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Contro lo Smart working: le insidie del lavoro agile

Torniamo a parlare di Smart working (o di tutte quelle nuove forme di organizzazione del lavoro meno tradizionali della classica presenza in ufficio). Dall’inizio della pandemia si discute senza sosta di quello che – spesso erroneamente – è stato etichettato come “Smart working”: si dice che nella nuova normalità – come se poi ciò che stiamo vivendo ora non sia vita! – saranno ancora milioni gli smart worker in Italia. Una novità assoluta per il nostro Paese in cui c’è ancora una forte cultura del controllo del lavoro.

Eppure se all’inizio c’era un grande e diffuso entusiasmo sulla nuova forma di lavoro, ora le voci critiche si stanno moltiplicando. Una delle ultime è quella di Savino Balzano, sindacalista che si occupa di Diritto del Lavoro, e autore del recente libro Contro lo Smart working (edito da Laterza). Proprio Balzano è l’ospite della puntata del podcast ‘Il domatore di aquiloni’. E con lui approfondiamo vari aspetti legati allo Smart working per esempio la limitata conoscenza del lavoro agile da parte del sindacato, ma anche l’uso strumentale della sostenibilità ambientale e le conseguenze (negative) che ricadono sui lavoratori. Si parla poi di disconnessione, analizzando a tal proposito l’ultima proposta del Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta.

L’articolo Contro lo Smart working: le insidie del lavoro agile proviene da Parole di Management.

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