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Il Made potenzia l’offerta di formazione digitale delle PMI

Note in tutto il mondo per l’artigianalità e l’alta qualità dei loro prodotti, le imprese italiane, in particolare nell’ultimo anno e mezzo di pandemia, hanno dovuto fare i conti con la necessità di digitalizzarsi, anche per reggere la competitività sul mercato globale. Il XXIX Rapporto annuale dell’Istat, pubblicato a luglio 2021, ha confermato l’urgenza di affrontare la tematica. Infatti, le aziende che hanno risposto con maggiore resilienza alla crisi pandemica sono quelle che avevano già iniziato a investire nella digitalizzazione dei sistemi produttivi.

Il tessuto industriale italiano, però, deve fare i conti con la scarsità di risorse umane qualificate all’interno delle aziende e, di conseguenza, anche con la limitata confidenza del personale aziendale con le tecnologie più avanzate. Questo ritardo delle imprese italiane nella digitalizzazione porta il nostro Paese a essere al quart’ultimo posto nella classifica della Commissione Ue 2016 sul livello di digitalizzazione dell’economia e della società dei 28 Stati Ue (nel rapporto era considerato anche il Regno Unito che all’epoca non aveva ancora avviato la Brexit); dopo il nostro Paese ci sono solo, in ordine: Grecia, Bulgaria e Romania. La classifica ha tenuto conto di fattori come la connettività, l’uso dei servizi internet, la capacità di sfruttare bene la tecnologia da parte delle persone e la digitalizzazione dei servizi pubblici. Risulta allora chiara la necessità di riorganizzare i processi di lavoro delle imprese italiane nell’ottica di una maggiore digitalizzazione, innovazione e sostenibilità.

I fondi a sostegno della crescita digitale delle PMI

Si muove nella direzione della digitalizzazione e trasformazione tecnologica delle imprese il nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0 – emanato dal Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) – che sostituisce i precedenti Impresa 4.0 e Industria 4.0 e che rappresenta l’indirizzo di politica industriale italiana. Il Piano consiste in un’unica misura, che differenzia le aliquote in base alle categorie di beni.

Particolarmente vantaggiosa è la situazione delle Piccole e medie imprese (PMI), che possono contare sull’importante iniezione di fondi da parte delle varie iniziative governative ed europee proprio per la crescita digitale. Per esempio, per le PMI lombarde sono a disposizione, grazie al Piano nazione di ripresa e resilienza (Pnrr) e al Next Generation EU, 9,8 miliardi di euro: una somma cospicua, soprattutto se si considera che corrisponde al quintuplo dei fondi strutturali spesi negli ultimi sette anni dalla Regione Lombardia in ricerca, sviluppo, formazione, politiche sociali e politiche attive per il lavoro.

Date le lacune delle imprese italiane nella digitalizzazione, è chiara la necessità, all’interno delle aziende, il sostegno della consulenza esterna, ma soprattutto è fondamentale la formazione continua del personale aziendale, chiamato ad aggiornare periodicamente le proprie competenze. In tema di formazione, oltre al già noto Fondo nuove competenze, è utile segnalare il recente accordo tra Cna Lombardia, Made- Competence Center Industria 4.0 ed Ecipa Lombardia; i tre enti, con le risorse di Regione Lombardia, sono chiamate definire e proporre percorsi formativi sui principali temi legati alla digitalizzazione in azienda (prodotti e processi 4.0, manutenzione 4.0, Big data per le PMI, automazione, robot, cobot, ottimizzazione del processo, transizione sostenibile ed economia circolare).

Concretizzare i piani di trasformazione digitale

L’accordo firmato ha l’obiettivo di garantire soluzioni tecnologiche alle PMI lombarde, che possono così muoversi con più facilità e rapidità nella direzione di una concreta trasformazione digitale all’altezza delle sfide di mercato: dalla formazione del personale, all’aggiornamento di infrastrutture e architetture (dotate ancora troppo spesso di impianti obsoleti e poco ecologici).

Marco Taisch, Presidente del Made-Competence Center Industria 4.0 e membro del comitato scientifico della rivista Sistemi&Impresa (magazine edito dalla casa editrice ESTE, editore anche del nostro quotidiano) ha dichiarato: “La Lombardia rappresenta il 22% del Prodotto interno lordo italiano, ma deve mantenere elevato il proprio livello competitivo. Questo accordo con Cna Lombardia ed Ecipa Lombardia mette a disposizione delle imprese strumenti concreti per formarsi e riqualificarsi”. Come lui stesso ha in più occasioni ricordato, la formazione è uno dei pilastri della rivoluzione di Industria 4.0: “Senza il contributo di personale qualificato, le tecnologie non possono dispiegare il loro pieno potenziale. Il Made riconferma il proprio impegno nella collaborazione con le associazioni principali del territorio e nella promozione di politiche attive utili nel tessuto produttivo locale”.

Questo accordo valorizza la Regione Lombardia, ma può essere un modello per tutte le imprese, affinché risultino tutte competitive sul mercato e affinché l’arretratezza digitale non sia la causa di un declino economico del Paese. La combinazione di personale competente e aggiornato e l’utilizzo di strumenti tecnologici all’avanguardia è d’altronde l’unica strada per la riqualificazione delle imprese italiane all’interno del mercato globale.

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