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title: "Licenziati e mazziati: il 20% in meno di stipendio pur di lavorare"
description: "Più di cinque mesi prima di ritrovare un lavoro: è quanto aspettano i lavoratori statunitensi per essere reintegrati in un posto di lavoro dopo un licenziamento (in media, a inizio 2026, secondo i dati del Bureau of Labor Statistics)."
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date: 2026-04-08
author: Lorenzo Sernicola
url: https://www.este.it/contenuti/licenziati-e-mazziati-il-20-in-meno-di-stipendio-pur-di-lavorare/
categories: [Contenuti]
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# Licenziati e mazziati: il 20% in meno di stipendio pur di lavorare

![Licenziati e mazziati: il 20% in meno di stipendio pur di lavorare](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/04/Copertine-PdM-7-SAqxUX-1024x683.png)

Più di **cinque mesi prima di ritrovare un lavoro:** è quanto aspettano i **lavoratori statunitensi** per essere reintegrati in un posto di lavoro d**opo un licenziamento** (in media, a inizio 2026, secondo i dati del Bureau of Labor Statistics).** **Un periodo troppo lungo, al punto che in molti si accontentano di **stipendi di gran lunga inferiori** pur di firmare un **nuovo contratto**. Anche se non cedono certo a cuor leggero. E il dilemma è particolarmente sentito da chi ha magari una certa carriera alle spalle. 

Eppure acconsentono, e a farlo è almeno il **34% dei professionisti** che si trovano ad affrontare un licenziamento, pur senza essere alle prime armi ma al contrario, trovandosi magari **nel bel mezzo del proprio percorso professionale,** come racconta il sondaggio LinkedIn **Workforce Report**. del 2025. E dicono sì a **tagli non di poco conto**. Se si restringe il campo agli Usa, riporta il quotidiano *The Economic Times*, la percentuale finisce per collocarsi** **tra il 15 e il 22%. Vale a dire che per un soggetto che guadagna 95mila dollari (82mila euro), **un taglio del 20%** significa che **il salario cala** a quel punto a 76mila dollari. 

## Gli effetti a lungo termine

Poi, certo, quella potrà essere la base da cui ripartire per **rinegoziare retribuzioni migliori**. Sta di fatto però che nel frattempo si è detto **addio a potenziali guadagni** ininterrotti pari a centinaia di migliaia di dollari.** **Perché non si tratta solo del salario di base, ma anche di **perdite in termini di benefit **e **accantonamenti pensionistici**. Senza contare la parte dell’**assicurazione sanitaria**, per cui in media le aziende Usa versano 8mila euro all’anno per dipendente. 

A conti fatti, **un bottino da 35-40mila dollari annuali**. Che in cinque anni possono diventare più di 150mila dollari di **perdite dirette o indirette**.  Le voci insomma non si riducono al solo salario, e per questo spesso i consulenti finanziari insistono nel consigliare di considerare il totale della retribuzione quando ci si trova a contrattare un’offerta economica. Troppo forte però la paura in tempi in cui non fanno che **rincorrersi titoli e notizie** sulla **stretta del mercato del lavoro**, le **ondate di licenziamenti** e i rallentamenti nelle assunzioni. 

## Poche posizioni aperte

A essere più colpite dalle riduzioni massive di organico negli ultimi 18 mesi sono state **l**e aziende concentrate nei **settori tecnologia, media, servizi finanziari, immobiliare.** E sono le stesse in cui le posizioni aperte scarseggiano e per cui chi è in cerca di lavoro lotta per accaparrarsele.  

Del resto il **mercato del lavoro **di oggi negli Stati Uniti non è certo quello del 2021 o del 2022, definito sui media anglosassoni **‘candidate-driven**‘, vale a dire dominato dagli stessi candidati, tanto copiose erano le offerte. La stretta della Federal Reserve, il calo del Pil e le **ristrutturazioni di organico nel settore tech **hanno ribaltato la situazione. E adesso i datori di lavoro tengono il **coltello dalla parte del manico**.

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