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Il Pnrr è la grande occasione di rilancio

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) si configura come un programma di stimolo agli investimenti, collegato a un insieme di riforme strutturali, che può essere considerato uno strumento di seconda generazione, date le innovazioni che presenta. Le sue sei missioni contengono infatti un approccio sistemico al tema della crescita e della sostenibilità integrale.

Il Piano si presenta come uno strumento che promuove tre tipologie di riforme: orizzontale o di contesto (Pubblica amministrazione e sistema giudiziario); abilitante (semplificazione normativa e promozione della concorrenza); settoriale (adattamento del quadro normativo all’interno di ogni settore per offrire supporto al suo sviluppo).

La capacità del Paese di attuare le riforme e di prendere le decisioni appropriate sull’uso delle risorse per i progetti specifici a cui esse saranno destinate determinerà il livello di impatto che il Pnrr avrà sull’economia italiana. Per questo il Piano presenta tre possibili scenari di crescita del Prodotto interno lordo, nei quali i differenti effetti della qualità della sua implementazione sono significativi, soprattutto a partire dal 2023-24, e arrivando nel 2026 a un differenziale tra la previsione più ottimista e quella più pessimista dell’1,8 %.

Specificamente, i diversi scenari di crescita economica (alto, medio, basso) che il Pnrr potrebbe generare dipendono, come indica il documento, da due fattori fondamentali: l’efficacia degli investimenti, che è basata sulla capacità di decidere quali hanno un maggiore impatto sistemico (dimensione di qualità decisionale); la capacità di attuare le riforme necessarie e di realizzare gli investimenti stessi (dimensione di qualità gestionale). Quindi l’impatto a livello locale sarà eterogeneo a seconda della qualità del sistema territoriale, considerata la sua capacità di decidere, investire e gestire adeguatamente le risorse.

L’importanza del contesto degli investimenti

Come per ogni disegno di politica economica, anche la capacità del Pnrr di rilanciare l’economia del Paese dipende soprattutto dalle azioni dei vari attori sul territorio e dalla loro capacità di attivare i vari capitali che questi possiedono e possono attrarre.

Inoltre, il Pnrr, dato il suo intrinseco disegno sistemico, ai fini di massimizzare il suo impatto richiede ed esige che i vari attori collaborino fortemente. In altre parole, la mera logica progettuale e i meccanismi a essa associati, non assicurano necessariamente che gli impatti desiderati siano raggiunti, anche quando, come in questo caso, le risorse sono abbondantemente disponibili. Il documento sottolinea questo elemento soprattutto in termini di sussidiarietà verticale: “L’efficacia degli investimenti pubblici richiede un forte coordinamento tra i diversi livelli di governo. In Italia gli investimenti a carico degli enti locali sono pari a ben oltre la metà degli investimenti pubblici. Lo scenario rilevante per la simulazione dipende, quindi, non solo dal tipo di investimenti selezionati, ma anche (se non maggiormente) dal contesto in cui verranno effettuati”. È necessario però che tale approccio venga realizzato anche in termini di sussidiarietà orizzontale, coinvolgendo cioè tutti gli attori del territorio, pubblici e privati, profit e non profit, in processi di governance territoriale multilivello (multiattore, multisettore, multiscala) fortemente partecipativi.

Infine, in relazione alle condizioni di contesto, di particolare importanza è anche l’iniziativa di strutturare un ‘nuovo’ Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile (Mims), dotandolo di una nuova organizzazione per accelerare l’attuazione del Pnrr. È un segnale importante poiché il suo portafoglio è dedicato ad alcune delle principali leve dell’economia e gli investimenti che gestirà avranno un impatto significativo e – auspicabilmente – rapido sulla competitività del sistema nazionale.

