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Dalle catene del valore globali a quelle locali

Nel corso degli ultimi decenni, le attività di produzione sono state oggetto di un fenomeno di frammentazione internazionale che ha portato alla creazione delle cosiddette catene globali del valore o Global value chain (Gvc).

I driver principali di questo fenomeno sono stati la riduzione dei costi e l’accesso alle risorse di alta qualità, il cui risultato finale è stato il posizionamento di attività ad alto valore aggiunto nei Paesi avanzati e di quelle a basso valore aggiunto nei Paesi emergenti. Tuttavia, negli ultimi 10 anni, diversi driver hanno iniziato a sfidare il modello produttivo globale, dando vita a un nuovo trend di riconfigurazione delle filiere produttive. Questi movimenti sono stati etichettati da Barbieri e colleghi (2019) come “relocations of second degree” (letteralmente “rilocalizzazioni di secondo grado”) per identificare sia il ritorno al Paese di origine delle imprese (l’ormai noto “backshoring” o “reshoring”) sia il trasferimento in Paesi terzi (ovvero l’ulteriore delocalizzazione, o il “nearshoring”, quando ci si sposta in un Paese più vicino).

La letteratura scientifica si è concentrata solamente sul primo fenomeno, trascurando il secondo. Inoltre, è sempre stata presa la prospettiva della singola impresa piuttosto che dell’intera catena del valore. Quindi, da un lato, è tempo di capire come le motivazioni sottostanti le scelte di rilocalizzazione possano influenzare la localizzazione non solo delle singole imprese, ma anche dell’intera catena del valore; d’altra parte, data la pandemia di covid-19, è necessario indagare se e come questo fenomeno dirompente possa agire come un innesco per la ri-progettazione delle Gvc. Emerge infine una questione rilevante riguardo al ruolo (se presente) delle politiche industriali nazionali e/o regionali per favorire la trasformazione delle Gvc in Regional value chain (Rvc).

Prima del covid-19: i driver delle catene regionali del valore

I driver della riconfigurazione delle Gvc pre covid-19 includevano principalmente i cambiamenti macroeconomici dovuti, per esempio, alla trasformazione di alcuni Paesi da destinazioni attrattive per i ridotti costi della manodopera a destinazioni attrattive per le opportunità di mercato (per esempio la Cina) o all’affermarsi di nuove destinazioni low cost. Questo primo fattore potrebbe implicare la scelta di un’ulteriore delocalizzazione o di nearshoring, diventando così una delle possibili variabili che favoriscono la trasformazione delle Gvc in Rvc.

Un’ulteriore motivazione a supporto di una riconfigurazione delle Gvc deriva dalle scarse prestazioni della delocalizzazione, che possono spingere le imprese a riconsiderare l’internazionalizzazione (accogliere così il fenomeno di backshoring) o considerare ubicazioni alternative (quindi promuovere l’ulteriore delocalizzazione o il nearshoring).

Esistono altri driver più specifici per il backshoring e il nearshoring. Il primo è il made-in effect, ovvero lo sfruttamento dell’effetto Paese d’origine per migliorare la reputazione e influenzare la percezione dei clienti sulla qualità del prodotto finale. Il secondo è il cambiamento tecnologico, che consente alle imprese di sostituire il lavoro manuale con la tecnologia e di riorganizzare attività precedentemente caratterizzate da alta intensità di lavoro sia nel loro Stato d’origine sia in altri mercati avanzati nella regione d’origine. Un terzo driver rilevante è la crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale e sociale, che richiede catene del valore più corte al fine di ridurre le emissioni e consentire un controllo più rigoroso per garantire che i fornitori rispettino le prescrizioni etiche. Un ultimo driver è legato alle forze istituzionali e politiche, come l’ascesa di nazionalismi e populismi, le guerre commerciali tra Stati Uniti e Cina e alcune politiche ad hoc progettate dai responsabili politici nazionali e regionali per favorire la nazionalizzazione o la regionalizzazione delle Gvc.

