Seguici sui social:
Hai perso la password?

Dopo la vita privata, il lavoro invade i sogni

Soprattutto durante la pandemia molte persone hanno riscontrato che il lavoro ha invaso anche… il loro sonno. La buona notizia è, però, che i sogni possono anche aiutare a risolvere i problemi che ci affliggono o a renderci consapevoli di aspetti importanti legati alla carriera e a noi stessi.

Qualunque cosa ci preoccupi durante le ore di veglia e che sia veramente importante per noi, ci verrà a trovare nella notte, ha spiegato Deirdre Barrett, Docente di Psicologia all’Università di Harvard che ai cosiddetti ‘sogni pandemici’ ha dedicato il libro pubblicato nel 2020 dal titolo Pandemic dreams, basato sull’indagine che ha condotto su oltre 9mila sogni.

Se anche prima dell’emergenza sanitaria Barrett aveva individuato alcuni sogni di lavoro ricorrenti – per esempio dover affrontare una pila di scartoffie che si autogenera all’infinito – dall’inizio della pandemia capita che nei nostri sogni siamo circondati da plexiglass, da colleghi hacker o costretti a camminare su un tappeto sporco a piedi nudi. E questo perché, ha fatto notare il docente, i sogni sono pensiero a un diverso stato cerebrale.

Sogni ricorrenti e spunti di purificazione

La maggior parte dei sogni pandemici sono indicativi della nostra ansia. Su tutto, restando in ambito lavorativo, quella relativa all’effettiva o alla temuta perdita del lavoro o il ritorno all’ambiente lavorativo, nuovo o vecchio che sia. Ma molti sogni riguardano le insicurezze e le paure più profonde e l’idea di non essere all’altezza del proprio percorso professionale. “Elaboriamo eventi emotivi mentre dormiamo, alleviando un po’ gli imprevisti della giornata mentre siamo incoscienti”, ha spiegato Christopher Barnes, Professore di Management all’Università di Washington.

Alcuni dei sentimenti negativi potrebbero tuttavia persistere la mattina successiva. Uno studio del docente e del suo team ha rilevato che quando i lavoratori sperimentavano determinati tipi di fattori di stress durante la giornata, impedimenti di natura per esempio burocratica o minacce alla sicurezza del lavoro, facevano poi effettivamente brutti sogni. La mattina dopo si sentivano sconvolti e angosciati, indipendentemente da quanto a lungo o quanto intensamente avessero dormito.

I sogni possono anche essere un’opportunità per pensare in modo creativo e fare un primo passo per risolvere i problemi. All’inizio della pandemia, ha riferito il Wall Street Journal, Godard Abel, Amministratore Delegato del sito di recensioni di software aziendali G2, sognava spesso di guardare il calendario e da lì rimanere scioccato nello scoprire di avere un cliente per cui era totalmente impreparato. Il manager ha interpretato il sogno come un segnale che avesse bisogno di prendersi più cura di se stesso: ha iniziato quindi un percorso di purificazione basato sulla meditazione, sul controllo della fame e della sete e, soprattutto, sul divieto di guardare qualsiasi schermo prima di andare a letto. Da quando segue queste indicazioni, ha riferito Abel, il suo sonno è diverso, più profondo e privo di incubi. E si sveglia senza ricordare nulla.

Fonte: Wall Street Journal

L’articolo Dopo la vita privata, il lavoro invade i sogni proviene da Parole di Management.

Edizioni Este S.r.l.
Via Cagliero, 23 - 20125 Milano
P.IVA: 00729910158 | TEL:02 91 43 44 00 | FAX:02 91 43 44 24
segreteria@este.it

Cookie Policy | Privacy Policy

Copyright © ESTE Srl - Powered by Sernicola Labs Srl