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Innovare il Retail con la trasformazione digitale

Il settore del Retail ha sempre basato le proprie strategie sulla vendita del prodotto materiale. Ma oggi questo modello di business non è più sostenibile. Fino a poco tempo fa, l’esperienza fisica in negozio con il cliente era centrale nel processo di vendita; tuttavia, con l’irruzione della pandemia ‒ che ha costretto i retailer a chiudere i negozi per periodi di tempo indefiniti ‒ il settore ha dovuto ridefinire le strategie di business, ripensando le proprie architetture e le metodologie in ottica scalare.

“La pandemia ci ha costretto a rivedere i processi lavorativi, per supportare i picchi di lavoro, ma soprattutto per affrontarne i cali: durante i lockdown abbiamo infatti avuto cali evidenti di fatturato”, conferma Giacomo Cattaneo, Chief Information Officer (CIO) di Primadonna, azienda retail fast fashion. “Abbiamo sempre lavorato prevalentemente con un modello brick and mortar; quando abbiamo dovuto tenere chiusi i negozi, abbiamo cercato di reinventare il nostro business. Adesso, questo rinnovamento sta diventando un progetto di ridefinizione dell’infrastruttura in ottica scalare”.

In questo contesto, la trasformazione digitale dell’azienda ‒ iniziata a settembre 2019 con l’entrata in azienda dell’attuale CIO ‒ ha subito un’accelerazione in corrispondenza della crisi generata dal covid. “Fortunatamente avevamo già iniziato la Digital Transformation prima della pandemia; ora ci vogliamo strutturare per essere meno dipendenti da eventuali problematiche e, quindi, affrontare le crisi con resilienza”. L’ingresso di Cattaneo in azienda è avvenuto in concomitanza con l’introduzione della digitalizzazione nei processi di business. “Il mio ruolo in Primadonna è rivedere dal punto di vista informatico e soprattutto di processo il metodo tradizionale di business, integrando il mondo digital e incrementando la circolarizzazione del rapporto con il cliente ponendolo realmente al centro delle nostre azioni”.

Infatti, ora le strategie di Primadonna non ruotano più solamente intorno al prodotto, ma si basano sul cliente. Il consumatore, infatti, non ha più bisogno di un’esperienza centrata unicamente sul negozio: se pensiamo a come si acquistano oggi i prodotti, molti processi sono ormai digitalizzati (a eccezione di quello del trasferimento fisico della merce acquistata). “Cerchiamo una continuità d’interazione tra noi e il cliente, ponendoci continuamente in ascolto delle sue necessità per rispondere alle esigenze del new normal. Stiamo lavorando per utilizzare i negozi come hub e proporre un’esperienza basata sull’omnicanalità”, continua Cattaneo. È così che si punta a migliorare la Customer experience, gestendo sinergicamente i punti di contatto tra l’azienda e i clienti e fornendo la stessa qualità di esperienza sia online sia offline.

Migrare verso un cloud ibrido

Per concretizzare queste esigenze, Primadonna ha scelto di migrare la propria infrastruttura IT verso il cloud di IBM in un’ottica di modernizzazione dei processi chiave, come le vendite e l’assistenza clienti. Il colosso informatico ha dunque implementato la soluzione in collaborazione con il business partner BlueIT, azienda che offre servizi IT, IoT e cybersecurity, lavorando quindi sinergicamente nel processo di trasformazione digitale del retailer. La soluzione scelta ha dunque permesso a Primadonna di trarre vantaggio da un’architettura cloud ibrida, costituita da un’infrastruttura privata nel cloud pubblico.

I benefici dell’introduzione del cloud pubblico ruotano attorno a scalabilità e flessibilità. “La scalabilità delle risorse on demand è diventata fondamentale per noi; è possibile collegare e scollegare un server in qualsiasi momento, ridurne e aumentarne la potenza lavorativa in base alle necessità, usufruire di potenza di calcolo ‒ che fino a poco tempo fa era impensabile ‒ senza doversi dotare di infrastrutture tecnologiche; per esempio, se si ha la necessità di potenziare l’ecommerce per affrontare un Black Friday, si scalano semplicemente le risorse, senza installare server o eseguire altre operazioni”, spiega Cattaneo.

Nello specifico, l’infrastruttura IT è stata fatta migrare in un ambiente certificato SAP su IBM Cloud for VMware per migliorare prestazioni e capacità di gestione. “Stiamo facendo diversi progetti con SAP: diventerà il repository delle giacenze e delle disponibilità in tempo reale, su cui sia la rete logistica sia la rete vendita lavoreranno”. Questo ambiente porta vantaggi anche in termini di sicurezza e affidabilità. “In passato si riscontrava un down dei sistemi almeno una volta al mese; ora non ne abbiamo uno da quasi due anni”.

Tra i benefici tangibili della scelta tecnologica, come testimonia il CIO di Primadonna, ci sono la grande spinta a livello di scalabilità e il miglioramento in termini di time to market. “Inizialmente abbiamo impiegato un anno e due mesi a realizzare il progetto di omnicanalità su un Paese; ora, con il cloud ibrido, ci sono voluti due mesi per lanciare il progetto di omnicanalità su due Paesi”, conferma Cattaneo.

Nei progetti dell’azienda c’è l’espansione verso l’estero. “Attualmente il concetto di omnicanalità lo abbiamo attivo solo in Italia, ma prevediamo di svilupparci sul mercato europeo; vendiamo già all’estero a livello ecommerce, ma l’obiettivo è quello di portare l’estensione omnicanale in più Paesi, anche in quelli dove non abbiamo negozi fisici”. Con il digitale si ha anche la possibilità di farsi conoscere in posti in cui il marchio non è presente. “La Digital transformation potrebbe essere il driver per aprire negozi in Paesi in cui ancora non abbiamo negozi fisici”, conclude il manager.

L’articolo Innovare il Retail con la trasformazione digitale proviene da Parole di Management.

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