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title: Il digitale corre e l’Italia insegue
description: Il business non può prescindere dal digitale. E l’Italia, storicamente caratterizzata da una certa ritrosia alle novità, deve adeguarsi e stare al passo dei tempi. “Perché il mondo corre e il rischio è che siano gli altri a prendersi pezzi di mercato”, ha sintetizzato Giovanni Scandova in occasione...
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date: 2026-02-27
author: Lorenzo Sernicola
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categories: [Contenuti]
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# Il digitale corre e l’Italia insegue

![Il digitale corre e l’Italia insegue](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/02/unnamed-3-scaled-URkEzF-1024x682.jpg)

**Il business non può prescindere dal digitale**. E l’Italia**, **storicamente caratterizzata da **una certa ritrosia alle novità, **deve adeguarsi e stare al passo dei tempi. “Perché il mondo corre e il rischio è che siano gli altri a prendersi pezzi di mercato”, ha sintetizzato **Giovanni Scandova** in occasione del convegno dell’**Associazione degli specialisti dei servizi informativi (Assi).**

L’evento si è tenuto a inizio febbraio 2026 al Dama Tecnopolo di Bologna per celebrare il 50esimo dalla fondazione, ed è stata occasione per parlare di questioni trasversali in tema business e tecnologia. In primis, quello **dell’esigenza di** **essere online, **specie per le organizzazioni. “**I dati non dormono mai **e chi non è connesso e digitale è praticamente come se non esistesse”, ha affermato **Luciano Bononi**, Vicedirettore del Dipartimento di Computer Science dell’**ateneo Alma Mater**.

Decine gli interventi di accademici, imprenditori e manager. Tutti sul filo conduttore della **centralità del mondo online**. Qui si compra e si vende, ma si vive anche. Anche se in Italia sembra tutto più lento. Come nel caso dell’Intelligenza Artificiale (AI). **“**Se la curva del progresso tecnologico è esponenziale**, l’assorbimento a livello sociale e dentro le aziende è ancora una curva lineare”, **ha spiegato **Gianni Previdi**, consigliere Assi e autore del saggio *Logoi dell’innovazione – Contro la trappola del si è “sempre fatto così”* (Edizioni ESTE, 2026). 

## Le lungaggini nonostante la velocità della tecnologia 

Si osserva un **ritardo nel recepimento delle novità**. Ed è tutt’altro che una rarità: “Stiamo vivendo una **accelerazione sul piano tecnologico**, ma il **gap tra progresso e uso** che se ne fa si crea per ragioni squisitamente culturali”, ha proseguito Previdi. L’uomo ha sempre visto un po’ controvoglia le **‘diavolerie tecnologiche’**, fin dalla notte dei tempi: “Già Platone se la prendeva con la scrittura perché **pensava che avrebbe impoverito la memoria**”. 

E la storia continuò con **Leibniz** **che si impuntò addirittura** **contro i libri:** “In quel caso la paura era che avrebbero banalizzato il sapere”, ha spiegato l’autore di *Logoi dell’innovazione*. Nulla di nuovo sotto il sole, quindi, se **le imprese italiane** **adottano ancora** **poco gli strumenti digitali a disposizione**, AIin primis. “C’è un retaggio che si trascina, ed è un paradosso già osservato, per esempio, dal celebre storico medievalista Le Goff”, ha continuato l’autore. È prerogativa degli esseri umani **inventare macchine**, **ma poi** **usarle secondo modalità di epoche precedenti**.”È ciò che porta alla patologia della *pilotite*. Non si scala mai, è un continuo lanciare *pilot* **senza mai nessuna vera svolta**”, ha concluso Previdi.

## L’ecommerce, questo sconosciuto

I *follower* non contano poi così tanto per gli affari di un’azienda. **La vera chiave sta in quanto si vende.** Lo ha illustrato **Andrea De Marco**,** Direttore all’Innovazione di** **BitBang**, azienda di consulenza su dati e trasformazione digitale.. “Il traffico di per sé è quello che noi chiamiamo una *vanity metrics*, della quale ci si può tutt’al più vantare”. Tradotto: avere milioni di follower indistinti non serve, **conta quanto hai venduto e quanto hai fatturato. **In questo, il commercio online può offrire una sponda, ma l’occasione non è stata cavalcata a dovere.

“Nonostante Internet sia nato in Europa, **tutto il Continente e l’Italia sono rimasti a guardare **dalla finestra, **mentre negli Stati Uniti si correva**”, è stata la riflessione di **Giovanni Scandova**, Amministratore Delegato di **Deda Digital**, azienda che progetta e sviluppa piattaforme digitali. Non deve stupire allora se Oltreoceano nell’ultimo trentennio **la produttività è cresciuta così come gli stipendi**, mentre da noi restavano entrambi al palo: “È comprensibile voler attendere**, ma poi il mondo è molto più veloce nello sperimentare”**.

Tema ancora più cruciale adesso che è appena stato lanciato un **nuovo protocollo per agenti AI di vendita **che potranno **sostituire i consumatori negli acquisti**. Quanto si impiegherà a recepirli? Forse non tanto considerando che **le tempistiche si sono via via accorciate**: **“**Per il telefono ci sono voluti 70 anni, per la televisione 13, per Internet e i social qualche anno, mentre per **ChatGpt pochi mesi**”, ha commentato Previdi. Ma la **lentezza italiana nell’applicare le novità resta**, e la strada è una soltanto: **alzare la temperatura culturale** per capire di cosa stiamo parlando, che processi fare e dove vogliamo andare

## La rivincita dell’hardware

Alle aziende serve una **sferzata anche in termini di hardware**. Se da un lato è complesso abbandonare una visione prettamente antropologica per cui l’essere umano sarà sempre al centro, dall’altro si sta scommettendo su una **presenza** **più fitta di agenti artificiali autonomi** con cui interagire. Ed è in tal senso che è in corso una **rivalsa dell’hardware**. Serviranno somme ingenti; le stime – così come emerse nel corso del convegno – indicano **spese per 10 miliardi di euro entro il 2030 per l’Italia**, che diventeranno 100 per l’Europa e 1.000 in tutto il mondo. 

Un’altra incognita che si porrà, una volta effettuato l’aggiornamento delle infrastrutture, sarà il **consumo energetico**: “Se Francia e Spagna hanno puntato rispettivamente su nucleare e rinnovabili, **in Italia invece resta** **il problema del costo dell’energia**, che è in media del **30% superiore alla media europea**”, ha chiarito **Alessandro Aiello**, Direttore di **Herabit**, digital company del Gruppo Hera. “I **data center** **costano 10 milioni al megawatt**, ovunque si costruiscano”. Chi avrà in mano le piattaforme avrà però vinto la battaglia, specie in un contesto geopolitico come l’attuale. “**Il potere sarà di chi possiede le piattaforme attraverso cui ragiona l’AI**”, ha chiosato Previdi. 

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