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title: Il welfare aziendale c’è… ma non si vede
description: Il welfare aziendale è sempre più centrale nelle politiche HR, ma il suo reale valore dipende da quanto riesce a rispondere ai bisogni concreti dei lavoratori e a generare impatto anche al di fuori dell’azienda. Tuttavia, tra la percezione delle aziende e quella dei lavoratori emerge una distanza si...
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date: 2026-03-16
author: Lorenzo Sernicola
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categories: [Contenuti]
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# Il welfare aziendale c’è… ma non si vede

![Il welfare aziendale c’è… ma non si vede](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/03/Pluxee_evento-nZFt9c-1024x768.jpg)

Il **welfare aziendale **è sempre più centrale nelle** politiche HR**, ma il suo reale valore dipende da quanto riesce a rispondere ai **bisogni concreti dei lavoratori** e a generare impatto anche al di fuori dell’azienda. Tuttavia, tra la percezione delle aziende e quella dei lavoratori emerge una distanza significativa.

A sottolineare questi aspetti (e non solo) è stato lo studio ***Circular Benefits & Impact. Benefit che generano un engagement sostenibile***, commissionato da **Pluxee Italia**, società attiva nel settore dei benefit aziendali e dell’engagement dei dipendenti, in collaborazione con **Ipsos Doxa**. La ricerca – realizzata su un campione nazionale composto da circa 300 aziende (con almeno 10 dipendenti) e 900 lavoratori – analizza il **welfare** non solo come insieme di strumenti, ma come un **vero e proprio sistema **relazionale capace di **generare valore **lungo tutta la filiera economica e sociale.

“Oggi non basta più offrire benefit, è necessario costruire un vero **patto di valore** tra aziende, lavoratori e contesto locale”, ha commentato **Anna Maria Mazzini, Chief Growth Officer **di Pluxee Italia. “Con questa ricerca abbiamo voluto osservare il welfare in modo nuovo, incrociando in modo sistematico il punto di vista dei lavoratori e quello delle imprese per delineare un **ecosistema c**he collega scelte organizzative, bisogni delle persone e **impatti concreti **sul tessuto economico e sociale”.

## Le aziende sostengono l’economia locale

Tra i risultati principali dello studio è emerso che il 69% dei dipendenti considera i benefit uno strumento efficace per sostenere il** potere d’acquisto**. Un ulteriore aspetto interessante evidenziato dalla ricerca riguarda l’impatto del welfare** sull’economia dei territori**, definito da Pluxee come *local multiplier effect*: nel 2025, l’86% dei benefit è stato utilizzato per **acquisti e servizi sul territorio**, come alimentari, carburante o attività di prossimità, contribuendo così a generare **ricadute economiche a livello locale**; il restante 14% è stato invece destinato alla spesa su e-commerce, in grandi catene o al pagamento di utenze.

Rispetto a quest’ultimo particolare, va precisato che esiste un certo margine di interpretazione nella percezione dei lavoratori: alcuni tendono infatti a considerare come ‘locali’ anche alcune catene di supermercati presenti in tutta Italia. L’interpretazione può essere considerata come valida, alla luce del fatto che si tratta di organizzazioni** localizzate in specifici territori**: in questo senso è coerente l’impostazione delle aziende che, per l’80% del campione, hanno progettato **piani di welfare **proprio per** sostenere l’economia locale**.

## Il gap tra welfare erogato e welfare percepito

Altro aspetto interessante messo in luce dalla ricerca riguarda la** comprensione e percezione dei programmi di welfare da parte dei lavoratori**. “Oggi il 75% delle aziende dichiara di aver adottato un piano di welfare, ma solo il **49% dei lavoratori** è certo che nella propria azienda esista effettivamente un p**iano per il benessere dei dipendenti**”, ha spiegato Mazzini. Come si spiega questo fenomeno? “Ci sono diversi fattori che lo spiegano. Per esempio la copertura parziale, una** comunicazione insufficiente**, o un’offerta percepita come **poco rilevante **rispetto ai bisogni quotidiani”.

Da quanto risulta dai dati dello studio, infatti, le imprese tendono a **valutare molto positivamente il clima interno**: l’83% ritiene buono il clima aziendale, il 78% considera positivo il livello di benessere dei dipendenti e il 75% giudica elevato l’engagement. Eppure **la percezione dei lavoratori è diversa**, perché solo il 63% dichiara di sentirsi coinvolto e apprezzato e appena il 53% afferma di sentirsi realmente motivato. E quando si analizzano dimensioni più profonde legate all’engagement **solo il 47% si sente realmente valorizzato** e appena il 49% valuta positivamente l’impegno dell’azienda nei confronti del proprio benessere.

“La domanda da porsi è quindi se il welfare offerto è** davvero allineato ai bisogni dei lavoratori**”, è stato il commento di **Tommaso Palermo**, **Managing Director** di Pluxee Italia. “Le priorità espresse dai dipendenti restano molto chiare: retribuzione adeguata, sistemi di incentivazione e opportunità di crescita sono le leve considerate più importanti, mentre le aziende tendono a concentrarsi maggiormente su **strumenti organizzativi** come la flessibilità o altri elementi di welfare” conclude Palermo. Ecco allora che si comprende ancora meglio da questo** disallineamento** il motivo per il quale alcune iniziative, pur essendo presenti in azienda, non sono sempre percepite come realmente utili.

## Il welfare si conferma una leva d’ingaggio

È fuor di dubbio, però, che **il welfare aziendale **rappresenti già oggi una** leva competitiva** per il futuro. Il 69% degli HR Manager coinvolti nella ricerca ha dichiarato che c’è una** **crescita **dell’attenzione del Top management** verso questi strumenti, mentre il 72% dei lavoratori ritiene che il welfare avrà un peso sempre maggiore nella scelta di una posizione lavorativa. Nel dettaglio: pensando al welfare del futuro, **il **30% dei dipendenti auspica** un incremento dei piani**, il 19% un aumento del **valore dei buoni **e il 19% una **maggiore attenzione** ai bisogni dei lavoratori.

I dati, inoltre, hanno mostrato che dove il welfare è presente e utilizzato, **il rapporto tra lavoratori e organizzazione migliora** in modo significativo. I dipendenti che hanno accesso ai benefit si sentono maggiormente riconosciuti e apprezzati, e questo aspetto fa aumentare anche la **valutazione positiva **dell’impegno aziendale. Anche dal punto di vista delle imprese gli effetti sono evidenti: l’80% ha segnalato un **miglioramento della reputazione aziendale**, il 73% un aumento dell’engagement, il 66% una riduzione dell’assenteismo e il 63% un calo del turnover.

“Il welfare è una **scelta strategica **che tocca attrazione, retention e produttività. Ma è anche un indicatore di fiducia: quando le persone vedono coerenza tra ciò che conta per loro e ciò su cui l’azienda investe, la relazione cambia”, ha commentato Palermo. “Il welfare crescerà se saprà dimostrare un** valore misurabile**, rimanendo sostenibile e supportato da un quadro di incentivi, concretezza e supporto alle esigenze quotidiane per i dipendenti, **allineandosi ai bisogni attivati di una platea generazionale** anche molto diversificata” conclude il Managing Director.

In questa prospettiva i benefit non sono più semplici strumenti accessori, ma leve strategiche che, se **progettate con ascolto e metodo**, possono rafforzare la fiducia tra aziende e persone, sostenere il benessere dei lavoratori e generare valore anche per i territori. Il futuro del welfare aziendale passa proprio da questa **capacità di connettere dimensione economica, sociale e organizzativa**.

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