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title: Il salario conquista, i benefit convincono
description: "Nel Banking &amp; Insurance, il 2026 non arriva in punta di piedi. Entra nelle aziende come una domanda scomoda, di quelle che non si possono più rimandare: perché le persone restano? E, soprattutto, perché se ne vanno? La risposta, sorprendentemente, non sta più solo nella busta paga. I numeri di H..."
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date: 2026-02-09
author: Lorenzo Sernicola
url: https://www.este.it/contenuti/il-salario-conquista-i-benefit-convincono/
categories: [Contenuti]
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# Il salario conquista, i benefit convincono

![Il salario conquista, i benefit convincono](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/02/HAYS_Salary_Guide_03_02_2026_1_Chris-Dottie-1-scaled-jrcnVO-1024x768.jpg)

Nel Banking & Insurance, il 2026 non arriva in punta di piedi. Entra nelle aziende come una domanda scomoda, di quelle che non si possono più rimandare: **perché le persone restano?** E, soprattutto, perché se ne vanno? **La risposta, sorprendentemente, non sta più solo nella busta paga**. I numeri di **Hays Italia**, raccolti nel **Salary Guide 2026**, raccontano un paradosso interessante.

Da un lato, quasi la metà delle aziende del settore prevede un **aumento dell’organico nei prossimi 12 mesi**. Dall’altro, quasi **4 professionisti su 10 dichiarano di essere pronti a cambiare azienda** entro un anno. Più opportunità, quindi, ma anche più movimento. Più offerte, più dubbi, più scelte e in mezzo una consapevolezza nuova che attraversa uffici, open space, call di lavoro e corridoi digitali: **lo stipendio conta, ma non basta più a trattenere nessuno**.

Nel Banking, la Ral media supera i 73mila euro. Nell’Insurance, si aggira intorno ai 50mila. Cifre ben al di sopra della media nazionale. Eppure, **il 66% dei professionisti bancari ritiene che la propria retribuzione non sia adeguata alle responsabilità ricoperte**. Non è una questione di numeri assoluti, è una questione di percezione, di equità, di coerenza tra ciò che si fa e ciò che si riceve. Si diffonde la sensazione che **il valore del proprio lavoro non sia misurato solo in euro, ma in tempo, energia e qualità della vita**. È qui che entra in scena qualcosa che fino a pochi anni fa era considerato un accessorio. Oggi, invece, è diventato uno dei veri criteri decisionali: **i benefit**.

## I benefit come misura della qualità della vita professionale

Smart working, flessibilità oraria, buoni pasto, assistenza sanitaria integrativa, programmi di formazione interna, dotazione tecnologica adeguata sono i **nuovi parametri per lavorare ovunque**. Oggi, oltre la metà dei professionisti del settore considera questi elementi tra **i fattori più importanti nella valutazione di una nuova opportunità, ben sopra la media nazionale**. Non sono più ‘vantaggi’. Sono parti integranti dell’offerta.

La qualità dell’ambiente di lavoro, **la possibilità di essere coinvolti in progetti stimolanti**, l’opportunità di lavorare da remoto: tutto questo sta ridisegnando il modo in cui le persone valutano il proprio lavoro. **Si passa da una logica economica a una logica esperienziale**. Eppure, nel Banking & Insurance, la percentuale di **chi pensa di cambiare azienda (36%) è inferiore alla media nazionale (44%)**. Perché qui l’aumento può arrivare grazie a un percorso di crescita interna. Ma proprio su questo punto emerge una crepa importante: **per oltre sei professionisti su 10 i percorsi di carriera non sono chiari. **

**Le promozioni appaiono poco trasparenti**, i criteri difficili da comprendere e l’incertezza, anche quando lo stipendio è buono, logora. Molti professionisti dichiarano di non sapere come vengano gestite le promozioni. **Non è la mancanza di crescita a pesare, ma l’assenza di chiarezza**. Non sapere quali passi fare, quali competenze sviluppare, quale direzione prendere. È questa **opacità che alimenta il desiderio di guardarsi intorno**. Nel frattempo, le retribuzioni crescono in modo significativo con l’esperienza, soprattutto nel Banking: si passa da circa 49.500 euro per i profili junior a oltre 100mila euro per chi supera i 10 anni di carriera. Numeri solidi, che però **non sempre sono percepiti come coerenti con il livello di responsabilità richiesto**. Ed è qui che entra **un altro tema decisivo: le competenze**.

