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Il vaccino come dovere e la pessima lezione degli esperti

Essere cittadini ed essere lavoratori – quale sia il ruolo che si ricopre – non comporta solo diritti. Comporta anche doveri. Il virus ci impone un grande insegnamento: ci si salva solo se ognuno fa la sua parte. Indossare la mascherina e vaccinarsi: due doveri civici al quali nessuno dovrebbe sottrarsi. La vita è rischiosa. E il rischio si abbassa se ogni cittadino fa la sua parte. La questione è molto attuale, tanto che il Governo sta rendendo obbligatorio il Green pass per tutti i lavoratori, non solo quelli della Pubblica amministrazione.

Qualcuno rifiuta il vaccino per paura; certo riconosciamo che possano esistere specifici motivi per non vaccinarsi, ma chi sceglie questa posizione deve riflettere perché vive alle spalle degli altri. Gode, cioè del fatto che altri cittadini accettano il rischio implicito nel vaccino; non partecipa a costruire la salute collettiva. In sintesi: prende e non dà in cambio.

Qualcuno dice che bisogna capire che il motivo del rifiuto è la paura. Bene, rispettiamo i casi singoli, ma diciamo pure che in questo rifiuto si può vedere vigliaccheria. Assumersi la responsabilità esige coraggio. Non ci si dovrebbe mai rassegnare a dire che chi non ha coraggio va preso com’è. Serve educarci – ed educare – al coraggio. È il primo passo per essere cittadini. Questo dovrebbe essere il compito degli insegnanti di ogni ordine e grado. Vedere insegnanti che rifiutano il vaccino spinge a dire loro: ricordatevi della vostra missione!

Ci sono poi i soliti comodi cultori del ‘no’. Ogni occasione e ogni situazione politica pongono problemi e dubbi. Qualsiasi decisione politica e qualsiasi norma presentano difetti e prestano il fianco a critiche. I cittadini devono fare il possibile per incidere sulle scelte di governanti e legislatori; ed è giusto non accettare passivamente indirizzi di Governo che riteniamo ingiusti. Ma dobbiamo anche dire: vergogniamoci di continuare a dire di ‘no’ a tutto. In fondo il cosiddetto ‘pelo nell’uovo’, cioè il difetto nell’agire altrui è un alibi troppo comodo.

Dicendo ‘no’ ci si sta solo afferrando a una scusa per disinteressarsi del problema. Ci si sta togliendo dalle spalle un peso per rimetterlo sulle spalle dei concittadini. La loro salute è danneggiata, ma anche quella di di tutti gli altri, se qualcuno si rifiuta di vaccinarsi. Dovremmo abituarci ad accompagnare il ‘no’ con un ‘sì’. Quale proposta alternativa, non a parole, ma nei fatti? Quali azioni metto in campo per dare il mio doveroso contributo alla salute dei miei familiari, dei miei vicini, dei miei concittadini? Dovremmo insomma ricordare che i nostri doveri e le nostre responsabilità non vengono meno anche se il vaccino è un rimedio per molti versi criticabile.

Il potere calato dall’alto rischia di generare sfiducia

Il timore per la manipolazione genetica e per la bioingeneria sono fondati e del tutto giustificati. C’è oscurità nella gestione cinese dell’iniziale disastro ambientale. La gestione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non è priva di pecche. E sono evidenti e preoccupanti le collusioni tra la stessa Oms, le grandi case farmaceutiche e la finanza speculativa. Le mascherine, poi, sono un palliativo. L’efficacia dei vaccini non è assoluta ed esiste la possibilità di effetti negativi. Ma niente di tutto questo giustifica il non mettersi la mascherina e il non vaccinarsi. Niente giustifica il non partecipare alla costruzione di una risposta sociale alla minaccia.

Purtroppo, qualsiasi ragionamento su questi argomenti è inficiato da un grave difetto, che genera sfiducia e finisce per rovesciare il senso (parole sagge nella bocca sbagliata). A causa anche della connivenza e della passività di certi mezzi di comunicazione e dei loro giornalisti, il verbo è affidato agli esperti. Se questi non appaiono personalmente meritevoli di credito, cresce lo spazio per il disimpegno e la deresponsabilizzazione. Se le parole degli esperti sono calate dall’alto di un potere indiscutibile, di una superiore autorità che sa e decide, allora l’emergere di una coscienza civile, di una responsabilità solidale, sarà repressa in partenza.

Chi sono, purtroppo, gli esperti? Sono esperti, in realtà, di un solo singolo aspetto scientifico: Immunologia, Infettivologia, Epidemiologia, Analisi dei dati, Anestesia… Si atteggiano – lo sappiamo bene – invece a esperti universali e pontificano apoditticamente a nome di una scienza brandita come arma per annichilire il cittadino. Prontamente si aggiunge all’intervista per i giornali e all’ospitata televisiva la pubblicazione di un libro, al quale presto se ne aggiunge un altro. E poi l’esperto si affida a un’agente, giacché la celebrità ha un valore che può essere monetizzato… Andate pure a fare gli esperti in televisione, ma ciò che veramente dispiace – e che provoca enorme danno sociale e politico – è la tesi secondo cui apparite sugli schermi e scrivete i libri ‘perché la gente deve sapere’; che divulgate per il bene del popolo (ignaro pubblico). Sapete bene, però, che quello che dite si trova – forse detto anche meglio – in qualche voce di enciclopedia facilmente accessibile sulla Rete. Ma ammettetelo: vi piace essere voi a dirlo.

Sappiate però che quella che comunemente è chiamata “gente”, in realtà non esiste. Il pubblico bisognoso del vostro verbo esiste… nella vostra testa. Esistono invece cittadini; e voi, scegliendo di essere ‘divi ed eroi’, fuggite dal vostro essere cittadini. Servono parole che chiamino alla responsabilità e ai doveri civili; all’importanza sociale del vaccinarsi, nonostante i legittimi personali dubbi. Ma se a parlare siete voi, il vero rischio è che il numero dei no vax finisca per crescere.

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