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I vaccini come strumento di continuità dell’impresa

Nel 2020 Matteo Bassetti, l’infettivologo che dirige la clinica di malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, consegnava le bozze del suo libro Una lezione da non dimenticare, la cronaca dei primi mesi di lotta al Covid. In tempi record la comunità scientifica ha prodotto i vaccini e ora ci dobbiamo confrontare con resistenze a campagne vaccinali e Green pass nonostante dai dati emerga che il virus e le sue varianti colpiscano con più forza chi rifiuta di immunizzarsi.

Bassetti è disponibile a confrontarsi in merito all’evolversi della situazione vaccinale e delle problematiche collegate ma, a distanza di poche ore dal nostro colloquio, la situazione nel Paese ha preso una piega del tutto diversa: di rientro dalle vacanze è stato inseguito nei pressi della sua abitazione a Genova e le minacce si sono moltiplicate sui canali social. Si sono intensificate manifestazioni contro quelle che sono state etichettate come “dittature sanitarie” e Green pass, ma anche i giornalisti sono oggetto di aggressioni.

Intanto dal 1 settembre 2021 scattano nuove regole: Green pass obbligatorio per personale scolastico e per accedere all’università, per viaggiare su treni, aerei e navi (per questo i no vax hanno annunciato blocchi alle stazioni ferroviarie). Si prefigura uno scenario di crescente intolleranza e di incapacità di dialogare e considerare il bene comune. Un clima esasperato che evoca qualche analogia con alcuni aspetti del terrorismo. Nel frattempo, i contagi crescono, la Sicilia è tornata zona gialla e sono aumentati i ricoveri nelle terapie intensive occupate in larghissima maggioranza da non vaccinati.

La scienza ha certificato l’efficacia dei vaccini

Da quanto accade in queste ultime ore sembra che la lezione sia stata dimenticata e, proprio all’avvio dell’anno scolastico, non è un bel segnale. Chiediamo a Bassetti che cosa avremmo dovuto imparare da un’esperienza che ha sconvolto le nostre vite e sta cambiando definitivamente il nostro modo di lavorare, socializzare e percepire il mondo. Le risposte sono chiare, con prese di posizione dettate da incontestabile obiettività scientifica e consapevolezza sociale.

“Il libro è stato concluso esattamente 12 mesi fa ed è paradossale andare indietro di un anno, con la scuola che tra mille incertezze doveva riprendere, e constatare che non siamo stati in grado di cogliere appieno l’opportunità che la scienza ci ha dato. I vaccini, nonostante il virus muti, funzionano, con un ben delineato profilo di sicurezza. La scienza ha prodotto un vaccino efficace anche contro le quattro principali varianti che abbiamo oggi (alfa, beta, gamma e soprattutto delta), l’evoluzione più pericolosa che potessimo aspettarci. Il mondo ha dimenticato troppo presto”.

Il problema ora è rappresentato dalla quota di popolazione che non si vuole vaccinare (gli Over 50 sono oltre 4 milioni) e, anche, dalla stanchezza accumulata nei confronti delle restrizioni. Nel libro Bassetti ha scritto che quando la pandemia è scoppiata siamo stati colti di sorpresa e non avevamo dati utili per determinare i comportamenti. Non possiamo dire altrettanto oggi. “La sensazione è che la gente non voglia investire sul futuro. Vaccinarsi significa non solo proteggere se stessi, ma sulla collettività e difendere la salute economica del Paese”. L’economia è strettamente collegata al benessere della comunità ma tant’è, l’ignoranza produce più danni del virus, come è stato scritto anche nel libro. “Troppa gente si nutre di fake news: dal virus che diffonde con il 5G ad altre notizie surreali, la disinformazione sta producendo effetti devastanti. Sostengo da molti anni che vaccinarsi, come ha detto anche Papa Francesco, è un atto d’amore verso noi stessi e verso la comunità in cui viviamo”.

Mettere in sicurezza i luoghi di lavoro

Vaccinarsi per proteggere se stessi e la propria comunità è un messaggio chiaro. Eppure, non possiamo non commentare la polemica innescata dai sindacati che, pur dichiarandosi favorevoli alle vaccinazioni non hanno sostenuto apertamente l’obbligo a vaccinarsi e a presentarsi in aziende, mense comprese, con il Green pass. Come si esce da questa situazione? “Il vaccino è lo strumento del datore di lavoro per scongiurare il fermo macchina e garantire continuità all’impresa. È una garanzia e il sindacato dovrebbe essere il primo a tutelare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Dispiace che il nostro sindacato abbia preso una posizione diversa, mentre si dovrebbe rendere merito a chi si vaccina e contribuisce a rendere più sicuri i luoghi di lavoro. Come si indossa il caschetto nei cantieri o la cintura di sicurezza in automobile oggi è il vaccino a mettere in sicurezza il luogo di lavoro”.

La cintura di sicurezza è un obbligo, ci viene imposto di allacciarla e questo può essere interpretato come una violazione della nostra libertà ma ci salva la vita. Più efficace per Bassetti il paragone con il semaforo rosso: sono obbligato a fermarmi per la mia incolumità ma anche per non mettere a rischio la vita degli altri. Il vaccino mette in sicurezza il luogo di lavoro, ma in che percentuali? “Se oggi avessimo una popolazione aziendale vaccinata al 100%, in caso di contagio, avremmo la certezza che nessuno contrarrebbe una malattia grave”. Dovrebbe bastare questo a convincere chi ancora è scettico.

