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title: L’AI evolve, ma non capisce… un tubo
description: "L’Intelligenza Artificiale (AI) è un’alleata per le attività quotidiane (e non solo di lavoro): questo è ormai innegabile. Sono sempre meno le persone che non hanno ancora sperimentato la collaborazione con una qualsiasi tipologia di AI. Ma di fronte all’evoluzione esponenziale di questa tecnologia,..."
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date: 2026-08-27
author: Lorenzo Sernicola
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categories: [Contenuti]
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# L’AI evolve, ma non capisce… un tubo

![L’AI evolve, ma non capisce… un tubo](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/08/image-1-u6pl09-1024x683.jpg)

**L’Intelligenza Artificiale (AI) è un’alleata per le attività quotidiane** (e non solo di lavoro): questo è ormai innegabile. Sono sempre meno le persone che non hanno ancora sperimentato la **collaborazione con una qualsiasi tipologia di AI**. Ma di fronte all’evoluzione esponenziale di questa tecnologia, **quanto spazio rimarrà per l’intelligenza umana?** È una delle principali domande – insieme con quella, ben più ampia e complessa, sul **futuro stesso dell’umanità nell’era digitale** – che in tanti si stanno facendo. E qualcuno prova pure a rispondere.

Tra gli ultimi c’è **Bill Gates che in appena tre anni ha di fatto cambiato rotta rispetto all’AI**: il fondatore di Microsoft è passato da toni entusiastici nel 2023 a una **seria preoccupazione nel 2026**, come testimoniato **dall’ultimo articolo pubblicato sul suo blog **().** **A oggi, però, c’è ancora margine per (qualche) capacità umana. Chi scrive lo ha sperimentato di recente: **per sostituire un miscelatore di un lavabo si è fatto ampiamente aiutare da un’AI**, ma alla fine la soluzione di un problema inaspettato emerso durante la lavorazione è arrivata da un **suggerimento da parte di una persona in carne e ossa**.

## Gates, da ottimista a cauto sostenitore

Andiamo però con ordine: è utile tornare a Gates e alle sue riflessioni. A marzo 2023, nell’articolo dal titolo **[The age of AI has begun](https://www.gatesnotes.com/The-Age-of-AI-Has-Begun) (“L’era dell’AI è iniziata”)**, il fondatore di Microsoft paragonava l’AI, per importanza storica, al microprocessore, al Personal computer e a Internet, e **ne raccontava soprattutto le promesse**: tutor personalizzati per ogni studente, assistenti sanitari per i Paesi più poveri, produttività moltiplicata in ogni settore…

Il 26 agosto 2026, invece, lo stesso Gates ha cambiato tono, proponendo un approfondimento dai toni molto diversi: in **[A turbulent AI era and critical choices to make](https://www.gatesnotes.com/home/home-page-topic/reader/a-turbulent-ai-era-and-critical-choices-to-make) (“Un’epoca turbolenta per l’AI e le scelte cruciali da fare”**), scrive chiaramente “There is no plan”, riferendosi alla mancanza di un piano per gestire la trasformazione che l’AI sta per imporre a lavoro, economia e sicurezza globale.

Nel nuovo articolo, sono evidenziati tre rischi concreti che riguardano: **lavoro, sicurezza e sviluppo dei giovani**. “Molti posti di lavoro scompariranno per sempre”, è la sua tesi, indicando come **più esposti proprio i ruoli di ingresso nel mondo del lavoro** su cui la Generazione Z gioca le prime fasi della propria carriera. Poi c’è la sicurezza: l’AI, è il monito di Gates, **mette nelle mani di criminali con “competenze molto limitate”** strumenti capaci di colpire “vittime a ogni livello: individui, aziende e Governi”, attraverso **frodi, deepfake e bioterrorismo**, rendendo più semplice la progettazione di agenti patogeni pericolosi. Infine c’è la questione che riguarda lo “sviluppo dei nostri figli”, che **l’AI ostacolerebbe e la potenziale “sostituzione delle relazioni umane”**, perché, scrive il fondatore di Microsoft, a differenza di una persona umana “**i compagni virtuali** **non ti spingono fuori dalla tua zona di comfort** e non si arrabbiano mai”.

