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title: Job hopping addio, adesso conviene restare in azienda
description: "Finiti i tempi d’oro (si fa per dire) delle Grandi Dimissioni negli Usa in epoca pandemica, adesso si scopre che non è più così vantaggioso passare da un impiego all’altro per aggiudicarsi retribuzioni maggiori. In passato funzionava: forti delle tante offerte a disposizione si lasciava con una cert..."
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date: 2026-04-02
author: Lorenzo Sernicola
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categories: [Contenuti]
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# Job hopping addio, adesso conviene restare in azienda

![Job hopping addio, adesso conviene restare in azienda](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/04/stipendi-scaled-q9jBhU-1024x683.jpg)

Finiti i tempi d’oro (si fa per dire) delle **Grandi Dimissioni negli Usa** in epoca pandemica, adesso si scopre che non è più così vantaggioso** passare da un impiego all’altro** per aggiudicarsi **retribuzioni maggiori.** In passato funzionava: forti delle tante offerte a disposizione si lasciava con una certa disinvoltura il posto di lavoro e si passava a un altro, assicurandosi il più delle volte stipendi migliori. **Adesso succede il contrario**. Il fenomeno in corso potrebbe definirsi **‘La Grande Permanenza’**, come spiega il sito dell’**emittente tv statunitense Cnbc**.  

I lavoratori preferiscono restare al proprio posto. Una decisione che sembra dare loro ragione in termini di remunerazione: **comparando le buste paga**, quelle più alte sono ora di chi **resta fedele all’azienda**. “Tra il 2021 e il 2022, con la pandemia ormai dietro le spalle, si era verificato un boom di assunzioni che aveva spinto i salari verso l’alto” ha commentato **Bonnie Dilber**, manager HR della **compagnia di software Zapier**. “Al momento invece ci sono **interi eserciti di candidati a disposizione** e le aziende non hanno motivo di competere sul piano salariale”.

## Quello che dicono i dati

Il mercato del lavoro odierno è profondamente cambiato rispetto a qualche anno fa, quando i datori di lavori riscontravano **difficoltà a ricoprire le posizioni aperte**. Che erano schizzate negli USA dai 7 milioni del 2019 al record delle **12,2 milioni di unità a marzo 2022. **Prima di crollare ai livelli pre-pandemici all’inizio del 2026, secondo le statistiche ufficiali del **Bureau of Labour Statistics**.

Se si guarda infatti al mese di **febbraio 2026**, si vede come** le posizioni aperte siano calate di 92mila unità** e il **tasso di disoccupazione** sia **salito al 4,4%** (in confronto al 3,4% di aprile 2023). Ecco spiegato perché sono molto diminuiti anche i lavoratori che decidono di **abbandonare volontariamente** il proprio posto. La quota è calata dal 3% del 2022 al 2% del 2026.

E lo stesso è accaduto per il cosiddetto** ‘premio retributivo’ da job hopping**.** **Vale a dire il guadagno ottenuto nel passaggio da un lavoro all’altro. Tra il 2022 e il 2023 per chi cambiava frequentemente occupazione** lo stipendio risultava mediamente più alto **del 2% rispetto a chi restasse nel proprio lavoro, secondo i dati dell’Osservatorio della banca Atlanta Fed’s.

## Un gap salariale che si è dissolto

Lo **scarto retributivo** è andato mano mano dissipandosi. Nel 2025, l’incremento di stipendio di chi lasciava il proprio lavoro si è assottigliato a favore di quelli che sono restati alla propria scrivania. Nello specifico chi ha lasciato il proprio lavoro a gennaio 2026 ha visto crescere la busta paga di appena il 4,4%, un terzo rispetto al picco del 14% registrato durante l’emergenza Covid. E mezzo punto sopra il 3,9%, ovvero la media dei rialzi di stipendio per i cosiddetti** *job stayers***.

“**Cambiare lavoro con frequenza** poteva in passato portare a salari più elevati, ma adesso la maggiorazione è inferiore rispetto a prima”** **ha concluso** Christina De Pasquale**, docente di Economia alla **Johns Hopkins Carey Business School **di Baltimora. “I lavoratori sono più cauti perché **le offerte di lavoro si sono ridotte **e la disoccupazione è cresciuta, e tendono a restare dove sono”.

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