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I dolori degli smart worker single

Stress mentale, sensazione di isolamento e solitudine. Ad aver sofferto di più l’impatto delle nuove modalità di lavoro imposte dalla pandemia sono loro: i single in Smart working. Uno studio del National Centre for Social Research inglese ha posto per la prima volta sotto i riflettori la condizione di coloro che vivono da soli e lavorano da casa, individuando in questo gruppo sociale la crescita più elevata dei livelli di stress e solitudine registrati durante la pandemia.

Mentre nel Regno Unito si discute delle prossime riaperture, previste per il 19 luglio 2021, i dati elaborati dai ricercatori del NatCen riportano l’attenzione su quanti vivono ancora una situazione di quasi completo isolamento. Gli analisti hanno intervistato 8.675 persone prima dello scoppio della pandemia e a più riprese tra maggio, luglio e novembre 2020. Coloro che hanno potuto lavorare da casa sono risultati i più protetti dalle difficoltà finanziarie, ma hanno fatto registrare un aumento record dei livelli di stress mentale causato dal lavoro.

“Un numero di persone più alto che mai ha potuto lavorare da casa e utilizzare la tecnologia per svolgere molti aspetti del lavoro che un tempo richiedevano una presenza fisica, ma questa situazione non può rimpiazzare del tutto l’ambiente di lavoro”, ha spiegato al quotidiano inglese Guardian Isabel Taylor, Research Director del National Centre for Social Research. “Ora che il Governo sta adottando nuove linee guida per il lavoro, persone, aziende e Ministeri dovrebbero essere consapevoli dell’impatto che il lavoro da casa può avere sulla salute mentale delle persone”.

Fonte: The Guardian

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