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Il coraggio di essere in prima linea dei Travel e Mobility Manager

È ormai opinione diffusa che il mondo non tornerà più a essere quello che era prima dell’inizio della pandemia, che oltre a stravolgere in primo luogo la Sanità e le singole vite delle persone ha avuto effetti significativi su numerosi ambiti e settori professionali. Basti pensare al lavoro ibrido dal quale difficilmente si tornerà totalmente indietro, al boom dei settori farmaceutico e ICT, all’incredibile accelerazione della digitalizzazione delle nazioni. Non ultimo anche il settore della mobilità si è trovato davanti a sfide inattese, dovendo intervenire sugli spostamenti con nuovi protocolli senza però dimenticare gli obiettivi legati alla sostenibilità da tempo entrati nelle agende di chi si occupa di mobilità e trasporti.

Nel vortice hanno così finito per trovarsi anche i Travel e Mobility Manager, figure professionali che da tempo chiedono una maggiore valorizzazione del proprio ruolo e che nell’andare incontro ai mutamenti portati dall’emergenza epidemiologica esplosa in Italia nel febbraio 2020 hanno visto un’opportunità di crescita e cambiamento, un’occasione per una nuova primavera (di cui avevamo già scritto, raccogliendo anche il punto di vista di Cristiana Di Giuliomaria, Mobility Manager di Enel).

Per coglierla appieno, i membri dell’Associazione italiana travel e mobility manager (Aitmm) si sono riuniti di recente in una convention di cui Parole di Management è stato Media Partner, con l’idea di progettare insieme il proprio futuro. Perché se è chiaro che i Travel, e soprattutto i Mobility Manager, hanno espanso il loro bacino negli ultimi due anni, come sottolineato dal Presidente di Aitmm Paolo Tedesco, è vero anche che sono ancora molte le incognite che pendono su questa professione e altrettante le domande rimaste aperte.

Verso gli interrogativi del futuro con coraggio e consapevolezza

L’Esecutivo, per esempio, ancora non ha chiarito le indicazioni per l’utilizzo del fondo da 50 milioni di euro che il decreto Sostegni Bis ha messo a disposizione per le aziende dotate di Mobility Manager che avessero presentato i propri Piani di spostamento casa-lavoro (Pscl) entro la fine dell’estate 2021. E ancora: ci si chiede se il Green pass sarà uno stimolo o un freno alla mobilità d’affari; come continuare a portare avanti in sicurezza il sempre presente obiettivo della riduzione delle emissioni di Anidride carbonica e come, eventualmente, imprimere nuove direzioni all’impegno per la sostenibilità. Infine, verranno davvero nominati dei Mobility Manager in ogni azienda o ente con oltre 100 dipendenti in città che superino i 50mila abitanti, come indicato dal decreto Rilancio del maggio 2021, considerando che molte realtà che rispondono a questi requisiti non l’hanno fatto e che la mancata ottemperanza non comporta alcun tipo di conseguenza?

Alle questioni esposte, i manager del settore si approcciano guidati dalle parole chiave “coraggio”, “consapevolezza” e “valorizzazione”, nella speranza che il tipo di confronto e condivisione che caratterizza la convention di Aitmm possa prendere vita anche all’interno delle aziende dove operano e che da tutti i colleghi e le colleghe, anche di altri ambiti, arrivi il supporto che permetta loro di affrontare al meglio l’incertezza. Come? Attraverso la formazione e la progettualità, la prima per essere sempre preparati per le sfide del futuro e la seconda per rendere spendibile il proprio lavoro – che non di rado, lamentano i Mobility, finisce per slittare nelle retrovie delle priorità – in azienda, ma anche all’interno della comunità. Proprio questo i professionisti del settore vorrebbero essere: manager a tutto tondo integrati in un contesto più ampio, in prima linea nella gestione dei progetti che riguardano uomini, donne, luoghi e comunità.

L’articolo Il coraggio di essere in prima linea dei Travel e Mobility Manager proviene da Parole di Management.

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