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I lavoratori si trovano cercandoli e offrendo giusti compensi

La colpa, per molti, è del reddito di cittadinanza. Da tempo su giornali e tivù si moltiplicano gli appelli di ristoratori, albergatori e associazioni di categoria, che lamentano l’assenza di giovani disposti a lavorare come camerieri, cuochi e baristi. La Fipe-Confcommercio riferisce di 150mila lavoratori che mancano all’appello nel Turismo e nella Ristorazione. Ora che sono riprese numerose attività, dopo mesi di chiusura, e la preparazione della stagione stiva, ecco che la ripartenza viene frenata dalla carenza di manodopera.

A fare concorrenza ai lavori offerti d’estate non sarebbe solo il reddito di cittadinanza, ma, più spesso, la ‘concorrenza’ del lavoro in nero. Al di là di questo aspetto, ha fatto discutere il commento di Guido Barilla, Presidente dell’omonima multinazionale alimentare di famiglia, che in una recente intervista pubblicata su La Stampa ha puntato il dito contro i “sussidi facili”, ritenendo che rappresentino la difficoltà di molte aziende nel trovare personale lavorativo qualificato; e proprio per questo ha rivolto un appello ai ragazzi perché si “mettano in gioco”, rinunciando ai sussidi ed entrando nel mondo del lavoro.

L’assenza di personale, dunque, sarebbe da imputare alla scarsa disponibilità dei giovani, troppo choosy per alcuni. Eppure, a sentire i sindacati, i lavoratori ci sono eccome: è tutta questione di offrire il giusto compenso. A smontare la retorica del ‘non si trovano lavoratori’ ci ha pensato Sammontana: l’azienda di gelati si è vista recapitare in poche ore ben 2.500 candidature per 350 posti di lavoro stagionali, come raccontato su Il Tirreno da Rossano Rossi, Segretario Generale della Cgil di Lucca e Delegato Sindacale di Sammontana. L’azienda di Empoli offre una busta paga base da 1.300 euro, a cui vanno sommati indennità di turno e festivi.

Attrarre le risorse giuste

C’è poi la questione del reperimento di queste risorse. Gli imprenditori che lamentano l’assenza di candidature, come hanno impostato la loro ricerca? Nella prefazione al libro Crisis Therapy. Saper gestire la comunicazione in tempi di crisi di Andrea Polo (Il Sole 24 Ore, 2021), la giornalista Debora Rosciani ricorda le frequenti interviste ai vari imprenditori di essere alla ricerca di personale che non trova da nessuna parte. “Salvo poi scoprire, a una indagine successiva più accurata, che magari quest’azienda non ha un sito internet aggiornato, non esiste un luogo – fisico o digitale – in cui pubblichi la notizia della ricerca di personale e non ha una presenza adeguata sui social network professionali”. Insomma, non proprio la miglior forma di comunicazione che può stimolare l’interesse di chi cerca lavoro.

L’incertezza delle riaperture, caratterizzate dai mesi della pandemia da un andamento a intermittenza, ha in effetti spinto molti lavoratori a cercare lavoro, riducendo il numero di professionisti solitamente occupati nel comparto Ho.Re.Ca. Tuttavia, non è la carenza di manodopera il problema. “Le proteste dei datori di lavoro che registriamo in queste ore devono essere bilanciate dalla consapevolezza che esistono numerosi professionisti che vorrebbero essere impiegati, con le giuste tutele e i dovuti diritti, nel settore”, spiega Angelo Sergio Zamboni, Co-Founder di Jobtech, la prima agenzia per il lavoro italiana completamente digitale.

Secondo le stime di Jobtech, le ricerche attive nel settore sono cresciute del 101% da gennaio a maggio 2021. L’indagine ha coinvolto un database di oltre 4mila profili di persone alla ricerca di un lavoro nella Ristorazione, che hanno presentato la propria candidatura in tutta Italia attraverso il portale Camerieri.it. Non solo camerieri, ma anche baristi, chef, bartender, aiuto-cuochi, lavapiatti, pasticceri, gelatai e pizzaioli.

Flessibilità e tutele per la ripartenza

A cercare lavoro, dicono i numeri di Jobtech, sono soprattutto uomini (55%), poco più che 30enni e con un buon livello di esperienza pregressa nel settore. Il 75% ha un diploma di scuola media superiore, l’11% è laureato. Chi cerca lavoro ha oggi una buona padronanza delle lingue straniere – soprattutto inglese, seguito da francese e tedesco – e soprattutto massima flessibilità nel venire incontro alle esigenze del datore di lavoro su orari, turni e tipologia di contratto. Il 96% del campione è disponibile a lavorare nel weekend, il 39% di notte, l’84% valuta anche un part-time e il 57% si dice disposto ad accettare un contratto a chiamata.

E non si tratta di candidature improvvisate. Nonostante le difficoltà lamentate da ristoratori e albergatori nel trovare profili con le giuste competenze, la maggior parte di chi cerca lavoro oggi ha alle spalle un curriculum ricco di esperienze nel settore. Sempre secondo i dati raccolti da Jobtech, il 15,3% ha almeno cinque anni di esperienza nella Ristorazione; molti poi padroneggiano più di un’attività del settore – dalla cucina ai servizi di sala, dall’accoglienza alle pulizie – e solo il 21% parte da esperienza inferiore all’anno. Non mancano profili che puntano a trovare lavoro nel mondo dell’Ho.Re.Ca. pur non avendovi lavorato mai prima d’ora.

Il mismatch tra domanda e offerta nel settore rappresenta uno dei principali freni alla ripresa delle attività in uno dei business più importanti e strategici per il nostro Paese. Per non perdere la stagione e l’occasione di far ripartire ristoranti, bar e alberghi, secondo Zamboni, occorrono le giuste tutele. La vocazione turistica italiana “deve poter contare su dipendenti affidabili, tutelati e produttivi”.

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