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title: "Lavoro: innovare per evolvere"
description: Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e bisogna riuscire a innovarsi senza lasciare nessuno indietro. La buona riuscita, infatti, risiede nella collaborazione e nell’unione di più competenze possibili per poterlo innovare in sinergia.
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date: 2026-03-16
author: Lorenzo Sernicola
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# Lavoro: innovare per evolvere

![Lavoro: innovare per evolvere](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/03/Copertine-PdM-7-aaCNrA-1024x683.png)

Il **mondo del lavoro** è in continua evoluzione e bisogna **riuscire a innovarsi **senza lasciare nessuno indietro. La buona riuscita, infatti, risiede nella collaborazione e nell’unione di più competenze possibili per poterlo innovare in sinergia. Questo è stato il tema al centro dell’incontro dell’**Associazione Italiana per la Direzione del Personale** (Aidp) **Lombardia Lab** –** Persone e Lavoro**, che si è svolto a Milano **mercoledì 4 marzo 2026**.

Ad approfondire le questioni portate dalla **sezione lombarda dell’Aidp** è stato l’intervento di **Elsa Fornero**, Professoressa Onoraria di **Economia Politica** presso l’Università di Torino, che ha illustrato quali sono le aspettative e quali le complicazioni per quanto riguarda il **futuro del lavoro**. “In Italia la prima preoccupazione riguarda generalmente la **sostenibilità del debito pubblico**. È importante, però, distinguere tra due diverse nozioni di debito: quello finanziario, rappresentato dai titoli negoziabili sui mercati; e quello che possiamo definire pensionistico”, ha spiegato l’ex Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali. E ha aggiunto che purtroppo tutte le problematiche legate a questi debiti sono **pagate dalle nuove generazioni** che stanno accedendo al lavoro proprio in questo momento.

Secondo Fornero, dunque, è sui **giovani **che si sta creando un **debito implicito** che grava sulle loro spalle e su quelle di chi entrerà a breve nel mercato del lavoro. Per questo motivo, secondo Fornero bisogna **dare valore ai giovani, **che rappresentano il futuro. Il tema è particolarmente complesso, perché in Italia il **divario generazionale** è particolarmente ampio: “I giovani sono pochi e, secondo le previsioni, continueranno a diminuire”, ha commentato la docente. “Le stime indicano che entro il 2050 la **popolazione italiana **potrebbe **ridursi di circa 6 milioni di persone**, ma il dato più preoccupante è che si riduce la popolazione in età lavorativa, mentre aumenta quella in età pensionabile”. Infatti, secondo l’**Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico** (Ocse), entro il 2060 l’Italia potrebbe registrare una** diminuzione del 35% delle persone in età da lavoro**.

## Il lavoro delle donne come leva per l’economia

Questa dinamica comporta una **potenziale perdita di benessere**, perché ci saranno meno persone in grado di contribuire alla produzione di reddito e quindi alla crescita economica. Tuttavia, l’Italia dispone ancora di un **importante potenziale di lavoro inespresso**. Una risorsa potrebbe arrivare dal lavoro femminile. Secondo i dati **Istat,** il **tasso di partecipazione femminile** al mercato del lavoro è tra i più bassi d’Europa, inferiore di oltre 12 punti rispetto alla media europea: è allora fondamentale valorizzare questo potenziale. Inoltre, sempre secondo i dati Istat, l’**Italia** presenta ancora un **tasso di abbandono scolastico** tra i più elevati in Europa, superata solo da Romania, Spagna, Germania e Ungheria, e questo aspetto limita le opportunità individuali e riduce la qualità del capitale umano.

“Bisogna superare l’idea che il mercato del lavoro sia a ‘numero fisso’, come se l’ingresso di una persona implicasse necessariamente l’uscita di un’altra. L’obiettivo deve essere quello di creare le condizioni affinché **tutte le persone in età lavorativa** possano avere accesso a un’**occupazione dignitosa **e adeguatamente retribuita”, ha continuato Fornero.

Il discorso vale in particolare per le donne: secondo il rapporto [Closing the gender gap](http://www.oecd-ilibrary.org/social-issues-migration-health/close-the-gender-gap-now_9789264179370-en), l’**Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico** (Ocse)** **ha stimato per tutti i paesi membri l’**effetto sul Pil **di una **maggiore occupazione femminile**. Nei Paesi Ocse, se per il 2030 la partecipazione femminile al lavoro raggiungesse i livelli maschili, si avrebbe una **crescita del Pil pro-capite del 12% in 20 ann**i, pari a 0,6 punti percentuali all’anno. La piena partecipazione femminile al mondo del lavoro varrebbe un aumento del Pil pro-capite** **di un punto percentuale l’anno (sempre a condizione che l’occupazione femminile raggiunga i livelli di quella maschile) ed è quindi essenziale per la crescita economica. “Il lavoro è un diritto di tutti e costituisce una componente fondamentale della dignità e dell’inclusione sociale”, ha concluso l’ex Ministra.

## Formazione e lavoro a misura di giovani

Parlando di lavoro non si può dimenticare il ruolo della formazione, specialmente quella riservata a chi sta costruendo il percorso per entrare nel mercato lavorativo. Per prima cosa bisogna **affrontare i bias della formazione**: è noto che comunemente si crede esista la formazione di serie A – quella universitaria – e una di serie B – quella tecnica e professionale. Eppure, il mondo del lavoro ha **bisogno di professionalità diversificate**. E in questo senso serve fare cultura sul fatto che la **formazione tecnica e professionale** è altrettanto dignitosa e strategica rispetto a quella universitaria.