## La consapevolezza dello skill gap

Quasi la metà dei lavoratori riconosce di dover **aggiornare il proprio bagaglio professionale**. Le aziende confermano di aver riscontrato nei dipendenti uno **skill gap (divario di competenze)** nell’ultimo anno. La risposta passa da **formazione interna, workshop, piattaforme di apprendimento online**. In questo scenario, l’Intelligenza Artificiale (AI) entra silenziosamente nella quotidianità lavorativa. Oltre la metà dei professionisti la utilizza già regolarmente, soprattutto per **migliorare produttività, efficienza e analisi dei dati**.

**Manuela Vergano**, Regional Director di **Hays Italia**, ha scelto di raccontare questo passaggio in modo diverso. Non da tecnica, ma da ‘persona’. **Immagina l’AI come un nuovo collega che non ha emozioni**, non ha uno scopo, se non quello di essere utile. E alla domanda su quale sia il suo principale vantaggio, ha risposto con una sola parola: tempo. Che significa: **tempo liberato dalle attività ripetitive; tempo che può essere reinvestito in ciò che richiede intuizione, relazione, creatività**. Ma perché questa collaborazione funzioni davvero, serve formazione. Non per far funzionare meglio l’AI, ma per **far funzionare meglio le persone insieme all’AI**. Il tema, allora, non è tecnologico. È culturale.

**Alessio Campi**, People & Culture Director di Hays Italia, e **Fabiano Peveralli**, Director di Hays Italia hanno osservato un fenomeno parallelo: **sempre più professionisti sentono il bisogno di avere maggiore controllo sul proprio percorso**. Cresce l’interesse verso la consulenza e il lavoro freelance e non è solo una scelta contrattuale, ma uno stile professionale.

Scegliere progetti, tempi, direzioni. Varietà, flessibilità, qualità della vita. Certo, **la consulenza porta con sé instabilità** del reddito, assenza di benefit, necessità continua di formarsi, stress legato all’incertezza. **Ma per molti il bilancio resta positivo**, perché il valore della libertà decisionale supera quello della sicurezza formale. **Anche le aziende, dal canto loro, ricorrono sempre più spesso a consulenti esterni **per accedere rapidamente a competenze che non riescono a sviluppare internamente, gestire costi con maggiore flessibilità e affrontare picchi progettuali.

## La trasparenza salariale come svolta culturale

In questo contesto si inserisce **[la Direttiva Ue 970/2023 sulla trasparenza retributiva](https://www.paroledimanagement.it/risorse-umane/trasparenza-salariale-litalia-si-adegua/)**, destinata a cambiare profondamente il rapporto tra aziende e lavoratori. **Sarà obbligatorio indicare il range retributivo negli annunci. Non si potrà più chiedere la retribuzione precedente**. I dipendenti potranno chiedere informazioni sulle fasce retributive. E, in caso di contestazioni, l’onere della prova ricadrà sull’azienda.

Le imprese possono scegliere se limitarsi a un adeguamento formale o **cogliere l’occasione per strutturarsi meglio**: definire criteri oggettivi di crescita, **costruire politiche retributive chiare e difendibili**. Non solo per rispettare la norma, ma per rafforzare la fiducia interna. Il contesto italiano presenta luci e ombre: **oltre 24 milioni di occupati, disoccupazione in calo**, ma un tasso di partecipazione al lavoro ancora inferiore alla media europea, un **divario di genere marcato**, una popolazione che invecchia e una previsione di 3 milioni di lavoratori in meno nei prossimi 10 anni. In un tessuto dominato da microimprese e con poche medie aziende, diventa **cruciale costruire una chiara employer value proposition**.

Come ha sottolineato **Christopher Dottie,** Regional Managing Director Southern & Western Europe di Hays, attrarre e trattenere talenti oggi significa lavorare su tre fronti: **trasparenza salariale, sviluppo delle competenze e integrazione responsabile dell’AI.** Nel Banking & Insurance questo messaggio è già chiaro. Le persone non cercano solo uno stipendio competitivo. **Cercano un’esperienza professionale che abbia senso**, che restituisca controllo, che valorizzi il tempo, che offra chiarezza sul futuro. E se davvero l’AI riuscirà a liberarci tempo, la domanda più importante non sarà quanto saremo più produttivi, ma **come sceglieremo di usare quel tempo**. Perché la vera sfida del 2026, in questo settore, non sarà economica né tecnologica.

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