Ai non vaccinati è impedito l’accesso alle mense e l’equiparazione della mensa al ristorante non è gradita alle rappresentanze sindacali che marcano la differenza anche se, nella sostanza, ci sono persone sedute a tavola a consumare un pasto. “In mensa c’è un rischio perché devi togliere la mascherina. È previsto il Green pass per entrare al ristorante e dovrebbe essere obbligatorio nelle mense. Era assurdo che negli autogrill si potesse consumare un pasto e nei ristoranti no, altrettanto lo è che nei ristoranti sia richiesto il Green pass e nelle mense no”.

La ripresa dell’anno scolastico tra varianti e DAD

Siamo alla vigilia del nuovo anno scolastico, per il personale senza green pass scattano sanzioni amministrative da 400 a 1.000 euro e, dal quinto giorno di assenza, è prevista la sospensione del rapporto di lavoro. Il 9,55% del personale scolastico non è vaccinato, ci dobbiamo chiedere se rischiamo ancora la DAD. Considerando che non sarà più possibile contare sul congedo parentale retribuito al 50% per assistere i minori di 14 anni, la DAD può rappresentare un problema serissimo per molti genitori che non lavorano più in smart working. “La scuola è l’ambito dove in questa estate si è lavorato peggio. La cosa più importante è la programmazione e mi sarei aspettato che il ministro della Pubblica Istruzione avesse iniziato a lavorare dalla fine dell’anno scolastico per la ripresa in sicurezza, cosa che non si è verificata. Oggi ci troviamo in una situazione imbarazzante dove a pochi giorni dall’inizio della scuola non ci sono ancora linee guida certe. Nonostante io abbia aspramente criticato il ministro precedente, devo riconoscere che Lucia Azzolina ha svolto un lavoro imponente, criticabile per alcuni aspetti, ma inserito in un disegno. Aveva avviato assunzioni per incrementare le classi, lavorato ai distanziamenti. Sono certo che avrebbe lavorato con più forza per l’obbligo vaccinale del personale docente. Oggi c’è una contrapposizione tra i presidi che chiedono l’obbligo vaccinale e docenti e sindacati che remano contro”.

Sanzioni amministrative e sospensioni sono sufficienti? “Il personale è carente, come nella sanità. Non siamo stati in grado di sospendere i sanitari non vaccinati e credo non sospenderanno nessuno. Ci troveremo inevitabilmente ad avere regioni costrette alla DAD, con costi sociali enormi”. Il messaggio è chiaro, come disse Angela Merkel, camminiamo su una lastra di ghiaccio sottile, ma cosa succederà in autunno? “Ci sono i presupposti per una quinta ondata legata alla variante delta, con molti pazienti non vaccinati che occuperanno le terapie intensive. E rivivremo molte situazioni dello scorso anno: riusciremo a evitare il lockdown grazie alla percentuale di popolazione vaccinata, ma la situazione non si sarà normalizzata”.

Investire sul futuro

Abbiamo visto le immagini dei cortei no vax in molte città italiane, cosa direbbe a chi rifiuta il vaccino? “La vaccinazione è un investimento sul futuro nostro e dei nostri figli. Se l’Italia dovesse arrivare all’85% di persone vaccinate (la percentuale dei vaccinati al 30 agosto è del 69,9%, (dato del Commissario Straordinario Covid, ndr) questo vorrebbe dire portarci ad una delle soglie più alte d’Europa e, da un punto di vista economico, diventare uno dei paesi con maggiori opportunità di ripresa. Aumenteremo la nostra produttività se sapremo collocarci ai primi posti tra i paesi che ripartono”.

I numeri della nostra economia sono positivi: Intesa Sanpaolo ha rilevato che nei primi cinque mesi dell’anno il fatturato dell’industria è cresciuto del 5,3% e ha già recuperato le perdite del 2020. Ora dobbiamo anche saper sfruttare le opportunità che arriveranno dal nostro Pnrr e, per questo, serviranno competenze adeguate. E questo per Bassetti è un altro punto debole. “In Italia merito e competenze non vengono valorizzati. Il primo CTS è stato nominato non sulla base di competenze ma sulla base di appartenenze politiche. Penso che un Paese dovrebbe scegliere i migliori professionisti nei rispettivi campi di riferimento e noi, purtroppo, tendiamo a non seguire questa regola e non abbiamo efficaci metodi di selezione”.

Rispettare l’ambiente per scongiurare nuove pandemie

Matteo Bassetti, infettivologo tra i più noti nel nostro Paese punta alla divulgazione culturale e ha in cantiere un secondo libro, dedicato al mondo dei microbi. Cosa ci vuole raccontare? “Il mio obiettivo è spiegare alle persone che la proprietà del mondo non è nostra ma dei microbi: o impariamo a conoscerli, a conviverci e a rispettarli oppure loro torneranno a trovarci con una nuova pandemia. E saremo noi i principali responsabili. Tutto dipenderà dalla nostra capacità di rispettare l’ambiente, il mondo animale e vegetale inquinando meno, usando meglio gli antibiotici. Fino a che non è scoppiata la pandemia non era generalmente nota la differenza tra virus e batterio e molti non lo sanno neppure ora. Il libro al quale sto lavorando vuole portare alla conoscenza del grande pubblico le malattie infettive che ci sono sempre state, ci saranno sempre e hanno cambiato la storia del mondo. Vorrei offrire uno strumento per farle conoscere meglio e fornire così maggiori capacità interpretative”.

Come si dice, se conosci il tuo nemico hai più strumenti per combatterlo. E oggi abbiamo bisogno di affidarci a chi possiede le competenze che ci consentono di affrontare i grandi problemi del nostro tempo. L’alternativa è continuare a confrontarci con chi cita a sproposito dittature sanitarie. E parlare di dittatura mentre assistiamo alla resa incondizionata di Kabul appare quantomai inappropriato.

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