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title: Lavoro, la Manifattura è ancora sexy
description: A poca distanza dal fenomeno della Great Resignation i recruiter sono ancora alle prese con il problema del reperimento e anche del cosiddetto ‘trattenimento’ dei talenti. La congiuntura economica è ora cambiata e la questione non è più l’emergenza delle grandi dimissioni.
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date: 2025-12-12
author: Lorenzo Sernicola
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categories: [Contenuti]
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# Lavoro, la Manifattura è ancora sexy

![Lavoro, la Manifattura è ancora sexy](https://www.este.it/wp-content/uploads/2025/12/Lavoratori_fabbrica-scaled-YRKvDw-1024x683.jpg)

A poca distanza dal fenomeno della Great Resignation **i recruiter sono ancora alle prese con il problema del reperimento e anche del cosiddetto ‘trattenimento’ dei talenti.** La congiuntura economica è ora cambiata e la questione non è più l’emergenza delle grandi dimissioni. Ma il trend prosegue e adesso le persone tendono perfino a cambiare carriera, oltre che posizione, come ha evidenziato di recente il World economic forum. 

In testa pende la spada di Damocle dei cambiamenti tecnologici: **le competenze sono diventate talmente volatili che non basta il reskill**, quindi l’acquisizione di nuove conoscenze, ma costringe a reinventarsi in altri ruoli specie se quello che si ricopre non è estremamente specialistico. 

Il problema del lavoro quindi resta. Ed è un **macigno per gli imprenditori, che devono affrontare il costo della mancanza di personale **e della continua ricerca di persone. Mentre i lavoratori si destreggiano tra *vacancies* dove si può restare a lungo, ricompensati da carriere stabili e acquisizione di competenze, e impieghi ‘tossici’, senza possibilità di crescita e basse retribuzioni. 

## I lavori che non si lasciano scappare

Le sfumature sono diverse a seconda dei casi. Ci sono lavori, come ha riportato un articolo di *Quartz*, dove** le persone sembrano mettere radici**. Altri invece da cui non vedono l’ora di fuggire. Quel che è certo è che è **il tasso di turnover** a fornire il polso della situazione: **più è alto e più è indice di qualcosa che non funziona. **

**Media, comunicazione e arte sono i settori in cui i lavoratori tendono a restare** di più. A dirlo è un sondaggio di Indeed. L’impressione è che il comparto sia peculiare, essendo il business basato sulla creatività delle persone e si cerchi così di incoraggiare la lunga durata dell’impiego. Segue **il mondo tech. Qui i professionisti si licenziano molto poco**, ha svelato uno studio Mercer. Il turnover è appena dell’8,2%, che è più alto della media globale, ma è ancora inferiore rispetto ad altre aree dei servizi. 

Del resto nel settore le ricompense non mancano: **stipendi alti e possibilità di carriera sono grandi ancore della ‘retention’.** E lo stesso vale anche per medici e chirurghi. A ‘incollare’ i professionisti alle poltrone sono la lunga formazione e i forti incentivi che offrono le aziende che li accolgono.

## La sorpresa della Manifattura 

Anche **la Manifattura, forse un po’ a sorpresa, fa parte del settore con i lavori più ambiti**. Un report di Second Talent ha assicurato che **il tasso di turnover non supera il 18,9%**: una quota molto più bassa di tanti altri servizi ad alto tasso di abbandono. Una spiegazione ci sarebbe: il lavoro manuale, dove il **perfezionamento delle abilità conta molto**, spinge a non cercare altrove e a resistere più a lungo possibile. 

Ma l’attaccamento verso un mestiere si verifica anche quando di mezzo c’è un impegno e un’etica: **è il caso per esempio dei presidi scolastici, che tendono a restare in media cinque anni** al loro posto. Ad **attrarre molto meno è invece il Retail,** come ha sottolineato di nuovo Mercer. Qui il turnover volontario è del 37%, ben al di sopra della media. Il segnale che il malcontento serpeggia. Colpa di paghe minime, orari instabili e scarse possibilità di crescita professionale. 

Ancora peggio va, più in generale, nel **settore food e ristorazione, dove il ricambio di personale** (la fonte è sempre Second Talent)** arriva al 75,2%**: il lavoro stagionale, i bassi salari e la forte pressione dovuta al tipo di lavoro rendono la vita dei lavoratori più difficile e abbassano la soglia di sopportazione. Lo stesso succede **nel Turismo. Qui il tasso di abbandono è del 25%**, come conseguenza della tipologia di offerta, per lo più posizioni saltuarie ed entry level.

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