“Per farlo non basta sottolineare il fabbisogno di competenze tecniche espresso dalle imprese; è necessario mettere le famiglie e i giovani nelle condizioni di considerare questi percorsi formativi come scelte di pari valore rispetto a quelli accademici”, ha affermato **Alessandro Fermi**, Assessore lombardo all’Università, Ricerca, Innovazione, E così come le **università si stanno rinnovando **per essere **più attrattive** – è bene non dimenticare che anche gli atenei ‘gareggiano’ per attrarre studenti – anche gli altri percorsi formativi sono chiamati a fare altrettanto. “Per esempio, in Lombardia si lavora per promuovere la**nascita di campus ITS **strettamente **collegati alle filiere produttive **caratteristiche dei singoli territori, in modo da rafforzare il legame tra formazione e sistema economico locale e rispondere in maniera mirata alle esigenze del mercato del lavoro”, ha concluso Fermi.

## Nuove generazioni e nuove priorità

Fin qui la formazione. Poi ci sono le questioni legate a quanto succede alle persone una volta **entrate in azienda.** Come detto, il mondo del lavoro è in costante cambiamento e se le aziende vogliono intercettare i giovani, devono tenere in forte considerazione **le esigenze delle nuove generazioni**. Queste, infatti, come ha affermato **Salvatore Monteduro**, **Segretario Confederale UIL Milano**, non riguardano solo l’aspetto retributivo, ma gli aspetti sempre più rilevanti sono la **conciliazione tra vita e lavoro**, lo smart working, la parità di genere e la formazione. Le richieste dei giovani sono, infatti, più orientate al **benessere lavorativo**. Ecco allora che le aziende si devono dotare di soluzioni perché il benessere delle persone sia una **leva organizzativa**.

Poi c’è la questione di trattenere i dipendenti, e il territorio può fare la sua parte. In Lombardia, per esempio, come dichiara **Stefano Passerini**, **Direttore Settore Lavoro, Welfare e Capitale umano di Assolombardia**, si è agito su aspetti come trasporti, servizi di cura e possibilità di accedere ad abitazioni a canoni calmierati. È con queste iniziative che si può **evitare la fuga dei cervelli**, che secondo i dati Istat, nel 2024 sono stati oltre **11 mila i neolaureati che hanno deciso di partire**, contro i soli 2840 che hanno deciso di ritornare.

## AI, tra progresso e responsabilità

Infine, parlando di cambiamento non si può non fare riferimento all’**avvento dell’Intelligenza Artificiale** (AI) che ha portato ad un processo di **transizione digitale **particolarmente complicato.

In questo caso, la Lombardia è una delle prime regioni, insieme con la Toscana e la Puglia, ad aver messo per iscritto una **proposta normativa sul tema dell’AI**, grazie alla promozione da parte dell’Assessore **Alessandro Fermi.** Si tratta del risultato di un lavoro durato circa un anno e mezzo, al quale hanno partecipato numerosi stakeholder: giovani, esperti, associazioni di categoria, università. L’obiettivo è stato quello di **fotografare la situazione attuale dell’AI** e di individuare le principali sfide e opportunità che la tecnologia può offrire.

Questa **proposta di legge **ha la finalità di intervenire su due ambiti principali. Il primo riguarda la competitività delle imprese. “L’AI è considerata uno strumento fondamentale per la **competitività economica**, ma è importante che lo sia per tutte le imprese. Oggi, infatti, l’AI è già molto utilizzata dalle grandi aziende, ma è ancora **poco diffusa tra le piccole imprese italiane**. Per questo motivo, le istituzioni devono favorire una **diffusione consapevole dell’AI**, soprattutto tra le PMI” ha dichiarato Fermi. L’AI rappresenta un’opportunità soprattutto per svolgere attività spesso logoranti, ripetitive e poco stimolanti, ma comunque necessarie: in questi casi la tecnologia permette alle persone di essere impiegate in** attività più qualificate**, creative e produttive per le imprese.

Il secondo grande ambito su cui agisce la legge sull’AI riguarda il **tema dell’etica**. Una delle domande principali è quale impatto possa avere la tecnologia sull’apprendimento dei giovani e sul loro **sviluppo cognitivo**. “Il rischio è che i più giovani possano **utilizzare in modo improprio** uno strumento che sì rappresenta una grande opportunità, ma che comporta anche alcune criticità. Per questo è necessario educarli a un uso consapevole e responsabile dell’AI”, ha concluso Fermi. Questi sono i due grandi pilastri su cui si fonda la legge: da un lato la produttività e la competitività economica, dall’altro la dimensione etica e umanistica dell’AI. In sintesi, vuol dire **conciliare produttività e competitività con la dimensione etica**.

Insomma, le **sfide del mondo del lavoro **sono numerose e diversificate. Solo attraverso scelte responsabili, **investimenti nelle competenze** e una maggiore attenzione alle persone sarà possibile costruire un mercato del lavoro capace di adattarsi ai cambiamenti e di offrire opportunità reali che non lascino indietro nessuno.

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