Nonostante il parere del tutto nuovo sull’AI, **Gates non rinnega un ottimismo di fondo** per la tecnologia, perché scrive che proprio l’AI “**sarà il più grande strumento di uguaglianza mai inventato o la peggiore fonte di ingiustizia**”. Nell’articolo propone allora soluzioni che devono agire a livello politico e parla di nuove istituzioni internazionali, una **possibile “token tax” sull’uso dell’AI **per finanziare la transizione occupazionale, la cooperazione fra Stati Uniti e Cina.

## L’AI dimostra i suoi (pochi) limiti

Senza per forza schierarsi tra le **file degli apocalittici né tra quelle dei tecnoentusiasti** – c’è però da ammettere che il **nuovo punto di vista di Gates fa scattare qualche alert** proprio perché arriva da chi ha costruito una fortuna con la tecnologia – abbiamo **testato le potenzialità degli algoritmi** in ambiti meno ‘convenzionali’ rispetto a quelli della conoscenza dove l’AI Generativa sembra essere più a suo agio. Ci riferiamo **all’attività di sostituzione di un miscelatore di un lavabo domestico**. Interpellato, **il chatbot ha fatto bene il suo lavoro**, almeno nella prima parte dell’attività: ha aiutato a scegliere i pezzi giusti da acquistare e **ha guidato passo dopo passo smontaggio e montaggio** dell’attrezzatura, con la pazienza e la precisione di un manuale su misura (nel dialogo erano condivise anche le foto reali di tubi e attacchi). Fin qui, **l’AI ha funzionato meglio di molti tutorial online**.

Il problema è arrivato quando il **lavoro è uscito dal copione previsto**: il tubo di scarico, toccato per errore durante l’intervento, si è sbriciolato tra le mani di chi scrive. Un imprevisto che di fatto ha **bloccato un’attività che sembrava procedere con rapidità**. E qui **l’AI ha mostrato il suo limite più evidente**: interrogata sul da farsi, ha continuato a suggerire di proseguire con la sostituzione del miscelatore, perché lo scarico – e tecnicamente era vero – non riguardava quell’attività specifica. Una **risposta logicamente ineccepibile, ma praticamente inutile**, cieca rispetto al problema reale che si era aperto sotto il lavabo. Ammesso che il miscelatore fosse poi stato azionato, **dove sarebbe finita l’acqua di scarico se non sul pavimento?**

**La soluzione è arrivata altrove, lontano dagli ambienti digitali.** In pochi secondi, un addetto di una grande catena del fai da te ha capito il problema con un’occhiata sulla foto del tubo rotto e poi ha suggerito** che cosa comprare e in che ordine agire**. Nessun algoritmo, **solo esperienza accumulata su svariati casi simili**, e la capacità – questa tutta umana – di uscire dal perimetro dell’attività specifica per risolvere la situazione nella sua interezza.

## Iniziano a scoppiare le bolle della finanza

È dunque quello dell’AI uno scivolone nella sua corsa all’evoluzione oppure ha davvero dei limiti? **La corsa a potenziarsi della tecnologia è reale** e gli allarmi di Gates, arrivati appena tre anni dopo averne celebrato le potenzialità, fanno riflettere. È altrettanto **reale che nasconde una bolla speculativa**, alimentata più dalla narrazione che dai risultati. A dimostrarlo è la parabola di **Leopold Aschenbrenner, che da ricercatore di OpenAI** è poi diventato il gestore di un hedge fund da 45 miliardi di dollari. Come ha raccontato il Wall Street Journal, ripreso dal Corriere della Sera, il suo fondo – costruito su scommesse pesantissime e concentrate sull’AI – ha **bruciato il 78% del proprio valore in due settimane**. Il fondatore di Microsoft lo ha detto: “There is no plan” e dalla governance sull’AI possiamo allargarlo anche per gli investimenti, così che **a grandi entusiasmi possono corrispondere anche crolli altrettanto rapidi**.

Che l’AI sia cresciuta è innegabile: **chiunque la utilizzi nota evoluzioni anche nell’arco di poche settimane**: oggi scrive codice, ma può anche guidare ristrutturazioni e orientare miliardi di investimenti. Proprio perché è cresciuta, **ha bisogno di essere maneggiata con più cautela**, non con meno. E a dirlo è chi l’aveva presentata con entusiasmo indiscusso, ma lo confermano anche **i mercati quando puniscono chi le ha affidato tutto senza contrappesi**. In fondo, lo dice persino un insignificante tubo di scarico di un banalissimo lavabo di casa che il modello non ha saputo interpretare per ciò che era. **Il margine dell’intelligenza – e dell’esperienza – umana resiste ancora**. Chissà per quanto…

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