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title: "Corporate bullshit: tutto fumo e niente arrosto"
description: Alzi la mano chi non ha mai presenziato a una riunione di lavoro dov’era tutto uno sciorinare di ‘growth-hacking’, ‘impact-minded global enterprise’, ‘cross-collateralization’ e via dicendo. Perché, inutile negarlo, dirlo in inglese ha tutto un altro appeal (per l’appunto). Si viene presi più sul se...
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date: 2026-04-10
author: Lorenzo Sernicola
url: https://www.este.it/contenuti/corporate-bullshit-tutto-fumo-e-niente-arrosto/
categories: [Contenuti]
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# Corporate bullshit: tutto fumo e niente arrosto

![Corporate bullshit: tutto fumo e niente arrosto](https://www.este.it/wp-content/uploads/2026/04/Copertine-PdM-9-Q8zBbr-1024x683.png)

Alzi la mano chi non ha mai presenziato a una **riunione di lavoro** dov’era tutto uno sciorinare di ‘growth-hacking’, ‘impact-minded global enterprise’, ‘cross-collateralization’ e via dicendo. Perché, inutile negarlo, **dirlo in inglese ha tutto un altro appeal **(per l’appunto). Si viene presi più sul serio e tutto suona più professionale (o è solo un’impressione?). Altro discorso è invece capire se l’***aziendalese***, quel certo tipo di **gergo infarcito di anglicismi** usato dentro le organizzazioni, **abbia una qualche efficacia pratica**. Uno studio della **Cornell University** pubblicato sul giornale *Personality and Individual Differences* sembrerebbe dire il contrario.

Chi si lascia particolarmente impressionare da discorsi intrisi di paroloni e tecnicismi alle volte contorti e incomprensibili, a cui lo studio si riferisce con il termine di ***corporate bullshit***, sarebbe poi **più scarso sul lavoro**. E incapace di prendere **decisioni determinanti sul piano del business**. Con il risultato di creare aziende guidate da **leader disfunzionali**. Sarebbe questa la conseguenza finale dell’utilizzo del *corporate bullshit*, evidenzia il quotidiano britannico *The Guardian*. Espressioni che si avvicinano pericolosamente a essere ‘**stupidaggini**‘ (per usare un eufemismo, essendo la traduzione letterale ben più scurrile). “Semanticamente vuote e spesso confusionarie” afferma la ricerca. Ma che i manager **utilizzano per fare bella figura** e **migliorare la percezione** che si ha della compagnia all’esterno.

“Dice molto il modo in cui le persone parlano tra loro all’interno di una organizzazione. Ma il problema nasce quando le parole diventano dei **nonsense utilizzati per fuorviare**” ha dichiarato al quotidiano **Shane Littrel**l, ricercatore di post dottorato della Cornell University nonché autore dello studio. “E le maggiori criticità si riscontrano proprio in chi non è in grado di distinguere le diverse tipologie di linguaggio”.

Littrell lo ha capito analizzando i comportamenti di un migliaio di lavoratori, mettendoli davanti ad alcuni possibili scenari lavorativi. E concludendo che le **peggiori soluzioni proposte **arrivavano proprio da chi aveva una particolare propensione per il *corporate bullshit*. Gli stessi che poi maturavano un **punteggio inferiore in fatto di pensiero analitico**, riflessione e **capacità di apprendimento**.

## Lavoratori in realtà meno efficienti

Non tutti i mali vengono per nuocere. L’aspetto secondario della vicenda è che chi è suscettibile a questo stile di linguaggio **reputa i propri superiori più carismatici e visionari. **E dunque sente una più forte vicinanza rispetto alla mission aziendale, sperimentando di conseguenza una **maggiore soddisfazione sul lavoro**.

Non solo. Tutti i lavoratori coinvolti nello studio provengono da un lungo iter accademico in** ambito HR**, **marketing e finanza**. Spesso hanno lauree e dottorati, per cui sarebbe troppo semplicistico pensare che sia solo una questione di essere dei sempliciotti con poca materia grigia a disposizione. Essere influenzati dall’aziendalese può dipendere da altro: “Non succede solo a chi è meno intelligente, ma è qualcosa che può accadere a tutti a seconda della situazione e se impostato in maniera tale da parlare ai nostri bias inconsci” è stata la conclusione di Littrell.

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