Il covid-19 come fattore scatenante delle catene regionali del valore

La necessità di ridisegnare il modello delle Gvc dopo il covid-19 è emersa come una questione importante in diversi contesti. A livello istituzionale, l’Unctad investment trends monitor pubblicato a marzo 2020 ha sottolineato che la pandemia può potenzialmente accelerare la tendenza già esistente di allentamento dei legami che caratterizzano le catene globali del valore, innescando così i fenomeni di back e nearshoring, al fine di rendere le catene più resilienti. Allo stesso tempo, la regionalizzazione delle catene del valore è stata prospettata come una delle più probabili conseguenze del covid-19 (si veda per esempio The Economist Intelligence Unit, 2020).

Per comprendere meglio come l’emergenza sanitaria possa favorire la riconfigurazione delle catene del valore da globali a locali, i ricercatori del gruppo RE-attract and REcover by REsearching REshoring for Italy (RE4IT) hanno sviluppato un modello basato sull’approccio delle 5 w (who, what, where, when, why) che è già stato adottato, almeno in parte, per indagare il fenomeno del reshoring (Barbieri et al., 2018).

Il “perché” è, naturalmente, il covid-19, che innesca sia le decisioni dei manager di trasferire le attività produttive sia i decisori politici nel promuovere tali strategie. Il “chi” sono gli attori di questo processo, che possono essere sia le singole aziende sia l’intera catena del valore o parte di essa. Quest’ultima tipologia di attori risulta particolarmente interessante, poiché è stata poco indagata nella letteratura esistente. La dimensione “quando” si riferisce all’orizzonte temporale, che può essere sia di breve sia di lungo periodo. Per quanto riguarda la dimensione “dove”, si considerano due destinazioni alternative di delocalizzazione, ovvero il Paese di origine (backshoring) o la macro area (nearshoring). Infine, il “cosa” riguarda l’oggetto della delocalizzazione, il quale dipende dalla combinazione tra le dimensioni “chi” e “dove”. Più specificamente, emergono quattro alternative: backshoring della singola azienda; nearshoring della singola azienda; backshoring multi-azienda e near-reshoring multi-azienda. Questi ultimi due casi sono quelli più innovativi, poiché danno vita , rispettivamente, a catene del valore nazionali e regionali.

Per quanto riguarda il backshoring a livello di value chain abbiamo identificato due casi interessanti. La prima prova dell’esistenza di questo tipo di scelta strategica è stata fornita dal Presidente della Federazione francese per le industrie della salute, il quale nel marzo 2020 ha dichiarato che era giunto il momento di rivedere la precedente decisione di produrre all’estero tutti i principi attivi per i farmaci salva vita quali gli antibiotici, gli antitumorali e i vaccini (Fayçal, 2020).

Il secondo esempio proviene da Fondazione Altagamma, l’associazione italiana di 107 marchi che operano nei settori dell’alta moda, della gioielleria, del design, dell’alimentare, dell’hotellerie, dell’automotive e del benessere. Nell’aprile 2020, il Presidente dell’associazione ha proposto di rilocalizzare in Italia la manifattura della seta (importata dalla Cina per l’80-90%) e i tessuti tecnici, raramente prodotti in Europa (Crivelli, 2020).

Considerando il nearshoring delle catene del valore globali, che dà vita alle catene del valore regionali, interessanti evidenze emergono dalla Tex-Med alliances, progetto finanziato dall’Unione europea presentato nel febbraio 2020 a Madrid e che sta assumendo un nuovo ruolo dopo l’emergenza covid-19. Il progetto include i distretti industriali del Tessile e della Moda nel bacino del Mediterraneo. Tutti i partner collaboreranno fino al 2022 per sviluppare una value chain regionale certificata e basata su una maggiore qualità del prodotto e su tempi di consegna più brevi rispetto alle importazioni dall’Asia.

Il RE4IT è un gruppo di ricerca orientato a supportare le imprese nelle scelte di rilocalizzazione delle attività produttive e di riconfigurazione dei network produttivi tramite lo sviluppo di progetti di ricerca e consulenze ad hoc. Il gruppo coinvolge professori e ricercatori in varie Regioni italiane e include Paolo Barbieri (Università di Bologna), Albachiara Boffelli (Università degli Studi di Bergamo), Stefano Elia (Politecnico di Milano), Luciano Fratocchi (Università degli Studi dell’Aquila) e Matteo Kalchschmidt (Università degli Studi di Bergamo), tutti autori di questo articolo.

L’articolo Dalle catene del valore globali a quelle locali proviene da Parole di Management.

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