Le competenze dei territori

Per cogliere pienamente le importanti opportunità che il Pnrr offre, si richiedono quindi forti competenze che potremmo indicare come territoriali. In termini semplificati, esse possono essere classificate in tre livelli, in relazione alla complessità crescente di interazione e cooperazione che richiedono con altri attori nelle differenti dimensioni della governance e della gestione necessarie. Le competenze territoriali “distrettuali” (CT1), che affondano le proprie radici nell’esperienza dei distretti industriali marshalliani e nell’esperienze di governance locale dei secoli scorsi, che spesso gli attori italiani possiedono, anche se ovviamente in misura diversa. Le competenze territoriali “glocali” (CT2), maturate nelle ultime decadi da vari attori, che hanno dovuto misurarsi, da un lato, con processi di glocalizzazione sempre più determinanti, dall’altro, con processi di governance territoriale che, anche se spesso in modo confuso e non omogeneo, li hanno interpellati a una maggiore assunzione di responsabilità. Le competenze territoriali “sostenibili” (CT3), che ormai urgono alle grandi trasformazioni strutturali in corso e alle quali non è più possibile rispondere se non in termini di forti sistemi territoriali guidati da governance territoriali multilivello su percorsi di sviluppo sostenibile che consentano di accompagnare adeguatamente le transizioni non più rinviabili. Maggiori sono le competenze territoriali acquisite e agite, maggiore è la capacità di sviluppare dinamiche di produttività e competitività sostenibili, quindi durature nel tempo e capaci di imporsi a livello globale.

In una concezione di sviluppo che non tenga conto solamente della mera dimensione economica, ma consideri anche quella sociale, ambientale e la dimensione istituzionale, per l’effettivo consolidamento di traiettorie di sviluppo sostenibile il ruolo della qualità del sistema territoriale risulterà sempre più decisivo il principio to leave no one behind (“per non lasciare indietro nessuno”).

L’importanza del Manifatturiero per la competitività

Il sistema territoriale di Bergamo rappresenta un sistema istituzionale, sociale, economico e altamente organizzato e interconnesso. Con una popolazione di circa 1,1 milioni di abitanti, l’area ospita numerose Piccole e medie imprese. Vanta una serie di punti di forza chiave, tra cui due importanti settori industriali (Manifattura e Ricerca e innovazione tecnologica); un sistema bancario profondamente radicato nel territorio; due organizzazioni operanti su scala locale e translocale (l’aeroporto di Orio al Serio e l’Università degli Studi di Bergamo). Inoltre, possiede cinque caratteristiche cruciali per la qualità e la sostenibilità del sistema nel suo insieme: un patrimonio locale naturale, artistico e culturale; una vivace partecipazione sociale, con una rete solida e capillare di associazioni, enti di volontariato e iniziative del terzo settore; un sistema di istruzione e formazione di alto livello nel suo complesso; un efficiente ed efficace sistema di enti pubblici locali; le esternalità positive contigue costituite dalle innumerevoli relazioni sociali, economiche e istituzionali che derivano dall’interazione con altri partner territoriali consolidati come Brescia e, in particolare, Milano.

Al centro della competitività del sistema vi è ovviamente il settore manifatturiero, che ben sappiamo essere tra i più forti di Europa con una propensione all’export pari a quasi il 50% del valore aggiunto, nettamente superiore a quella media italiana che si attesta a circa il 30%. Il settore si sta progressivamente spostando verso produzioni a tecnologia medio-alta, determinando un aumento del valore aggiunto e un corrispondente sviluppo delle capacità di capitale umano necessarie per le imprese, che a loro volta creano maggiore visibilità del sistema socio-economico locale e attraggono investimenti esteri.

A fronte delle sfide che pone il contesto globale attuale e alle opportunità offerte dal Pnrr, gli attori del Manifatturiero mettono in campo la loro capacità di contribuire adeguatamente ai nuovi processi di governance territoriali che vengono sollecitati, così come, in modi diversi, fanno gli altri attori del sistema territoriale bergamasco. Vi sono oggi le condizioni per cogliere pienamente tali sfide. Il momento storico che stiamo vivendo chiede il coraggio di un ulteriore passo di responsabilità nella costruzione di un sistema al servizio di un reale sviluppo sostenibile, per il territorio, per il Paese, per l’Europa tutta.

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