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title: I manager alla prova dell’AI
description: Aiuta a essere più svelti sul lavoro ma non è la panacea di tutti i mali. L’Intelligenza Artificiale (AI) è piombata nelle vite di tutti a una velocità mai vista prima e costringe a un ripensamento delle organizzazioni aziendali. Quasi dalle fondamenta, verrebbe da dire. Ma la componente umana non p...
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date: 2026-07-07
author: Lorenzo Sernicola
url: https://www.este.it/contenuti/i-manager-alla-prova-dellai/
categories: [Contenuti]
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# I manager alla prova dell’AI

![I manager alla prova dell’AI](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-06-29-alle-10.48.58-scaled-gASZ3C-1024x561.png)

**Aiuta a essere più svelti sul lavoro ma non è la panacea di tutti i mali. L’Intelligenza Artificiale (AI) **è piombata nelle vite di tutti a una velocità mai vista prima e **costringe a un ripensamento delle organizzazioni aziendali**. Quasi dalle fondamenta, verrebbe da dire. **Ma la componente umana non potrà mai venire meno, al di là dei lavori che spariranno e di quelli che nasceranno. **Sono alcune delle riflessioni emerse il 17 e 18 giugno 2026 a Roma al convegno *La formazione manageriale nell’era dell’AI: gli orizzonti e le sfide del cambiamento* organizzato da Asfor, associazione che si occupa di formazione manageriale, alla presenza di docenti e manager. “Il punto è che la società si fonda su un **equilibrio tutto sommato semplice: la gente lavora per sostentarsi e finanziare il sistema di welfare pubblico e dei servizi**” ha sintetizzato all’incontro Marco Vergeat, Presidente di Asfor. Un principio che potrebbe saltare: “Cosa accadrebbe se il valore economico fosse prodotto dalle macchine? E se il lavoro perdesse centralità nella produzione di ricchezza?”, ha chiesto.

C’è di che interrogarsi. **Alcune professioni (specie quelle che richiedono attività meccaniche e ripetitive) verranno meno. Ma altre ne arriveranno, **ed è ormai possibile dirlo con una certa cognizione di causa dal momento che è quello che è sempre successo nella storia dell’umanità: “La differenza principale con l’attualità sta solo nella rapidità con cui tutto avviene” ha ribadito Vergeat. Viviamo una fase di transizione. “E i cambiamenti sono troppo repentini per metabolizzarli e prepararsi”. Ci si deve allora affidare ad alcuni punti fermi. **Uno è non cedere alla convinzione che le macchine facciano tutto meglio di noi. **“Non si deve spostare il nucleo dell’iniziativa fuori di noi perché a quel punto il motore del desiderio si atrofizza” è stato l’allarme. E poi** la consapevolezza che l’umanità resta insostituibile,** almeno su due fronti. Il primo: “La capacità di stabilire relazioni autentiche che nessuna conversazione con un chatbot può azzerare”. E poi: “La capacità di valutazione e giudizio, e quindi di prendere decisioni ragionate”.  

## Destinata a commettere errori

L’Intelligenza Artificiale spesso sbaglia. “C’è un’interessante indagine riportata dalla Harvard Business Review Italia” ha ricordato all’incontro Elio Borgonovi, professore emerito all’Università Bocconi. **Parla del fenomeno del *workslop*. “Si verifica quando alcuni lavoratori ricevono report creati con l’AI. Che però contengono errori o allucinazioni”**. Risultato: l’aumento di produttività c’è ma poi il vantaggio si volatilizza perché** la perdita di tempo si scarica sui destinatari di quei rapporti che devono correggerli e rielaborarli. **Un problema che si ridurrà con il tempo: “Tra qualche anno magari la fallibilità dell’AI sarà minore, ma nel frattempo?” è stata l’obiezione. Si riscontra anche un’erosione di fiducia: “Lo ha detto circa il 35% degli intervistati di quello studio rispetto alla considerazione nei confronti dei colleghi che si scopriva avessero svolto lavori con l’AI”. 

Pur nelle versioni successive e sempre più sofisticate, gli errori non spariranno. Si chiama teoria dell’approssimazione. **Ne ha parlato Alberto Sangiovanni Vincentelli**, professore di Ingegneria Elettronica e Informatica alla University of California di Berkeley. “**È una questione matematica: creiamo modelli infernali con triliardi di parametri. **Come tabelloni giganti in cui tu indichi con una funzione qual è l’entrata e quale l’uscita. Ma se la macchina non la trova la approssima per calcolo della probabilità”. Qui casca l’asino: **“Le risposte sono soltanto plausibili”. **Tanto che ad ammetterlo sono perfino i produttori di AI con i nuovi modelli di Anthropic, Fable 5.0 e Mythos 5.0. “Il paper che li spiega dice: **abbiamo risultati migliori ma la percentuale di errore è del 20%” ha ribadito il professore. **Non proprio cosa da poco.  

## Il pensiero critico ci salverà

All’incontro sono stati diversi gli interventi che, pur riconoscendo il carattere rivoluzionario dell’AI, **ne hanno ridimensionato la portata. Nella certezza che il pensiero critico sarà sempre l’argine definitivo all’automazione.** “Per la prima volta nella storia abbiamo a che fare con una tecnologia che è dirompente perché dispone di capacità che prima erano appannaggio solo dell’uomo: capacità analitiche, cognitive, di problem solving, dei processi valutativi e decisionali, anche dei processi comunicativi” ha commentato Giorgio Colombo, Vice Presidente di Human Resources & ICT di Edison. “Ecco perché si dice che** avrà un maggiore impatto sui cosiddetti *knowledge worker* e invece ne avrà uno minore su chi fa ancora un lavoro prevalentemente manuale e creativo**”.

**Ed è difficile resisterle. “Perché ci toglie la fatica di pensare”.** Il punto è che non basta saperla utilizzare elaborando il prompt giusto. Oppure distribuendo a cascata tra i dipendenti strumenti di AI come Copilot. **“La vera sfida da affrontare per governarla è dotarsi di una visione valoriale, di un approccio critico e selettivo, guidato anche da una coscienza etica”.** I processi vanno ripensati, altrimenti non ci sarà innovazione reale. “Le tecnologie non creano da sole valore aggiunto” ha detto. “L’AI non può ancora fare a meno di noi nelle cose in cui **gli uomini fanno ancora la differenza: prendere decisioni in base al contesto, oppure restituire ciò che non è stato ancora scoperto”.** Le imprese dunque non devono limitarsi a salire sul carro della nuova tecnologia e ribaltare i processi. Si trovano invece a un bivio: scegliere cosa affidare all’AI e cosa no.  

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