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title: "Italia e AI: investimenti alti, risultati bassi"
description: "L’Italia vede di buon occhio l’Intelligenza Artificiale (AI) e lo dice chiaro: dal sondaggio Red Hat 2025 emerge che più del 75% dei capi IT pensa che tra tre anni il Paese possa giocare un ruolo importante a livello mondiale in ambito AI. Una visione positiva, certo, però non così alta come in real..."
date: 2025-12-09
author: Lorenzo Sernicola
url: https://www.este.it/contenuti/italia-e-ai-investimenti-alti-risultati-bassi/
categories: [Contenuti]
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# Italia e AI: investimenti alti, risultati bassi

L’Italia vede di buon occhio l’Intelligenza Artificiale (AI) e lo dice chiaro: dal sondaggio Red Hat 2025 emerge che **più del 75% dei capi IT pensa che tra tre anni il Paese possa giocare un ruolo importante a livello mondiale** **in ambito AI**. Una visione positiva, certo, però non così alta come in realtà vicine come la Spagna, la Germania, l’Olanda o la Svezia dove quasi tutti ci credono (oltre il 98%). Questo impulso porta a scelte precise: in **Italia, le aziende pensano di aumentare del 35% la spesa per l’AI entro il 2026**; intanto, l’AI è terza nella lista delle priorità tecnologiche, subito dopo sicurezza digitale e riduzione dei costi.

Il dato più inaspettato, quasi allarmante, è che **86 aziende su 100 in Italia dicono di non averci guadagnato nulla con l’AI**, almeno finora. Secondo **Giorgio Galli, Director Tech Sales, Red Hat Italy,** è un campanello d’allarme: “L’AI e la sicurezza sono al top delle richieste tecnologiche; però **c’è una distanza netta tra quanto si spende e i risultati concreti**. Un problema legato pure a barriere solide, tipo l’assenza di ritorni misurabili, strutture troppo deboli oppure divisioni rigide tra reparti informatici ed esperti di intelligenza artificiale”.

A peggiorare le cose c’è la diffusione dell’AI ‘nascosta’: **nel 93% dei casi, i lavoratori usano tool automatici non approvati**, soprattutto quando mancano risorse oppure gli strumenti interni sembrano poco efficaci. C’è poi la questione delle abilità. **Un’azienda su due in Italia dice di avere poche competenze sull’AI**, meno della media dell’area Europa-Medio Oriente-Africa, dove invece arriva a sette su 10. In molti nel nostro Paese pensano sia essenziale migliorare le capacità individuali e generiche, insieme con le conoscenze sulla protezione dei dati, oppure sulle strategie aziendali.

Il **problema più difficile rimane collegare l’AI ai dati e ai sistemi già presenti in azienda**. Alcuni responsabili IT pensano che sia utile formare le persone a usarla bene, così da capire **come inserirla nei flussi di lavoro quotidiani**.

## Serve tornare proprietari dei processi

**Rodolfo Falcone, Amministratore Delegato, Red Hat Italy**, vede una svolta storica: “Ora viviamo nell’epoca dell’AI per tutti, 1 miliardo di persone ci può giocare”. A suo giudizio, però, nascono dubbi rilevanti: **come usare questa tecnologia senza fare danni? E poi, com’è possibile tornare a fidarsi quando ognuno inventa qualunque cosa**? Infine, quanto conta ancora ciò che impariamo con le nostre mani, ora che sapere è gratis per tutti?

Falcone ha notato come **chi sfrutta l’AI va più veloce ed è più motivato**. Però ha messo in guardia: questo cambiamento potrebbe trasformare davvero tanto il modo in cui interagiamo con la tecnologia. “**Non decidiamo più noi, ora chiediamo e basta, sperando vada bene**. Dovremo imparare a capire i risultati, non solo come sono fatti”, è la sua tesu. Un pensiero che guarda avanti, verso il prossimo passo della tecnologia: **l’AI capace di agire da sola**. Qui i sistemi non si limitano a rispondere, bensì scelgono come muoversi, organizzano azioni e le portano a termine senza bisogno d’aiuto.

## Il mondo del software libero conta molto

Per chiudere lo spazio tra obiettivi e risultati concreti, **diverse imprese italiane scelgono soluzioni tech senza barriere**. A quanto emerge da un’indagine, condotta da Censuswide tra il 13 e il 17 agosto 2025, che ha coinvolto poco più di 9mila Responsabili e Direttori IT (compresi i ruoli relativi alle infrastrutture e alle infrastrutture cloud) e ingegneri AI (compresi ingegneri software in AI/ML, ingegneri NLP e LLM e data scientist) di aziende con oltre 500 dipendenti in tutta l’area Emea, (100 rispondenti erano provenienti dall’Italia), **sette professionisti su 10 vedono il software libero d’azienda come un tassello chiave nell’approccio sull’AI**, una quota simile a settori sentiti come urgenti come, per esempio, la protezione dati, gli ambienti cloud misti o il controllo nazionale sulle informazioni digitali.

Falcone ha affermato che **norme chiare e accessibili aiutano a creare sistemi più sicuri**, insieme con altri fattori. Il manager ha usato l’open source come esempio: a suo parere funziona bene per **diffondere metodi efficaci**, permette maggiore adattabilità, anche nei budget. Secondo una nota di Red Hat, **essere autonomi e resilienti non vuol dire usare sistemi chiusi. Dipende invece da ambienti aperti**. Grazie al software libero, le imprese decidono dove tenere i loro dati; decidono pure come organizzare i propri strumenti tecnologici e con quali partner lavorare. **Il controllo arriva quando si coopera**, non stando isolati.

## L’ecosistema per superare ostacoli e accelerare l’adozione

**Giampiero Cannavò, Regional Director, Head of Med & Italy Ecosystem di Red Hat**, ha ripreso la questione del sistema integrato. Secondo il manager, **l’AI ha bisogno di strutture accessibili e adattabili; **serve formazione costante, però soprattutto attenzione a situazioni pratiche con risultati chiari. Cannavò ha fatto notare che i fornitori di cloud, insieme con i tecnici che collegano sistemi vari e ai programmatori autonomi, **contano molto nelle applicazioni più evolute**, trascinando tutto verso modelli facili da spostare, chiari e senza vincoli esclusivi. Per Cannavò, il percorso è evidente: **gestire l’AI richiede collaborazione**, dato che agire da soli significa rischiare di restare indietro.

Nelle vicinanze dell’AI, anche la questione sul controllo dei dati resta centrale**. **Entro un anno e mezzo circa, **le imprese italiane metteranno al centro chiarezza negli strumenti**, tracciabilità nelle operazioni, protezione nella catena di approvvigionamento oppure funzionamento senza interruzioni. L’aumento del lavoro con l’AI, insieme con il valore sempre maggiore dei dati, spinge a **potenziare il controllo operativo**; di conseguenza anche l’autonomia delle strutture diventa più marcata.

**L’idea che ne esce è quella di un Paese che ha capito quanto sia importante l’AI **e ora ci mette soldi senza esitare. Di contro, il livello di preparazione culturale e tecnica stenta a tenere il passo con questa spinta improvvisa. Nei prossimi anni, **l’obiettivo sarà cambiare soldi spesi e prove varie in risultati concreti**, mettendo d’accordo capacità diverse, informazioni, regole chiare e strutture utili. Poi, seguendo quanto dice Red Hat, **agire basandosi su norme libere, gruppi che lavorano insieme e un’idea di controllo digitale** fondata sulla possibilità di decidere liberamente.

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