consentite, la mancata firma dei documenti o la gestione incompleta delle prove possono comprometterne l’esito.  

**A questo si aggiunge la dimensione emotiva dell’orale: **la prova viene registrata con un microfono (verrà poi inviata all’ente esaminatore) e consiste in una produzione orale autonoma, su un argomento a scelta, di vari minuti. **Elementi che possono generare blocchi anche in persone perfettamente integrate**, se non preparate correttamente in anticipo. “Ci sono persone che hanno un ottimo livello di integrazione e anche un ottimo livello di italiano. Parlano molto bene, capiscono tutto. Quindi, e quello è il punto critico, si presentano all’esame senza preoccuparsi di sapere come questo è strutturato a livello burocratico e formale. **Pensano che il fatto di parlare bene l’italiano o di vivere in Italia da tanti anni renda automaticamente questa esperienza molto facile**. In realtà, finiscono per cadere in trappole molto banali”, ha chiarito Erba.

**Il lavoratore che vuole procedere alla richiesta di cittadinanza, quindi, non ha bisogno di lezioni di lingua, ma di una preparazione mirata all’esame**: simulazioni, comprensione della struttura, gestione delle prove. Alcuni operatori stanno infatti sviluppando percorsi di preparazione specifici per ridurre il tasso di errore e migliorare l’accesso alla cittadinanza. **Una delle maggiori criticità, però, rimane la difficoltà di raggiungere direttamente il lavoratore **per fornirgli le informazioni preliminari sullo svolgimento dell’esame.** “Per questo, una possibile leva alternativa al fai-da-te potrebbe essere il ruolo dell’azienda come facilitatore” prosegue Erba.**

## L’organizzazione del lavoro passa anche da qui

**Le imprese, soprattutto nei settori ad alta presenza di manodopera estera, potrebbero svolgere la funzione di ponte informativo**: segnalare percorsi di preparazione, facilitare l’accesso a momenti formativi, ridurre il rischio di fallimento su aspetti puramente formali. Il discorso si inserisce dentro una dinamica più ampia: **la cittadinanza come percorso di stabilizzazione sociale e professionale.** In un mercato del lavoro caratterizzato da forte presenza di lavoratori esteri, supportare questi passaggi non è solo un gesto di attenzione, ma un fattore che incide su continuità, integrazione e senso di appartenenza organizzativa.

“**Si tratta di misure di benessere organizzativo applicato all’inclusione amministrativa e sociale, che tra l’altro riguarda una fetta di popolazione lavorativa sempre più ampia e sempre più strategica** in un Paese, come l’Italia, che vive una situazione di inverno demografico”, ha spiegato Erba. Per le imprese, quindi, si apre uno spazio nuovo: trasformare un esame formale in un’occasione di benessere organizzativo, riducendo barriere non visibili ma impattanti sul lavoro quotidiano e sulla stabilità delle persone in azienda.

L'articolo [Lingua italiana e cittadinanza, un’occasione di inclusione](https://www.paroledimanagement.it/il-cambiamento-organizzativo/lingua-italiana-e-cittadinanza-unoccasione-di-inclusione/) proviene da [Parole di Management](https://www.paroledimanagement.it/).
